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Shock

Regia di Mario Bava vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Shock

di undying
7 stelle

L'ultimo film di Mario Bava, uscito nelle sale, testimonia l'inarrivabile dote tecnica (cinematografia, fotografia, effetti speciali) del regista sanremese. Meno efficace la sceneggiatura, scritta a più mani e influenzata da Profondo rosso (1975) di Dario Argento.

 

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Dora (Daria Nicolodi), cede alle insistenze del suo nuovo compagno Bruno (John Steiner), pilota d'aereo che per necessità suggerisce di trasferirsi nella villa di proprietà in cui la donna ha vissuto con il precedente marito, morto suicida. Sin dai primi giorni nella casa l'atmosfera è resa inquietante dal comportamento del piccolo Marco (David Colin Jr.), figlio di primo letto di Dora che sembra misteriosamente essere a conoscenza di particolari del passato e tormentato rapporto vissuto dai genitori. Lo psicologo Spidini (Ivan Rassimov) cerca di rassicurare Dora sui comportamenti del bambino, ma presto la situazione precipita, in particolare quando Bruno a causa di un'avaria sull'aereo che sta pilotando è costretto a sostare lontano, lasciando di notte soli madre e figlio.

 

"Soltanto nella nostra mente esistono i fantasmi. Siamo noi stessi a crearli per giustificare i nostri comportamenti." (Spidini/Ivan Rassimov)

 

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Shock: Daria Nicolodi 

 

L'ultima opera cinematografica di Mario Bava (penultima regia, antecedente il lavoro televisivo La Venere d'Ille, 1979) vede la collaborazione del figlio Lamberto sia alla direzione che in sceneggiatura, quest'ultima rimaneggiata però anche da altri autori (Dardano Sacchetti, Alessandro Parenzo e Gianfranco Barberi), finendo per apparire in parte poco personale e piuttosto derivativa. Il modello di riferimento infatti è con tutta evidenza Profondo rosso (Dario Argento, 1975), dal quale non solo "I Libra" tentano (senza riuscirci perfettamente) di prelevare la colonna sonora, emulando lo stile dei Goblin, ma la sceneggiatura ripete in parte pedissequamente i momenti salienti del film di Argento: dai disegni infantili, alla presenza di una moglie uxoricida e forse anche pazza, finendo con un cadavere murato in una stanza. La cosa interessante è che, esattamente al contrario, Dario Argento quando realizza i suoi primi gialli (in particolare L'uccello dalle piume di cristallo, 1970) non fa segreto di rielaborare i paradigmi del genere thriller codificati proprio da Mario Bava (il look del killer, i delitti all'arma bianca e soprattutti gli espliciti delitti, coreografati su set avvolti da cromatismi accentuati). In questo caso invece, il "Maestro" Bava si trova a seguire le orme del promettente allievo, al quale poi presterà il suo estro visionario nel 1980 per la realizzazione degli effetti speciali di Inferno, film che costituisce una sorta di staffetta con passaggio di consegne.

 

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Shock: scena

 

Mario Bava ripropone, enfatizzando l'ambientazione puramente horror, in buona parte il classico per eccellenza del giallo italiano (Profondo rosso appunto), facendolo però con la sua caratteristica e impeccabile capacità tecnica, in grado di rendere affascinante il film non tanto per il contenuto quanto per la sua mirabile forma. Bava infatti oltre a curare la regia di Shock, si occupa anche di effetti speciali, cinematografia e fotografia. La produzione gli mette a disposizione ben poco: una sola location, tre attori (Steiner, Rassimov e la Nicolodi) e un protagonista infantile (David Colin Jr.) che purtroppo recita senza troppa partecipazione e con poca dote innata di immedesimazione, come già aveva dato esempio nel precedente horror demoniaco - rip-off de L'esorcista (1973) - Chi sei? (Ovidio G. Assonitis, 1974), film che all'estero verrà tenuto presente quando a Shock tocca essere spacciato per suo seguito, distribuito con il titolo di Beyond the door II.

 

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Shock: fotobusta

 

Shock attrae principalmente per la raffinatezza dimostrata dal regista, in grado di realizzare un film davvero inquietante: carrelli che si allontano con delicatezza dai protagonisti per nascondersi dietro una colonna, dalla quale ripartono per poi inquadrare una nuova scena; oggetti di uso quotidiano e presenti in ogni casa, che acquistano spaventosamente vita propria (rastrelli, rasoi, mobili, tapparelle, statue, pianoforti), mutando in pericolosa minaccia la loro nuova funzione; specchi deformanti e riprese in verticale con immagini riflesse capovolte; movimenti dei personaggi in elevazione dal suolo (ossia su carelli: qui tocca al piccolo David Colin Jr.). Senza dimenticare la suggestiva scena che vede la Nicolodi ripresa dall'alto con i capelli in sospensione, girata non con vento artificiale ma facendo ruotare il letto con un telecamera fissata alla struttura. Scena che viene in seguito omaggiata da Michele Soavi quando realizza Arrivederci amore, ciao (2006). Da aggiungere poi come, curiosamente, il rapporto contrastato madre-figlio, vissuto in una casa popolata da angoscianti presenze ultraterrene, anticipa il filone relativamente recente consolidato dal fortunato Babadook (Jennifer Kent, 2013).

 

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Shock: Daria Nicolodi 

 

Intervista allo sceneggiatore Dardano Sacchetti 

 

Domanda: Shock (1977), di Mario Bava, ti vede coinvolto nella realizzazione del soggetto. Si dice, in relazione a questo film, che buona parte del lavoro possa essere ascrivibile a Lamberto... Conosci

altri particolari in proposito?


DARDANO SACCHETTI: "
E' il secondo film che ho scritto per Mario. Fu scritto nel ‘71 subito dopo Ecologia del delitto (Reazione a catena). Mentre girava Ecologia del delitto, Mario mi disse che a lui sarebbe piaciuto fare un film su una casa, dove i protagonisti fossero gli oggetti (Mario non ha mai amato molto gli attori e per lui fotografare cose e situazioni era il massimo, poteva sperimentare). Io ho sempre subito il fascino delle case, sia perché ho avuto il privilegio di nascere in una casa magica, sia perché ho letto tanti racconti sulle case e visto tanti film sulle case. Le case sono sempre piene di misteri. Basta grattare i muri. Se proprio ti va male trovi un dentino da bambino, quelli da latte, che si conservano e poi si perdono. Che fine fanno i dentini? e poi siamo sicuri che siano caduti da soli? Così scrissi il soggetto, quindi la sceneggiatura insieme ad un mio amico, Franco Barberi. Lamberto non c'era. All'epoca Lamberto, padre da poco e sposo giovanissimo, aveva altro a cui pensare. Ma il film non fu realizzato subito perché il produttore fallì. La sceneggiatura finì nel fallimento e venne acquistata nel ‘76 da un altro produttore."

 

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Shock: Daria Nicolodi 

 

"Ho paura della paura; paura degli spasmi del mio spirito che delira, paura di questa orribile sensazione di incomprensibile terrore. Ho paura delle pareti, dei mobili, degli oggetti familiari che si animano di una specie di vita animale. Ho paura soprattutto del disordine del mio pensiero, della ragione che mi sfugge annebbiata, dispersa da un’angoscia misteriosa." (Guy de Maupassant)

 

Trailer 

 

F.P. 28/03/2020 - Versione visionata in lingua italiana (durata: 88'57")

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