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I racconti della luna pallida d'agosto

Regia di Kenji Mizoguchi vedi scheda film

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Badu D Shinya Lynch

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La recensione su I racconti della luna pallida d'agosto

di Badu D Shinya Lynch
10 stelle

 

 

Il film "si svolge come un rotolo di dipinti”.

(Kenji Mizoguchi)

 

scena

I racconti della luna pallida d'agosto (1953): scena

 

Ugetsu Monogatari permette allo spettatore di superare la soglia schermica, facendo sì che esso passi dal" ruolo" di osservatore a quello di visitatore, trasportandolo, quindi, al di là della nebbia, direttamente in un mondo-altro, tanto che, in realtà, sembra quasi avvenga il fatto opposto, ossia il mondo-altro che approda nello spettatore; sì, perché il film dialoga direttamente con l'anima, dando ad essa spazialità e storicità, trattandola, insomma, come se fosse una sorta di versione cosmica de La Zona di tarkovskijana memoria, ovvero la raffigurazione pulsante dello spirito di chi vive questa esperienza, quindi sia del pubblico che dei personaggi, nonché la raffigurazione vivida dell'anima del cosmo.

 

scena

I racconti della luna pallida d'agosto (1953): scena

 

Insomma, Ugetsu Monogatari è, in sostanza, un film-anima, che dà vita alle ombre e dà morte alla luce; quasi come fosse un'ideale controcampo meditativo del Cinema di Tsukamoto, ovvero un film che cerca di "soprammorire" alla vita. Luci e ombre, di conseguenza, che convivono e si fondono, che comunicano [ineccepibili, guarda caso, i giochi di luci e ombre presenti nel film, merito della fotografia di Kazuo Miyagawa] , dando, appunto, dimensionalità all'esperienza ipnagogica e fantasmatica vissuta dallo spettatore, in questo esempio unico ed inimitabile di Cinema oltre la soglia. Al-di-là dello sguardo. E in questo viaggio contemplativo in barca, si va, difatti, oltre la nebbia, passando per le acque scure e occidentali(zzate) della notte del cacciatore, fino a giungere a La Zona sopracitata, per poi farsi (tele)trasportare dallo sguardo finale della bambina presente in Stalker, in un'altra dimensione, forse in un'altra vita precedente, magari insieme allo zio Boonmie. E in una grotta, in quell'atmosfera ancestrale, chiudere gli occhi e dormire, e ritrovarsi al punto di partenza, in Giappone, nel villaggio da cui tutto è iniziato o, comunque, mai finito... 

 

...come se la storia si "srotolasse senza soluzione di continuità come un rotolo-pittura".

 

-

 

Capolavoro epocale di inestimabile bellezza. 

Uno dei più grandi film del Cinema tutto.

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