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Secretary

Regia di Steven Shainberg vedi scheda film

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La recensione su Secretary

di spopola
6 stelle

La prima parte…implode, la seconda vorrebbe esplode, ma non ce la fa perché le polveri si sono nel frattempo bagnate e manca il ”botto” conclusivo. Insomma gli ingredienti ci sono, la mano ha rimestato bene lavorando a lungo, la pietanza è stata ben confezionata, ma la cottura non è stata perfetta e il soufflé alla fine si è sgonfiato perché il forno è stato aperto troppo presto. Ecco: in poche parole questa potrebbe essere la sintesi del mio giudizio su “Secretary”, un ottimo esempio di quel “cinema libero”, intelligente e vivace che ricorda il Waters migliore, ma che è trasgressivo solo in superficie (o forse solo più trendy che veramente “controcorrente”) e non intende “pigiare il pedale fino in fondo” rappresentando “sul serio” e non “pretestualmente” tutte le cerebrali ambiguità di una sessualità “non conforme” (ma la sessualità – ogni tipo di sessualità – può davvero essere codificata e definita in schemi predeterminati?) e di scandagliarne i paradossi interattivi (che sono qui solo grottescamente sfiorati per poi stemperarsi nel perbenismo tutto sommato consolatorio di una conclusione virata decisamente verso il romantico, secondo una equazione molto semplificata che potrebbe essere così riassunta: masochista + sadico = amore e felicità) di quella sottile relazione di reciprocità in cui necessariamente il dominato e il dominate sono così interscambiabili da non capire più chi è in effetti che tiene le fila perchè la complicità solo all’apparenza passiva della vittima, rappresenta il vero cardine di quelle pratiche estreme qui soltanto sfiorate (si può arrivare molto più in profondità di una semplice sculacciata, fino a farsi davvero male, credetemi!) che sono definite da regole precise e ritualizzate che scandiscono i tempi (e la progressione) del gioco al massacro che unisce lo/la slade al master. Qui Shainberg porta avanti il “gioco” (il punto di vista al femminile della scrittura del racconto da cui è tratto il film è stato intelligentemente mantenuto dal regista) con classe e divertimento (ma non va mai davvero oltre il paradosso intrigante), poi nelle sequenze conclusive, rischia in buona parte di vanificare il lavoro fatto buttandola quasi in barzelletta, ed è un vero peccato che non abbia saputo mantenersi “vigile e graffiante” fino in fondo: ha sparato alcune buone frecce nel corso della gara ma purtroppo ha poi mancato il bersaglio colpendo solo i margini (sfiorando persino molti luoghi comuni che potevano essere evitati). Per carità, non voglio essere frainteso: averne di pellicole così argute e gustose piene di sapori “insoliti”, realizzate con “stile” e precisione!!! Il divertimento intelligente e ragionato è assicurato, le possibilità di analisi e di riflessione offerte a piene mani… ma manca la ciliegina sulla torta (o forse sono io che “vorrei” l’impossibile visto che qui è tutto virato verso “la commedia di costume” che ha a sua volta “precise regole” da rispettare dalle quali non è possibile derogare). Forse è davvero solo una “insolita” commedia su temi “scottanti” che vuole semplicemente far sorridere e niente più (e se ci limitiamo a valutarla da questa angolazione, l’operazione è da ritenersi completamente riuscita) anche perché la storia, perfettamente inserita nel contesto attualizzato e moderno della nostra società, non risulta né scontata (salvo il finale) né moralista, ed ha spesso l'acredine corrosiva della "cattiveria". I due interpreti poi sono entusiasmanti e da soli varrebbero il prezzo del biglietto. Decisamente strepitosa la Gyllenhall, che si dimostra una commediante di classe e fornisce una prova maiuscola degna di menzione particolare, una vera rivelazione. Ottimi anche i “rimandi” di James Spader (il cui personaggio è solo definito con minore esattezza e “precisione”), nel sottolineare anche mimicamente i turbamenti e le manie (magnifico nella scena della masturbazione e in tutti gli scontri/incontri fra il comico e il sexy - che sono la parte più succosa della pellicola – con la Gyllenhall). Insomma… che vogliamo di più… dalla vita? un Averna? Forse… Beh io questa volta non mi accontento, tutto qui, riconosco i meriti che sono molti, ma non mi bastano, avrei bisogno di qualcosa di più "consistente" e "definitivo", non mi sono suffiicenti le "carinerie narrative" e non posso allora che palesare il mio disagio per l'occasione in parte disattesa, nonostante tutto e tutti.

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