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No Man's Land

Regia di Danis Tanovic vedi scheda film

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La recensione su No Man's Land

di degoffro
8 stelle

Crudele, avvelenato e spietato atto d'accusa contro ogni guerra e non solo quella nella ex Jugoslavia. L'ex giornalista bosniaco Danis Tanovic, un lungo passato da documentarista, nonché responsabile dell'archivio presso l'esercito bosniaco, racconta, con l'umorismo tagliente tipico della sua terra, una vicenda talmente assurda, paradossale ed incredibile da sembrare vera: il film non è ispirato a fatti realmente accaduti ma è come se lo fosse. Tanovic dice di rifarsi ad una novella bosniaca: due cavalieri si incontrano su un ponte e nessuno dei due vuole lasciare passare l'altro: iniziano ad affrontarsi duramente, poi si prendono una pausa e vengono a scoprire di avere conosciuto la stessa ragazza e di avere vissuto esperienze molto simili; ma alla fine riprenderanno a combattersi, ammazzandosi reciprocamente). In una trincea, lungo la linea di confine tra due schieramenti, la "terra di nessuno" del titolo (titolo metaforico perché, come si domanda il regista, ha senso ancora oggi lottare e uccidersi per un pezzo di terra, vista la precarietà di ogni vita umana, non sarebbe più logico convivere pacificamente e serenamente andando oltre differenze solo all'apparenza insanabili, desideri di vendetta, ansie di sopraffazione, rancori e odi passati?) si ritrovano il serbo Nino e il bosniaco Ciki. C'è anche un altro uomo, amico di Ciki, posizionato sopra una bomba rimbalzante: ogni suo minimo movimento può causare una strage. Nonostante la lingua comune, un passato comune (Nino e Ciki scopriranno di conoscere una stessa ragazza e di avere altre esperienze comuni) i due nemici non riusciranno mai a conciliare le loro posizioni così lontane e divergenti. Per lo meno Nino, giovane inesperto, praticamente alla sua prima missione, cercherà all'inizio di stabilire un qualche timido rapporto con Ciki, ma la rabbia e l'odio che animano Ciki non consentiranno di stabilire un vero dialogo, se non in sporadici momenti e sotto la minaccia di armi. E nemmeno l'intervento dei puffi (vale a dire l'ONU) o dei media riuscirà a migliorare la situazione, anzi se possibile la farà degenerare. Tanovic, come Billy Wilder nel fondamentale "Asso nella manica", non risparmia nessuno (ONU e media fanno una pessima figura con la loro tremenda indifferenza, neutralità imbarazzante, cinico opportunismo, assoluta incapacità di sforzarsi a trovare una via d'uscita), descrive con partecipazione e crudo realismo l'odio ingiustificato e senza senso che anima i soldati (impressionante in tal senso la sequenza in cui viene posizionata la bomba sotto il corpo del compagno di Ciki, creduto morto, solo per causare una strage e per il puro e semplice divertimento di eliminare il maggior numero possibile di nemici), usa i toni della commedia amara e grottesca per descrivere la follia, l'insensatezza e la deriva umana (i battibecchi tra Ciki e Nino su chi ha cominciato la guerra sono esilaranti, ma sconvolgente è soprattutto la loro impossibilità a riuscire anche nel comune dolore e nella comune difficoltà a unirsi pur di uscire insieme dallo stesso incubo, culminante poi nell'assurdo prefinale, desolante e disarmante nella sua ineluttabilità). Il finale infine lascia di sasso per quanto è potente ed indelebile: un'immagine che rimane impressa nella memoria, un pugno allo stomaco duro e violentissimo che non lascia speranze e non dà pace. Se proprio coloro che dovrebbero evitare conflitti e scontri si disinteressano di tutto e lasciano che uno stesso popolo si massacri senza pietà allora davvero le possibilità per un mondo migliore si riducono al lumicino. Qual è la differenza tra un ottimista e un pessimista si domandano i soldati bosniaci nella nebbia, prima di raggiungere la loro base all'inizio del film: un pessimista pensa che non potrà andare peggio, un ottimista invece ritiene che potrà andare peggio. Visto come siamo messi oggi, l'universale messaggio di Tanovic è chiaramente ottimista: come si può vivere sereni nel ventunesimo millennio quando in tante parti del mondo si è ancora fermi al medioevo? Doveroso premio a Cannes per la migliore sceneggiatura (capace di coniugare alla perfezione dramma e commedia, risate e commozione, denuncia e fiction), nonché sacrosanti Golden Globe e Oscar come miglior film straniero (soprattutto considerando che il più pericoloso rivale era il troppo zuccheroso "Amelie"). Ultimo film per la brava Katrine Cartlidge, grande interprete per Mike Leigh (Ragazze), prematuramente scomparsa: la sua giornalista d'assalto, sempre pronta a trasmettere live dalla guerra qualsiasi scoop dimostra come la stupidità e l'insensibilità umane possano arrivare a livelli impensabili e davvero inquietanti.
Voto: 7/8

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