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Lontano dal Paradiso

Regia di Todd Haynes vedi scheda film

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La recensione su Lontano dal Paradiso

di Antisistema
8 stelle

Il cinema sentimentale è ridotto alla spazzatura, così come l'intero cinema americano degli ultimi 20-30 anni, quindi Todd Haynes decide di guardare al passato con il suo Lontano dal Paradiso (2002), in special modo ai melodramma anni 50' di Douglas Sirk, nello specifico a Secondo Amore (1955), che funge da base concettuale dell'intera pellicola.

L' operazione compiuta dal regista risulta essere intelligente, poiché non decide di rifugiarsi in uno sterile quanto stantio classicismo, ma sceglie di ricostruire quell'epoca con le potenzialità espressive odierne, ciò che all'epoca non era consentito di portare in scena, a cominciare dell'omosessualità e da un rapporto interraziale.

 

 

La ricostruzione d'epoca è perfetta, non solo nei costumi o dell'arredamento delle case, ma specialmente nella resa fotografica che richiama esplicitamente lo stile visivo dei melodramma di Sirk, volutamente inverosimili nelle fonti di luci, ma dal forte impatto visivo e carichi di significati nell'esternare lo stato psicologico dei personaggi. Quelle foglie d'autunno caricate di un'arancio irreale e quel blue che avvolge gli interni della casa, esprimono più di tante parole il forte contrasto tra una messa in scena perfetta, pulita e sistemata, come in apparenza sono la coppia borghese Cathy (Julianne Moore) e Frank (Dennis Quaid) e la realtà dietro la facciata dei fatti.

La cittadina di Hartford è un tipico aggregato urbano immerso nel profondo della provincia americana degli anni 50', dove dietro i rituali sociali, si cela una forte odio contro qualunque cosa possa turbare lo status quo; quindi i rossi (comunisti) e le persone di colore.

 

 

Cathy è ammirata a rispettata da tutto il vicinato; ha una bella casa, un marito di successo, due figli ed uno spirito "liberal" (a parole), ma in realtà dietro tale facciata si cela una donna ipocrita, falsa e costruita, poiché ogni suo gesto ed azione risulta finalizzato al conformismo sociale e molto presto sarà destinato ad essere messo alla prova dei fatti. Il suo mondo perfetto e regolato rigidamente crolla non appena scopre che tutta la relazione con suo marito Frank è stata una messa in scena, per via dell'omosessualità che l'uomo le ha celato.

Cathy invece di dare un appoggio al marito, inizialmente ha un totale rifiuto del problema e cerca di proseguire la sua esistenza come se nulla fosse successo, avvicinandosi al contempo a poco a poco, al suo giardiniere di colore Raymond (Dennis Haysbert), al quale si aprirà nelle sue confidenze a poco a poco.

 

 

Non c'è un vero e proprio amore tra i due (o forse si?), né amicizia, ma un rapporto sfumato basato sul bisogno di una reciproca comprensione, specie da parte della donna che da un giorno all'altro ha visto l'intero sistema di certezze crollarle addosso.

Perse delle certezze, possono trovarsene altre, specie cambiando modo di vedere la realtà grazie alla visione di un quadro di arte moderna, che con il suo astrattismo non concede alcun punto di riferimento se non il dare delle emozioni che una donna come Cathy non è in grado di descrivere, ma risulta essere in grado sicuramente di provare. Nemico dei due, risulta essere l'ipocrisia bigotta del paese, incapace di comprendere come un bianco ed un nero possano essere in sintonia e in amicizia ed è pronto ad ostracizzare chi altera lo status quo. Neanche Frank, che in quanto omosessuale é sicuramente discriminato quanto Raymond, alla notizia del pettegolezzo di una relazione tra i due, non esita a scagliarsi contro la moglie, dimostrando di non saper superare i pregiudizi razziali nei fatti, anche quando  è cosciente di essere "minoranza" e "non-normale". 

 

 

Merito enorme và agli attori, in primis a Julianne Moore, non tanto perché reciti bene o perché risulta essere una Jane Wyman aggiornata ai giorni nostri, ma per via del fatto che imposta la sua perfomance su un modello recitativo tipico del melodramma anni 50', annullando così la distanza attrice-personaggio, dove l'essere borghese da parte di Cathy, coincide con il pensare ed esprimersi in modo borghese, tanto che Julianne Moore fa' sembrare che Lontano dal Paradiso non sia una pellicola ambientata negli anni 50' ma uscita nel 2002, ma proprio un film fuori dalla contemporaneità che sembra appartenere ad un'altra epoca e questo mi fa' propendere per il fatto che la coppa Volpi sia stata giusta per l'attrice.

Rispetto a Sirk, il paradiso è lontano per la nostro Cathy, tanto che Haynes conclude il film con una scena classica (treno alla stazione), messa in scena in modo poco appariscente, ma dove emergono tutte le sfumature sottese al rapporto tra Cathy e Raymond. Il regista sfrutta il melodramma, per tirare fuori un'analisi della borghesia provinciale americana chiusa nei suoi sterili rituali e nel suo conservatorismo più ottuso e retrogrado.

Ottimo successo di critica all'epoca, coppa Volpi per Julianne Moore e 4 nomination agli Oscar (stranamente hanno nominato la sceneggiatura e non la regia, perché questo è un film di regia) ma grande insuccesso di pubblico. Oggi è un film totalmente ignorato dai più (in effetti è passato troppo in sordina) e che può dire a molti (come leggo in varie recensioni) poco all'apparenza, risultando visivamente d'impatto ma vuoto di contenuti.

 

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