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Panico a Needle Park

Regia di Jerry Schatzberg vedi scheda film

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La recensione su Panico a Needle Park

di degoffro
8 stelle

Primo vero ruolo da protagonista per Al Pacino (già grandioso) per un film nel quale si respira profondamente l'aria dell'amatissimo cinema americano degli anni settanta. Love story ambientata nei bassifondi di New York, diretta con estremo realismo, autentica sensibilità e notevole carica drammatica da Jerry Schatzberg, autore sottovalutato di almeno un bellissimo film "Lo spaventapasseri" con la strepitosa coppia Pacino - Hackman, nonché de "L'amico ritrovato". Bobby è uno spacciatore che lavora a Needle Park: conosce la prostituta Helen (una vibrante e intensa Kitty Winn, dallo sguardo che perfora e strazia), reduce da un doloroso e, forse non voluto, aborto (nella prima sequenza del film la vediamo con lo sguardo perso e assente mentre viaggia sulla metropolitana). I due sbandati decidono di andare a vivere insieme, ma la vita si rivela subito piena di difficoltà: Bobby non ha sempre la merce da vendere, mentre Helen cerca lavori saltuari da cameriera rivelandosi del tutto inadeguata. In loro aiuto arriva Hank, fratello maggiore di Bobby, ladro di professione (600 dollari a notte), ma al primo colpo Bobby viene subito arrestato. Per Helen non resta che riprendere la vita pur di guadagnare qualcosa, anche perché, a sua volta, è caduta come Bobby, in un disperato tunnel dal quale è difficile uscire. Numerosi sono i tentativi dei due di costruirsi una nuova esistenza ("voglio andare in campagna" dice Helen a Bobby), magari comprando un piccolo, tenero cagnolino, ma il richiamo della droga è troppo forte, è inevitabile ricaderci. "I drogati tradiscono tutti, sempre", dice ad Helen un poliziotto che sta indagando sui traffici di Santo, il capo di Bobby. Proprio a causa di una soffiata di Helen, Bobby verrà arrestato, ma alla sua uscita dal carcere, lei sarà ancora lì ad aspettarlo per ricominciare la solita vita, finalizzata esclusivamente alla ricerca della roba, e Bobby, nonostante tutto, accetterà la sua vicinanza. Schatzberg dirige con garbo e delicatezza una vicenda cruda e sofferta, affidandosi con intelligenza ai due intensi e strepitosi protagonisti, offre un ritratto a tratti straziante e disperato di un mondo marcio e perduto, evita inutili o risapute scene madri (rischio sempre molto forte quando si trattano temi del genere), racconta la tenera e coinvolgente storia d'amore tra due sconfitti, senza cadere mai in sentimentalismi facili o gratuiti. Film difficile, lento, a volte ripetitivo, come del resto è la vita di questi poveracci, fatto di lunghi dialoghi, tristi silenzi, sequenze forti (in una si mostra con dovizia di particolari come vengono preparate le singole dosi che poi verranno vendute), prodotto con coraggio da una major (la Fox): oggi sarebbe impensabile, visti il cinema omologato, sterile e monotono che si fa a Hollywood. Anche questo un chiaro e preoccupante indice di come siano cambiati i tempi. Piccolissimi ruoli per Paul Sorvino e Raul Julia.
Voto: 7

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