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I soldi degli altri

Regia di Christian de Chalonge vedi scheda film

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La recensione su I soldi degli altri

di hupp2000
8 stelle

Tratto da una vicenda realmente accaduta in Francia nei primi anni '70, il drammatico racconto di uno scandalo bancario, sorretto da un magnifico cast di attori, nonché da una regia agile e molto personale.

Può succedere, come in questo caso, che non condivida la valutazione di Filmtv. Se all’epoca della sua uscita “L’argent des autres” poteva apparire piuttosto manicheo e frutto di una mente appassionata di complotti poco verosimili (benché ispirato a fatti realmente accaduti nella Francia della presidenza Pompidou), oggi può apparire addirittura documentaristico e per giunta precursore. Basti pensare agli innumerevoli scandali a sfondo bancario scoppiati negli ultimi decenni, diventati nel tempo un genere cinematografico a sé, a partire dallo splendido “Wall Street” (1987) di Oliver Stone.

 

Henri Renier è un affermato dirigente di un grande istituto bancario parigino diretto con mano ferma dal cinico direttore Miremont. Licenziato di punto in bianco, si mette ad indagare sulle vere ragioni del provvedimento e scopre di essere stato scelto come capro espiatorio in uno scandalo esploso a causa di malversazioni di un facoltoso cliente, perpetrate con la complicità degli organi dirigenti dell’istituto. Aiutato dalla moglie e con il sostegno dei sindacati, Henri Rainier riesce a provare la sua innocenza e a far emergere la verità.

 

La trama è semplice e forse un po’ scontata, ma questo è tutt’altro che un difetto per un film che si addentra nei complessi meccanismi del mondo bancario, con le cui logiche non tutti gli spettatori possono avere dimestichezza. Dalle scene iniziali, con i suoi ambienti spogli, immensi e futuristi, può sorgere il timore di essere in presenza di una vicenda kafkiana, tra il grottesco e l’inverosimile. Grazie alla magistrale interpretazione di Jean-Louis Trintignant capro espiatorio ribelle e al realistico susseguirsi degli eventi, il racconto prende una piega realistica e avvincente. Tre vecchie volpi del cinema francese quali Catherine Deneuve, Michel Serrault e Claude Brasseur assicurano dal canto loro un livello recitativo di prim’ordine. La prima interpreta in maniera sobria e convincente il ruolo della moglie di Henri Rainier, una donna intelligente quanto bella, ma soprattutto sinceramente solidale con il marito nel quale non cessa mai di credere, infondendogli la caparbietà necessaria per salvarsi. Appare purtroppo un po’ più stereotipato il personaggio incarnato da Michel Serrault, classico gelido direttore di banca, uomo tutto d’un pezzo e ostinato. Qui, forse, l’accusa di manicheismo può aver senso. Convince invece pienamente la prestazione di Claude Brasseur, il cliente truffaldino all’origine dello scandalo. Scanzonato e troppo sicuro di sé prima della tempesta, si rivela uomo saggio e rassegnato una volta persa la partita, arrivando persino ad aiutare involontariamente la vittima designata del complotto. Da segnalare la breve apparizione di Umberto Orsini, nei panni dell’azionista svizzero dell’istituto, che minaccia di ritirare la sua essenziale partecipazione qualora non si trovi soluzione allo scandalo entro una settimana. Un ruolo di pochi minuti ma brillante, grazie anche al pittoresco e garbato accento italiano dell’attore.

 

Un film da scoprire. In Italia passò del tutto inosservato. In Francia vinse il prestigioso “Prix Louis Delluc” nel 1978 e due “César” come miglior film e miglior regia nel 1979.

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