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La sfida del samurai

Regia di Akira Kurosawa vedi scheda film

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La recensione su La sfida del samurai

di braddock
8 stelle

Assieme al A TALE OF ZATOICHI di Kenji Misumi e con Shintaro Katsu dell'anno successivo, questo YOJIMBO uscito in Italia come "La sfida del samurai" lo reputo il film che rivoluzionò in modo radicale tutto il cinema dei samurai dei periodi successivi. In realtà c'erano già stati diversi titoli importanti e di sorprendete successo sul tema come appunto I SETTE SAMURAI, I 47 RONIN e altri, ma qui entrano in scena diversi elementi innovativi che poi verranno ripresi continuamente. Il genere si avvicina infatti alle atomsfere western, aumenta il livello d'azione e dei combattimenti di spada, la yakuza diventa una presenza quasi fissa e ci si concentra maggiormente su un singolo protagonista. Si inaugura poi anche un moderno svolgimento della storia che, tranne qualche eccezione come SEPPUKU, non verrà mai più modificato per tutti gli anni '60 e '70: al centro viene posta la figura di un samurai decaduto, abilissimo combattente ma dall'animo nobile, che alla fine salva gli abitanti del villaggio di turno dagli oppressori della yakuza per poi proseguire il suo pellegrinare in solitudine. Questi titoli all'epoca rappresentavano la cosa più vicina alle arti marziali: sebbene in Taiwan andasse già di moda una prolifica saga sul personaggio di Wong Fei-hung, ripreso da Jet Li molti anni dopo, all'ora impersonato da Kwan Tak Hing morto nel 1996, in Hong Kong esistevano solamente peilicole di tipo wuxia con duelli fantasiosi e appena accennati e bisognerà aspettare fino al 1972/73 per ammirare al cinema il vero Kung-fu in tutto il sio splendore. Tornando al film in questione, la storia vede un samurai rimasto senza padrone che si fa chiamare Sanjuro approdare in una cittadina dove la gente è terrorrizata e in pochi girano per le strade. Il ronin apprende dall'anziano oste che la città è finita in balia della lotta tra i due potenti boss della yakuza Seibei e Ushitora, in competizione per ereditare il controllo del territorio dopo la morte di colui che comandava entrambi. Il Samurai rifiuta il consiglio dell'oste di lasciare il luogo al più presto, pensando invece di far tornare la città in un sereno clima di pace. Sapendo di non potere sconfiggere le due fazioni da solo, il ronin decide di fingere di vendersi al migliore offerente. Dopo aver mostrato le sue notevoli abilità sconfiggendo a duello tre degli uomini di Ushitora, Sanjuro diventa così l'oggetto del desiderio di entrambi i boss che cercano in tutti i modi di arruorarlo dalla propria parte. Quando i piani del protagonista vengono però scoperti e l'anziano oste rapito dal clan di Ushitora, il ronin decide di intervenire dovendo però affrontare lo spietato nipote del boss munito di una pistola... Il film fu uno dei più importanti successi dell'epoca ottenendo diversi remake, da PER UN PUGNO DI DOLLARI di Sergio Leone, ad ANCORA VIVO di Walter Hill, fino ad un recente rifacimento giapponese nel 2007. Vi furono poi due sequel: il SANJURO dell'anno dopo diretto sempre da Kurosawa e INCIDENT AT BLOOD PAST diretto invece da Hiroshi Igagaki che con Mifune aveva già realizzato la triologia sullo spadaccino Myamoto Musashi, segue infine lo spin-off ZATOICHI MEETS YOJIMBO del 1970 nel quale Katsu e Mifune comparivano insieme. Dopo questa panoramica, il film si mostra sicuramente ben realizzato con uno spiccato senso del ritmo e l'iterpretazione di Mifune ogni volta molto credibile in questi ruoli. Come detto si notano tanti altri elementi originali che riconfermano la grande modernità posseduta da Kurosawa, il quale aveva già dimostrato una spiccata predisposizione nell'anticipare i tempi soprattutto con I SETTE SAMURAI e LA FORTEZZA NASCOSTA. L'azione non risulta elevatissima rispetto alla media delle pellicole simili degli anni immediatamente successivi, ma si mostra comunque spettacolare ed efferrata in paragone coi titoli antecedenti. Comicniano ad essere inscenate alcune elaborate coerografie di spada e i combattimenti svolti tra il protagonista e un'ampia quantità di antagonisti, senz'altro ancora acerbe ma già interessanti. Risaltano inoltre delle ammirevoli cure sceografiche e paesaggistiche, che si fanno spprezzare ancor oggi malgrado il bianco e nero e riescono a porre in evidenza le atmosfere e le situazioni che si desiderava rappresentare. Ben pensate inoltre le caraterizzazioni dei personaggi, a cui il regista dedidcava sempre una certa attenzione. Un titolo storico quindi, che merita una visione anche a tanti anni di distanza. Devo dire che il Kurosawa dal 1975 in poi non mi aveva mai interessato più di tanto, ma questi vecchi film sui samurai conservano sempre un notevole fascino.     

Su Toshiro Mifune

Ottima

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