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L'angelo sterminatore

Regia di Luis Buñuel vedi scheda film

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La recensione su L'angelo sterminatore

di Stanley42
10 stelle

Bunûel prosegue la sua riflessione sull'immobilità della classe borghese attraverso un'idea folgorante, che pesca a piene mani dal surrealismo. Un assoluto capolavoro.

scena

L'angelo sterminatore (1962): scena

 

"Se il film che state per vedere vi sembra enigmatico, o incongruo, anche la vita lo è. È ripetitivo come la vita e, come essa, soggetto a molte interpretazioni. " Questa una parte del commento di Bunûel su L'angelo sterminatore. E forse davvero risulta superfluo trovare un senso ad un'opera che, ragionevolmente, non ne ha alcuno.

 

L'avversione nei confronti della borghesia è il tema principale anche di questo capolavoro del periodo messicano di Bunûel, espresso attraverso un'idea folgorante: la surreale cattività dei personaggi nel salone riassume perfettamente l'incapacità di rinnovamento della classe borghese e, sul finale, anche della Chiesa. Tali istituzioni, impossibilitate ad uscire dal loro dogmatismo, sono escluse dalla società comune.

Ma, dice Bunûel, questo isolamento è un castigo autoimposto, poiché non c'è nulla, nessun ostacolo a fare resistenza, ma solo una limitazione psicologica: le porte del salone e il cancello della villa, infatti, non sono chiusi ma spalancati sul mondo di cui questi borghesi non vogliono assolutamente far parte e proprio il loro chiudersi in se stessi, attraverso codici ed etichette da rispettare e ripetere all'infinito, è in realtà l'unica vera barriera ad impedirgli di uscire o entrare.

 

Questa manifesta volontà di coazione a ripetere (rappresentata magnificamente dalla reiterazione di scene identiche) è in realtà l'unica cosa che può tenere in vita una classe in decadimento e putrefazione come quella borghese. Ed è proprio quando i commensali vengono meno a queste assurde norme, accampandosi nel salone per dormire e quindi dando libero sfogo a quelle emozioni e a quella corporeità che tanto rifuggono, ecco che il corto circuito psicologico si compie e impedisce a ciascuno di andarsene.

Solo quando ognuno dei personaggi ritornerà nella stessa posizione occupata la sera precedente, allora sarà libero di uscire. Situazione che verrà riproposta identica sul beffardo e crudele finale nella Chiesa, ma questa volta senza risoluzione.

Tale scioglimento della vicenda, a ben vedere, è basato non sulla ragione ma sull'analogia, che costringe i personaggi a riprendere i posti occupati prima dell'incantesimo. Ma che cos'è l'analogia se non una ripetizione modificata? Ripetizione che mentre in un caso è simbolo di una impossibilità a procedere (di cui borghesia e Chiesa sono vittime), in questo frangente diventa portatrice di un'apertura misteriosa e improvvisa, che libererà i nobili prigionieri.

 

Grazie, inoltre, alle inquadrature che Bunûel offre ci si rende sempre più conto di come i personaggi sembrino intrappolati all'interno di uno spazio scenico simile a quello di un teatro: ulteriore allusione al fatto che borghesia e Chiesa hanno rinunciato a far parte della realtà per essere solo finzione.

Anche i tre sgabuzzini del salone, secondo l'ottica sopra riportata, non sono altro che i camerini degli attori, vere e proprie realtà alternative agli schemi borghesi.

 

Veniamo infine all'orso e agli agnelli che compaiono a più riprese: che cosa rappresentano e in che modo sono collegati ai misteriosi eventi nella villa? Sono state fatte innumerevoli e fantasiose interpretazioni su questi elementi, che forse non hanno davvero alcun significato, come più volte lo stesso Bunûel ha dichiarato. L'unico parallelismo che si può imbastire è quello di natura biblica che vede gli agnelli come vittime sacrificali per placare gli dei oppure un'ipotesi di natura sociale, in quanto gli agnelli sono simbolo e alimento della classe operaia.

 

Anche una breve ma incisiva critica all'esercito viene messa in luce sulle scene finali del film, quando un plotone si raduna davanti alle porte della cattedrale e spara sulla folla: anche le forze militari sono al servizio di Chiesa e borghesia, sempre pronte a sparare sugli agnelli indifesi, che nonostante tutto riusciranno ad entrare in chiesa.

 

Che cosa rappresenta, dunque, l'angelo sterminatore, che mai viene nominato nel film? "Un titolo accattivante, scelto per attirare l'attenzione del pubblico" (come disse Bunûel in un'intervista) oppure un'entità metafisica o ancora un rimando reale alla Bibbia.

Molto probabilmente niente di tutto questo.

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