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Bulli e pupe

Regia di Joseph L. Mankiewicz vedi scheda film

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La recensione su Bulli e pupe

di luisasalvi
6 stelle

Mankiewicz intelligente, come sempre, e con un pizzico di cinismo, qui ammorbidito dal tono giocoso e dal convenzionale lieto fine d'obbligo in una commedia musicale; ma anche qui ognuno è pronto a imbrogliare gli altri...

Intelligente, come sempre, e con un pizzico di cinismo, qui ammorbidito dal tono giocoso e dal convenzionale lieto fine d'obbligo in una commedia musicale; ma anche qui ognuno è pronto a imbrogliare gli altri, anche se le due ragazze sono diversamente limpide e amorevoli come si conviene e finiscono impalmate in un doppio matrimonio. Brando canta in playback e si vede, non essendo perfetta la sincronia dei movimenti; ma i miei critici lo sanno solo per averlo letto da qualche parte, citano entrambi la sua "voce querula" trovata chissà dove; Di Giammatteo, a giudicare dal riassunto che fa della vicenda, deve aver visto per errore un altro film, magari su rete quattro che cambia quasi ogni sera il film programmato; Mereghetti trova indimenticabile Brando quando canta, ma copia anche lui da altri il giudizio sulla "voce querula"; probabilmente è rimasto indimenticabile solo il disco ballato a suo tempo al suono dei juke-box.

Alcuni balletti sono trattati con garbo e ironia e sembrano talvolta la parodia di quelli convenzionali; perfino le ballerine ballano senza allargare volgarmente le gambe come fanno di solito nei musical americani. Peccato che i testi cantati non siano sottotitolati, pur avendo un ruolo abbastanza importante nella vicenda o almeno nello spirito del film. Ma il film è troppo lungo per eccesso di canzoni e di balletti, che forse ne han determinato a suo tempo il successo e  che piacciono ancora a Morandini, ma non a me, tranne, appunto, alcuni: quello iniziale di piccoli imbroglioni di strada, quello nel bar cubano in cui l'ingenua Sara Brown si ubriaca di dulce de leche, come lo chiama il bullo Cielo, cioè latte di cocco con gin o rhum; e naturalmente Women in love.

Qui ogni sogno si realizza, eccezionalmente. Al solito qualche geniale momento di commozione imposto al pubblico dal regista sorridente, come quando Cielo confessa all'amico Nathan Detroit (nome ebreo e cognome di città) di non esser riuscito a portare Sara a Cuba e poi lui confessa a Sara di aver spinto Cielo a cercare di farlo ma di esser contento di non esserci riuscito: insomma, tutti buoni e  tutti soddisfatti, compreso il regista che per una volta ci si adatta e ne ride sotto i baffi.

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