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Eismayer

Regia di David Wagner vedi scheda film

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La recensione su Eismayer

di Gangs 87
8 stelle

La Settimana Internazionale della Critica (SIC), sezione autonoma e parallela nell’ambito della 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, ha assegnato oggi, venerdì 9 settembre, i premi della 37esima edizione. Ad aggiudicarsi il Premio IWONDERFULL, il più prestigioso, è Eismayer di David Wagner.

 

La storia vera del vice tenente e istruttore delle nuove leve dell’esercito austriaco, Eismayer, dai metodi marziali e il pugno di ferro, malvisto non solo dalle giovani reclute ma anche dai suoi superiori, arriva a mettere in discussione la vita fino ad allora vissuta quando arriva ai suoi ordini un giovane bosniaco dichiaratamente gay, Mario Falak. Eismayer che ha sempre tenuto nascosto la sua omosessualità non solo all’esercito ma anche a sua moglie, decide di uscire allo scoperto.

 

David Wagner utilizza una narrazione diretta e precisa, con dialoghi intimi che riescono a restituire il senso della storia e i sentimenti che si porta dietro. Nonostante l’algida ambientazione, che si divide tra la caserma e l’abitazione familiare, resa ancor più estrema dall’utilizzo di una fotografia cupa e spesso scura che ne acuisce l’ostilità degli ambienti, Wagner riesce a mettere lo spettatore a proprio agio, accompagnandolo in un racconto a lieto fine che non è mai banale. Merito anche degli attori, tra tutti spicca Gerhard Liebmann, che impersona il protagonista Eismayer, uomo dal volto triste e rude che nasconde che la sua sensibilità dietro la cattiveria con cui circonda i suoi sottoposti, sempre serioso e distaccato fin quando l’amore non sarà capace di farlo sorridere.

 

La giuria internazionale che ha assegnato il premio ha espresso questa motivazione: “Questa opera prima, matura e sorprendentemente coerente su molti livelli (recitazione, ambientazione, regia) è un eccezionale esempio di narrazione efficace, diretta e senza soluzione di continuità. Il film accetta la sfida di conquistare uno degli ultimi baluardi istituzionali dell’omofobia: l’esercito. Descrivendo il regno dell’autodisciplina e della mera obbedienza, rappresenta una riflessione sorprendentemente genuina e pacata sulla natura dei nostri sentimenti, sul loro nesso con i nostri corpi, i nostri atteggiamenti e le nostre convinzioni. Un film sul “coraggio di superare” e sul coming out, sul conoscere se stessi e gli altri” e noi non potremmo essere più d’accordo.

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