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2019. Dopo la caduta di New York

Regia di Sergio Martino vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su 2019. Dopo la caduta di New York

di alan smithee
4 stelle

SERGIO MARTINO VS. MARTIN DOLMAN

In un futuro prossimo e distopico che rappresenterebbe la realtà di oggigiorno, nel 1983 si immaginava che il pianeta sarebbe stato devastato da una guerra atomica in cui i pochi superstiti, devastati da piaghe purulente e deformanti, e resi completamente sterili, cercassero a tutti i costi di sopravvivere alle incursioni che una dittatura imponeva sulle schiere di barboni ed accattoni nascosti tra i ruderi dei fatiscenti immobili sopravvissuti alla devastazione.

Il poco affidabile presidente della confederazione panamericana (lo interpreta il vecchio divo Edmund Purdom), rifugiatosi in Alaska, la parte del pianeta meno soggetta alle radiazioni mortali, ingaggia un soldato solitario dal nome evocativo di Parsifal, affinché tenti di entrare, assieme a due abili e micidiali collaboratori affiancati a lui per l'occasione, nella New York occupata per scoprire ove si trova, e catturare, la giovane donna che si vocifera essere l'ultima in grado di poter partorire.

Una volta trovata, alla stessa si vorrebbero far fertilizzare circa 500 ovulazioni, per impedire l'estinzione della razza: premio ai tre cacciatori di taglie? Un biglietto di sola andata per il pianeta Alpha Centauri, in cui è stata scoperta una forma di atmosfera compatibile alla vita umana, ed ove si intende trasferire i nuovi nati da questo urgente piano di fecondazione assistita.

Giunti nella metropoli, nella quale il problema è non tanto entrare, ma soprattutto trovare il modo di uscire, i tre avventurieri dovranno affrontare mille pericoli:  dai tradimenti di chi tra loro nasconde qualcosa di non umano, alle aggressioni dei contaminati e mangiatori di topi, fino ancora agli Eurac, nemici del governatore, la cui avvenente comandante donna (Anna Kanakis), rimane completamente sedotta dall'avvenente intruso Parisfal, tentando a tutti i costi di farlo suo.

Tra il Carpenter di 1997: Fuga da New York, ed il Mad Max dei duelli iniziali su macchine corazzate e rivestite di armi acuminate, Sergio Martino, già travestito da Martin Dolman, prova a fare l'americano con un filmaccio trucido e grezzo che vede questa volta, in qualità di bello ed eroe di turno, l'attore atleticamente valido, ma espressivamente piuttosto monocorde, conosciuto come Michael Sopkiw, coadiuvato nel prosieguo della storia, dalla splendida e conturbante, ma ancor meno espressiva, Valentine Monnier.

Resta poco da salvare, o di veramente interessante: qualche ricostruzione sotto forma di modellini che riproducono scorci della metropoli devastata, ma anche le molte occasioni action appaiono girate in maniera improvvisata e forzata, con numeri da circo equestre davvero piuttosto risibili.

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