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The Whale

Regia di Darren Aronofsky vedi scheda film

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La recensione su The Whale

di alan smithee
8 stelle

Brendan Fraser

The Whale (2022): Brendan Fraser

VENEZIA 79 – CONCORSO

Charlie è un professore americano di letteratura, divorziato, caduto in depressione dopo che il suo nuovo compagno si è suicidato, e per questo ingrassato al punto da non riuscire più a deambulare.

Costretto in casa su una poltrona, coadiuvato da un’amica intima che lo soccorre con la solerzia di una infermiera ma senza scopi di lucro (durante la vicenda si capirà il perché), Charlie insegna tenendo corsi su internet, e risparmia tutti i suoi guadagni per agevolare la vita della figlia che non ha mai potuto più incontrare per volere della ex moglie.

A causa di alcune circostanze apparentemente fortuite, tra cui la sopraggiunta di un ragazzo iscritto ad una setta religiosa propensa a praticare proselitismo casa per casa, per l’obeso Charlie, sempre in pericolo di infarto e non per questo dedito a curarsi dai problemi fisici che lo affliggono, verrà il momento di colmare le lacune che lo tengono isolato da quello che resta dei loro affetti.

Sadie Sink

The Whale (2022): Sadie Sink

L’incontro-scontro con una figlia teenager ribelle quanto brillante, sarà lo strumento per riconciliarsi con gli scampoli di una esistenza ingrata piena di dolori, rimorsi e di drammi mai elaborati.

Dopo il controverso e furbo Madre!, Darren Aronofski, assai affezionato a questo festival, torna al Concorso veneziano con un film di stampo teatrale (è tratto dalla omonima pièce si Samuel D. Hunter), riadattato in modo estremamente riuscito e coinvolgente attraverso uno script che non concede soste allo spettatore, catapultando egli stesso nella stanza-prigione ove il protagonista mastodontico ha deciso di auto-esiliarsi e distruggersi nemmeno troppo lentamente per espiare una serie di sensi di colma evidentemente non elaborabili.

Ma la scaltrezza di Aronofski non tarda a manifestarsi anche in questa circostanza, anche se, stavolta, producendo tutti effetti positivi, quasi come succedeva nel sin troppo osannato The Wrestler (del quale moti hanno, non a torto, avanzato diversi paragoni e riferimenti).

La scelta di Brendan Fraser, attore di successo bello e ricco, piombato in un declino rapido quanto irreversibile e devastato da una decadimento fisico che ce lo restituisce quasi irriconoscibile rispetto ai tempi de La mummia o del Tarzan comico a cui ha dato volto e fisico prestante, si rivela come la scelta più astuta ed insieme azzeccata per un film che commuove, attrae lo spettatore e conduce tutto d’un fiato fino ad un finale rischioso che si rivela emozionante senza annacquarsi in facili o ridondanti sentimentalismi fastidiosi.

Ottimo anche il resto del cast, entro cui si riconosce ed apprezza una rediviva Samantha Morton neo panni della moglie rancorosa, pronta tuttavia a cedere sulla sua irrisolutezza apparentemente senza soluzione.

 

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