Espandi menu
cerca
Gerry

Regia di Gus Van Sant vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Badu D Shinya Lynch

Badu D Shinya Lynch

Iscritto dal 28 marzo 2013 Vai al suo profilo
  • Seguaci 85
  • Post 2
  • Recensioni 221
  • Playlist 3
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Gerry

di Badu D Shinya Lynch
8 stelle

Perdersi è necessario. Gerry è un film metaforico, con un simbolismo orizzontale, suggestivo e tagliente. Una pellicola ipnotica, nella quale viene raccontato il viaggio (non solo) introspettivo che (quasi) ogni persona compie almeno una volta nella vita. Bisogna perdersi per ritrovarsi : capire e inquadrare la scissione del proprio Io, della propria personalità ; successivamente disperdersi, come sabbia nel deserto, nell'immensità dello spazio esistenziale - quello interiore ed esteriore. Diventare due granelli di polvere, facenti parte dello stesso terreno dissestato, e lasciarsi trasportare e consumare dal vento, dagli eventi, dall'imprevedibiltà e dalla forza della natura (umana e non). Gerry è il bisogno di un confronto con il proprio spirito, le proprie paure e le proprie insicurezze ; è la ricerca della meraviglia e del pericolo del tragitto, l'importanza del percorso e mai della meta - essa non esiste, è superflua.  Ed è qui che sta la diversità simbolica di questo film rispetto a tante altre pellicole : impossibile non citare Into The Wild, lungometraggio nel quale avviene la ricerca e il bisogno di ritrovare la propria dimensione vitale, con la differenza sostanziale che, nella pellicola di Sean Penn, però, si conosce l'obiettivo, la meta (Alaska), e tutto ciò cambia l'aspetto, il significato e l'anima del film ; nell'opera di Gus Van Sant, l'obiettivo non è il punto di partenza o il punto d'arrivo, ma è l'infinito che si trova nel mezzo, il ritornare alle origini, la crescita evolutiva, o paradossalmente involutiva, raggiungibile attraverso l'ignoto : una strada sconosciuta ma ineluttabilmente essenziale per raggiungere la consapevolezza della propria dimensione ultima - la forma finale. Emblematico è il discorso (quasi monologo) che avviene tra i due Gerry - Casey Affleck e Matt Damon :

Gerry (Affleck) : "Ho conquistato Tebe."
Gerry (Damon) : "Quando?"
Gerry (Affleck) : "Due settimane fa."
Gerry (Damon) : "Come hai fatto?"
Gerry (Affleck) : "Bè in realtà ho fatto anche di più. Il grande Gerry. Ho governato queste terre per 97 anni e… Mi è piaciuto. Feci costruire Santuari e poi un'eruzione del vulcano… distrusse due santuari, uno era di Demetra. Non c'era più marmo per rifare le sculture… per sistemare il santuario. Tutto ciò che avevo erano questi porti, come Caldo e Argo e… avevo tutto, tutto. Commerciavo con dodici città… avevo un grande esercito. Ma il fiume straripò e inondò quattro dei miei porti. Così niente più marmo per riparare i santuari. E Demetra se la prese molto così rese sterili le mie terre. E allora non si poteva più pascolare. Niente biada per i cavalli, niente… non c'era erba per le pecore e per le capre, allora la mia gente cominciò ad avere fame ed a infuriarsi e io non potevo più fare commerci, per colpa dei fiumi che straripavano. Così Knosso, un altro dei miei servitori si arrabbiò e si rivoltò contro me e il popolo, mi attaccò… perché le pecore non potevano pascolare… perché non c'era la biada. Non avevo… ".
Gerry (Damon) : "Non avevi niente per nutrire le pecore?"
Gerry (Affleck) : "E nemmeno i cavalli… Quando mi attaccarono, comandai al mio esercito di difendere la città. Ma per fare questo servono dodici cavalli al traino, ma ce ne erano solo undici. Mi mancava un cavallo per salvare la città"
Gerry (Damon) : "Quindi non hai potuto salvarla?"
Gerry (Affleck) : "E avevo conquistato Tebe , quando successe questo…"  

Lo stupore, la sorpresa, la fatica, la vita, la morte, la scoperta, la felicità, la tristezza, la paura, la vittoria, la sconfitta : tutto l'immenso splendore e disagio del percorso compiuto ; la destinazione e l'obiettivo non contano. Probabilmente i protagonisti rappresentano le due facce della stessa medaglia : Gerry-Damon sembra essere la parte più razionale, fredda, metodica e resistente ; Gerry-Affleck, invece, la parte più calda, istintiva, ingenua e debole. La coesistenza è possibile? Come in ogni essere vivente, forse, una delle due parti prenderà il sopravvento e vorrà avere il controllo definitivo dell'intera persona.
Gus Van Sant confeziona un'opera ipnotica e riflessiva; uno straordinario omaggio al cinema di Béla Tarr.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati