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I Tenenbaum

Regia di Wes Anderson vedi scheda film

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La recensione su I Tenenbaum

di Kurtisonic
6 stelle

Dentro una cornice curata in ogni dettaglio con la sua estetica coloratissima e di facciata, non può che trovare casa l'imperfezione umana, è questo il dato di partenza del cinema di Wes Anderson, ormai un segno distintivo e ricorrente. I suoi personaggi sono immersi in una realtà creata da loro stessi, dalla loro fragilità abitudinaria. Quando invece la vita vissuta prende forma e le verità affiorano, non c'è che lo smarrimento, il tentativo di fuggire verso un immaginario più grande e forse irrealizzabile. I Tenenbaum sono una famiglia variopinta e disfunzionale, dove il vecchio Royal dopo essersi separato, diversi anni dopo cerca di riconquistare l'amore della moglie e l'affetto dei figli. Il lavoro di Anderson, che predilige una costruzione della messinscena allegorica e creativa, fra l'iconografico e lo stilizzato, raggiunge sempre il suo scopo, cioè di evidenziare quella consapevolezza un pò tragica e sotto tono dell'animo umano che attraverso la rappresentazione del vivere insieme si tende a reprimere o a subire senza resistenze. Quando questa condizione esce allo scoperto i personaggi di Anderson accusano il colpo, una vera e propria rottura davanti alla quale si snodano possibilità diverse che vengono considerate in base al loro presunto basso indice di dolore. Lo scopo è almeno una parziale accettazione di sè, un tentativo di organizzare una comprensione interna, il rinegoziare i propri valori senza conoscerne il prezzo. L'anticonvenzionalità dei personaggi è destinata a sbattere contro un muro che ne smaschera la debolezza, la luminosità dei colori, l'ossessiva autodifesa negli oggetti ricordo diventano un collante che miniaturizza le loro personalità. I tre figli considerati a suo tempo genialoidi e dotati, non hanno mantenuto nella vita quelle aspettative (e c'è da chiedersi quanto siano state anche loro), il ritorno nella casa di famiglia è l'ovvio rifugio nel passato, nel riavvolgimento temporale fino all'infanzia dove tutto era possibile e realizzabile. Inevitabile invece sarà il portarsi dietro e finalmente dentro, le ferite insanabili e i cumuli dei ricordi più dolorosi e spiacevoli. La dura realtà è integrata anche nel nido famigliare, Anderson fa valutare con ironia ad ogni protagonista la possibiità di rileggere e di rivedere la propria esistenza. Royal Tenenbaum è il vero elemento discutibile della vicenda, o forse riduttivamente è solo il componente più anziano che sente maggiormente il peso del tempo perduto e la solitudine incombente. Fallito, istrionico, disonesto ma generoso, rappresenta il cardine fondamentale (a differenza della ex moglie confinata nel ruolo di allevatrice integerrima di figli) nella costruzione della visione esteriore della vita , e la  riconquista dei figli passa attraverso il suo fallimento di padre, di marito, di essere umano. Il punto di vista di Anderson non contempla mai una cattiveria di fondo nelle persone, si tiene a distanza dalle implicazioni interiori più complicate limitandosi a fare avvicinare lo spettatore all'inconsuetudine, alla variabilità corredata da quell'estetica che ne completa l'adesione formale, apparentemente semplice che non dispiace affatto al grande pubblico.

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