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The Sitting Duck

Regia di Jean-Paul Salomé vedi scheda film

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La recensione su The Sitting Duck

di alan smithee
7 stelle

Isabelle Huppert

The Sitting Duck (2023): Isabelle Huppert

 

VENEZIA 79 - ORIZZONTI

Una mattina come tante, la domestica della sindacalista Maureen Kearney (Isabelle Huppert) ritrova la padrona di casa imbavagliata, legata con uno scotch da pacchi, sfregiata nel ventre da una vistosa lettera “A” inferta nella pelle insanguinata con un coltello da cucina, prima di infilare lo stesso dalla parte del manico nel proprio organo sessuale, mimando una violenza.

La vicenda poi torna indietro di un mese circa, nel momento in cui l’amministratrice delegata (Marina Fois) della multinazionale che dirige una serie di centrali nucleari tra Francia ed altre sedi europee, si trova costretta a dare le dimissioni per essere sostituita da un tipico cacciatore di taglie, intenzionato dai vertici a tagliare ulteriormente il costo del personale, trovando il modo di sostituire vecchie centrali con altre di tipo low cost, da impiantare con enorme risparmio di costi fissi.

L’opposizione sostenuta della sindacalista, da sempre tenace e famosa per la propria capacità di contrattazione con i vertici, mette la donna in una posizione sempre più scomoda che la espone a minacce dapprima velate, poi sempre più inequivocabili e concrete.

Ma l’episodio di violenza domestica insospettisce la polizia che, forse incalzata da poteri forti contrari all’ingerenza della donna nella nuova direttiva aziendale, si convince che la donna abbia inscenato quell’aggressione per attirare l’attenzione sulla causa per la quale si sta battendo.

Isabelle Huppert

The Sitting Duck (2023): Isabelle Huppert

Questo fatto di cronaca, che coinvolge i poteri forti dell’economia e anche i vertici di certa politica del bieco compromesso, ha ispirato il regista Jean-Paul Salomé, sino ad oggi in realtà non particolarmente ispirato nei film, tutt’altro che memorabili, che lo hanno visto impegnato come regista, che è riuscito tuttavia a trarne un film narrativamente coinvolgente, in grado di tener desta l’attenzione dello spettatore, avvinto da una storia di prevaricazione e di sottomissione ai poteri forti e alle regole deviate di una economia capitalistica che non concede alcuna attenzione nei confronti della forza lavoro, utilizzata e spremuta a piacimento, fagocitata e ridotta al minimo sostentamento come ai tempi della Rivoluzione Industriale.

Al di là della meccanica dei fatti, e della plausibilità del contesto narrativo, il film di Salomé convince anche grazie ad un cast di tutto rispetto, che vede in primis brillare la sempre perfetta Isabelle Huppert, qui nei panni di una cinquantenne tutta nervi e coraggio, a cui la grande attrice si prodiga ad attribuire una certa umanità ed una fragilità che la distinguono dallo stereotipo di donna fatale e tutta eccessi e sadismi che spesso ha caratterizzato la sua lunga ed eterogenea carriera di diva.

Non meno convincenti risultano i famosi attori che fanno da corollario alla vicenda, ovvero la già citata ed attivissima Marina Fois, il corpulento Grégory Gadebois che interpreta il consorte della sindacalista, il bieco Yvan Attal nei panni del nuovo amministratore delegato colluso in presunti sporchi affari, e lo zelante e ambiguo Pierre Deladonchamps, bravo ad impersonare il poliziotto che non si fida, ed e pressato per non credere ai fatti denunciati dalla protagonista.

 

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