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8 donne e un mistero

Regia di François Ozon vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su 8 donne e un mistero

di ed wood
6 stelle

Con questo ambizioso film corale, Ozon fa le prove generali per i suoi futuri quasi-capolavori. Quel cinema di crossover spericolati, commistioni ardite, assurdi colpi di scena, smitizzazioni divertite a braccetto con sprazzi di dolore lancinante, capovolgimenti (a)morali su tutto ciò che riguarda gli affetti, le relazioni, le preferenze sessuali trovano in questo sfinente ed ipertrofico esercizio di poetica (ed estetica) un'espressione sincera ma poco riuscita. E' un quadrilatero dove gli angoli sono quelli del giallo (il più classico dei british "whodunit"), della commedia, del melodramma, del musical. Hitchcock, Cukor, Sirk e Minnelli, tutti insieme appassionatamente in un gioco a carte scoperte che però non riesce a coinvolgere ed appassionare come ci si aspetterebbe: sia perchè la staffetta di generi risulta troppo programmatica (specialmente i numeri musicali), sia perchè il copione sbraca in una raffica di rivelazioni così frequenti ed improbabili da non sortire più alcun effetto shock. E' un film che, anche storicamente (era il lontano 2001) si può far rientrare nell'alveo di un post-modernismo che si stava stancamente ripetendo, pur recando con sè (guardando ora, retrospettivamente, alla carriera di Ozon) alcune intuizioni che poi il francese avrebbe più felicemente ed incisivamente sviluppato in alcune opere successive, consentendo anche un superamento di certe stantie modalità espressive. “8 donne” sviscera un universo familiare e femminile composito per caratteri, psicologie e classi sociali (ci sono anche due serve), dove c’è spazio persino per lesbismo ed incesto. Ozon sfrutta le infinite possibilità affabulatorie della sceneggiatura, distruggendo ogni principio di verosimiglianza, con l’intento di cogliere gli aspetti più intimi e dolorosamente umani di personaggi volutamente eccessivi: non possedendo però ancora maturità nella direzione degli interpreti e nel dosaggio dei toni, finisce per ottenere piuttosto un generico effetto grottesco che schiaccia i personaggi e i loro sentimenti, anziché metterli in risalto. C’è da dire che il finale è un colpo di genio, e smonta in pochi secondi ogni idea pseudo-femminista che lo spettatore incauto si era gradualmente messo in testa nel corso del film. Fra le attrici, la più bella è la Beart, la più erotica la Ardant, la più brava (anche se forse troppo “caricata” o penalizzata da un personaggio quasi macchiettistico) ovviamente la Huppert.

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