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Mezzogiorno di fuoco

Regia di Fred Zinnemann vedi scheda film

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La recensione su Mezzogiorno di fuoco

di OGM
10 stelle

Una questione tra uomini. È questa l’anima di una  vicenda che è a lungo dibattuta a parole prima di risolversi nei fatti: i primi tre quarti del film sono come una dettagliata premessa teorica al leggendario scontro finale. Le pistole sparano solo dopo che sono stati inequivocabilmente definiti i ruoli e le identità dei combattenti, ed i confini del campo di battaglia: viltà, ingratitudine e slealtà devono restare fuori dalla scena, per lasciare che il coraggio e la coerenza, con l’amara forza del rancore, siano i protagonisti dell’ultima, decisiva sfida. Operatori della legge e apportatori di progresso,  amici e complici cessano di essere tali nel momento del pericolo: la solitudine di Will Kane è la crisi  del far west come mondo di eroi, dell’America come un popolo di conquistatori e  cultori della giustizia. L’individualismo, attraversando il territorio malsano della debolezza di coscienza, contamina mortalmente il regno del mito: il contagio è ormai diffuso, se restano soltanto in due a credere che, dalla parte del torto come della ragione, gli errori si pagano, e non si cancellano. La guerra tra nordisti e sudisti, tra agenti e criminali, tra stranieri e nativi si è ridotta ad un duello: e non è un caso se, a disputarlo, sono due personaggi “sbagliati” e fuori posto, come uno sceriffo che non è più tale e un assassino scarcerato per un difetto del sistema. In una società in cui tutti aspirano a tornare sani e salvi a casa propria, quei due uomini “liberi” che si fronteggiano all’ultimo sangue per pareggiare un conto in sospeso rappresentano uno stridente anacronismo: gli altri fuggono, si nascondono, si disinteressano alla faccenda, al punto da non parteggiare, nemmeno in cuor loro, per la vittoria dell’uno o dell’altro.  La moglie di Will è la sola eccezione al femminile, l’unica donna a rischiare la propria vita per amore, impugnando una colt e andando direttamente incontro al nemico. È un romanticismo irreale quello che circonda l’epilogo del film, che chiude in bellezza il sogno hollywoodiano inaugurato con la scena iniziale: un matrimonio tra Gary Cooper e Grace Kelly che è già, di per sé, una splendente gemma cinematografica: un prezioso marchio posto a sigillo di un’opera che vuole essere amata da tutti e considerata, per sempre, importante.

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