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Alice non abita più qui

Regia di Martin Scorsese vedi scheda film

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La recensione su Alice non abita più qui

di alan smithee
8 stelle

Una donna che rimane "tutta sola", alle prese con la Grande America delle mille possibilità, ma anche dell'arte di arrangiarsi, quando la fortuna volge le spalle lasciandoci abbandonati a cercare di sopravvivere, forti delle sole proprie capacità e di un eventuale spirito di adattamento. Un road movie ironico, ma anche drammatico, dal gran cast.

Al suo quarto lungometraggio, Martin Scorsese affronta la famiglia e le sue reazioni quando un evento drammatico costringe a interrompere i ritmi e i modi di vita abituali, e spinge chi rimane a mettersi alla ricerca di nuovi ritmi di vita e di nuove modalità per sbarcare il lunario.

Alice Hyatt è una vivace e vitale casalinga, sposata con un camionista taciturno ed un pò musone. Lei invece è tutta uno sprint e frequenta amiche casalinghe vantandosi di essere una donna indipendente e non succube del consorte. Ma quando costui muore a causa di un incidente, ecco che Alice, senza più un soldo dopo i funerali, è costretta a mettere in vendita tutto l'arredo della casa per cercarsi il sostentamento per poter tornare da New Messico a Monterey, in California, dove prima di sposarsi faceva la cantante nei locali. Il figlio undicenne ovviamente la segue, un pò sconsolato e diffidente al cambiamento.

La prima tappa di un lungo viaggio è Phoenix, ove la donna riesce a trovare un piccolo ingaggio presso un locale, riuscendo in qualche modo a mantenersi. Ivi conosce Ben (Harvey Keytel), ragazzo più giovane di lei che la inganna tacendole il fatto di essere già sposato, e si dimostra pure violento e manesco.

Di nuovo in fuga, madre e figlio faranno sosta a Tucson, dove stavolta Alice non riesce a trovare un posto come cantante, ma si accontenta di fare la cameriera in un fast food. Conosce un paio d'amiche (tra queste la collega cameriera umana e di cuore, interpretata dalla sempre eccezionale Diane Ladd), e cerca di guardare avanti con serenità, soprattutto dopo che un affascinante cowbow di nome David (Kris kristofferson) inizia a farle la corte. Costui appare come una persona accorta e mansueta, almeno fino al giorno in cui l'uomo reagisce con durezza ai capricci del figlio di Alice, arrivando persino a percuoterlo.

I due si lasciano, ma ben presto, grazie alle scuse convincenti dell'uomo, Alice capisce che quello è il suo uomo e quella la vita a cui è destinata.

In fondo Alice ostenta già ad inizio film con una certa fierezza verso le sue amiche una innata indipendenza dagli uomini, ma a tutti gli effetti ne risulta, in caso di bisoggno, completamente dipendente, bisognosa di quell'appoggio che solo una famiglia riesce a dare quando i problemi reali angosciano e rendono insonni le nottate.

Ellen Burstyn impersona una Alice straordinaria, forte in apparenza, ma anche fragile e insicura con il mondo esterno, ed anche con chi le vuole bene. Per lei l'Oscar alla migliore interpretazione femminile, assegnatole nel 1975, è un premio doveroso, pertinente e meritato.

Scorsese gira un road movie concitato e non senza sprazzi riusciti di ironia, specchio di un'America che promette successi in cambio di sacrifici ed indipendenza, ma che talvolta lascia abbandonati a se stessi, quando il destino si accanisce contro chi non ha risorse né possibilità di assicurarsi assai facilmente quella tanto esasperata indipendenza che diviene un baluardo sin troppo strombazzato e superficiale a favore di quel sogno americano che troppe volte è solo un lontano e vago miraggio.  

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