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Sanctuary

Regia di Zachary Wigon vedi scheda film

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La recensione su Sanctuary

di alan smithee
5 stelle

locandina

Sanctuary (2022): locandina

FESTA DEL CINEMA DI ROMA - CONCORSO PROGRESSIVE CINEMA

Un assiduo gioco erotico subisce una sferzante e improvvisa modifica quando le carte in tavola cambiano, inducendo ognuno dei due partecipanti a cercare di trarne il vantaggio più esclusivo. Alla Festa di Roma un thriller erotico dalle intense atmosfere claustrofobiche.

Alla 17° Festa del cinema di RomaSanctuary si evidenzia come uno dei rari casi in cui un thriller viene accolto nella categoria di maggior rilievo che è il Concorso.
Il film, scabroso e dall’alto tasso di erotismo un po’ malato, si segnala per essere l’opera seconda del regista americano Zachary Wigon, e per i due soli ma affascinanti interpreti: Margaret Qualley e Christopher Abbott: una coppia bellissima e soprattutto inquieta e bollente, destinata a lottare per l’allettante posta in gioco.

Coraggio, fatti dominare

Tra le stanze semi-buie di un hotel di lusso ai piani alti di un grattacielo, un uomo dai gusti volubili sta ordinando cibo da asporto, quando alla porta si presenta un:affascinante donna col caschetto biondo, che sottopone il nostro uomo ad un interrogativo piuttosto incalzante e intimo.

Si comprenderà presto che la scena non è altro che la variante di un gioco sessuale con cui il ricco giovane è solito intrattenersi assieme alla bella prostituta dominatrice, Rebecca, che sta al gioco ogni volta, variando qualosa per tenere viva la passione, e tenersi un cliente piuttosto importante e facoltoso.

Ma stavolta l’uomo desidera finire per sempre quei giochini erotici a puntate.
Ora infatti sta per ereditare una fortuna dal proprio genitore, e non può più permettersi di esser legato ai capricci di una prostituta che ormai lo conosce sin troppo intimamente.

Dal punto di vista della donna, perdere un cliente del genere significa tornare a una precarietà che non può né vuole più permettersi.
Tra i due il gioco si trasformerà in una sfida a chi è più astuto, e la stanza diverrà un mondo sempre più chiuso, dove combattere per averla vinta sull’avversario.

Già il titolo e l’ambiente promettono atmosfere claustrofobiche che effettivamente trasportano la coppia che  si sfida entro un vero e proprio sarcofago di lusso, da dove è apparentemente  impossibile uscire tutti e due incolumi ed appagati.

Dopo il thriller d’esordio dai tratti vagamente autobiografici intitolato The hearth machine (2014), il regista e critico cinematografico Zachary Wigon resta nello stesso genere e firma un gioco al gatto e al topo dal ritmo incalzante e un elevato tasso erotico, quando il gioco sessuale, che fa da sfondo ai ripetuti incontri dei due protagonisti, si trasforma nel mezzo subdolo per fregare quello che non è più un partner, né un cliente, né un fornitore di piacere, ma un ostacolo da abbattere per non essere abbattuti.

Wigon dimostra una certa destrezza di ripresa, ma il pezzo forte del film, interessante più che veramente riuscito, è l’interpretazioni dei due noti e apprezzati attori coinvolti.

Margaret Qualley, Christopher Abbott

Sanctuary (2022): Margaret Qualley, Christopher Abbott

Da una parte la splendida Margaret Qualley, figlia bellissima della non meno iconica Andie MacDowell e nota soprattutto per il suo ruolo di autostoppista sexy assieme a Brad Pitt in C’era una volta a Hollywood, oltre che protagonista dell’ultimo, controverso film di Claire Denis, Stars at Noon.

Le fa da ottimo, ideale antagonista l’altrettanto affascinante Christopher Abbott. Attore in crescita continua, volto tra i più interessanti del panorama cinematografico maschile statunitense tra i trentenni. Non nuovo peraltro a ruoli forti e bizzarri, se si pensa solo al curioso, sadico horror Piercing, molto assimilabile a questo film quanto ad atmosfere torbide e controverse, e nel perverso Possessor, secondo, interessante film di Brandon Cronenberg, figlio del celebre David.

Il film è strutturato come un thriller dall’alto tasso di erotismo, che si consuma in scene fortissime che riescono a rendere palpabile l’incandescenza della possessione amorosa, senza peraltro dover esibire nemmeno un centimetro di pelle.

La scena dell’accoppiamento tra i due con la presunta ovulazione della protagonista, si rivela il momento più hot che si ricordi da tempo in un film che non sia vietato.

 

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