Regia di Ludovica Rampoldi vedi scheda film
Dopo essersi conosciuti in un bar, lui reduce dall'ultima frontiera di uno sport che alterna le scazzottate sul ring al gioco degli scacchi e lei ubriaca e infelice, Rocco (Giannini, il migliore del mazzo), tecnico dell'Istituto di sismologia, e Lea (Fogliati) ingaggiano una relazione clandestina. I due si incontrano ripetutamente nello stesso alberghetto romano, al riparo dallo sguardo delle rispettive metà: un'affermata psicoterapeuta (Golino) per Rocco, un attore di serie tv (Carpenzano, decisamente fuori parte) per Lea. Ma quando quest'ultima, figura quasi machiavellica, si incunea con ostinazione nella vita di Rocco, le cose si complicano maledettamente.
Già sceneggiatrice con Bellocchio, Giordana, Salvatores e altri nomi altisonanti, nonché del coevo Il maestro e forte di un David per Il traditore, Ludovica Rampoldi esordisce dietro la macchina da presa. Ne viene fuori un film che per metà rimane in equilibrio tra commedia e dramma sentimentale, salvo poi imboccare una pista gialla, quasi un thriller da camera, che finisce per essere l'elemento più riuscito dell'insieme. Se si accetta il dazio non indifferente imposto dalla sospensione dell'incredulità, l'opera prima di Rampoldi gioca le sue carte migliori quando prova a spiegare il tradimento con la psicologia dell'incompiuto e con la fragilità di una mascolinità in piena crisi. Ma quella Roma da dépliant turistico, le case così spaziose e impeccabili, ormai cifra ordinaria del cinema italiano, gli oggetti concettuali in bella mostra e qualche didascalia di troppo sono limiti fin troppo evidenti, a fronte di una regista che, nonostante tutto, sembra promettere bene. La musica, spesso invadente, lucida il congegno più che farlo vibrare, ma si riscatta sul finale con le voci di Tom Waits e Venditti.
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