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Dogborn

Regia di Isabella Carbonell vedi scheda film

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Gangs 87

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La recensione su Dogborn

di Gangs 87
6 stelle

Due fratelli senzatetto sono alla continua ricerca di un lavoro che possa garantirgli una casa e una stabilità economica. Sembrano averlo finalmente trovato quando un conoscente gli offre un posto da fattorini: devono consegnare delle ragazze a casa di clienti esigenti ma ben paganti. Lo sporco impiego creerà una frattura nell’idilliaco rapporto fraterno che finirà per scompigliare le carte.

 

La tratta di essere umani è uno di quegli argomenti che il cinema tratta poco, quasi mai, sarà forse perché è estremamente difficile prendersi l’onere di narrare un argomento così crudo e reale da non riuscire nemmeno ad ammetterlo. La tratta degli essere umani resta, ad oggi, uno dei crimini più subdoli e terribili di cui il nostro pianeta è piagato ma il vuoto informativo che lo circonda è talmente immenso che chiunque ha paura di caderci dentro e non uscirne più.

 

A quanto pare non Isabella Carbonell, che in un’intervista ammette di essere stata affascinata da questa realtà fin da ragazzina e che già da allora ha iniziato a studiarla a cercare di capirne i meccanismi, a giustificare la normalità che ad un certo punto sembra investire i personaggi che vivono questa situazione razionalmente allucinante ma che, vuoi per sopravvivenza, vuoi per rassegnazione, diventa il quotidiano.

 

Isabella Carbonell si serve allora dei due fratelli protagonisti, che provengono anche loro da una vita di soprusi e ingiustizie, e li trasforma in supereroi che si ribellano al sistema e liberano dalla schiavitù una ragazzina e una bambina, strappandole alla prostituzione e regalandogli la libertà di poter essere ciò che vogliono.

 

Utilizzando una messa in scena quasi sempre notturna, con colori scuri e colmi di ombre, laddove la luce non si vede nemmeno di giorno, essendo il film stato girato nell’inverno del nord Europa, Carbonell avvolge lo spettatore di una sensazione angusta e soffocante che non sembra placarsi nemmeno a pericolo scampato, quasi come se il senso di colpa che invade la protagonista sia quello di ognuno di noi, capaci solo di limitarci a guardare un attimo solo prima di girare la testa dall’altra parte.

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