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La notte del 12

Regia di Dominik Moll vedi scheda film

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Antonio_Montefalcone

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La recensione su La notte del 12

di Antonio_Montefalcone
8 stelle

Un noir coinvolgente e riflessivo, che supera i perimetri del genere per una complessa analisi tematica.

L’orribile omicidio di una ragazza, la ricerca di un colpevole, le indagini poliziesche. E le indagini, quelle difficili del caso di cronaca e quelle ancora più dense compiute all’interno dell’anima dei personaggi, danno a “La notte del 12” le tinte di un noir atipico, rendendolo un film molto interessante e di notevole sostanza.

 

Bouli Lanners, Bastien Bouillon

La notte del 12 (2022): Bouli Lanners, Bastien Bouillon

 

Nel ritmo prima sostenuto e poi sempre più meditativo, dettato dalle atmosfere sospese di enigmi, silenzi e ambientazioni di una quotidianità straniante ed ermetica, l’opera scritta e diretta da Dominik Moll, coinvolge lo spettatore in una spirale di tensione e colpi di scena, ma soprattutto di tormenti, dubbi, ambiguità e contraddizioni laceranti, nonché nel fascino di un racconto umanistico molto sensibile alla dimensione fisica e intima del genere femminile.

 

Da poco arrivato a capo della polizia giudiziaria di Grenoble, Yohan deve confrontarsi con il misterioso omicidio della giovane Clara, bruciata viva mentre rincasava di notte.  Insieme al collega Marceau porterà avanti le indagini su tutti i conoscenti della ragazza, svelando i molti segreti di una provincia all'apparenza tranquilla ma realizzando infine che ogni uomo è un potenziale colpevole...

 

Lo stile di regia, nell’apprezzabile scelta di scavare in modo sensibile e realistico nel delicato tema del femminicidio e più in generale della donna vittima di qualsiasi tipo di violenza da parte dell’uomo, trasforma quello che poteva rimanere “soltanto” un accurato, intrigante poliziesco-giallo preconfezionato in qualcosa d’altro, in una pellicola che offre molto di più allo spettatore e che ha il suo più pregevole punto di forza nella sapiente  descrizione di una sfera psicologica-esistenziale ben trattata nella sua complessità.

 

Attraverso Yohan (ottimamente interpretato da Bastien Bouillon), poliziotto freddo e imperscrutabile, compassionevole e cinico al tempo stesso, e Marceau (credibilmente interpretato da Bouli Lanners), istintivo e sensibile, la sceneggiatura rivela un approfondito studio piscologico che scava non solo dentro la mente di chi è indiziato ma anche di chi sospetta, e tutti accomunati inoltre dall’essere uomini di fronte a una vittima che è donna.

Prendendo molti spunti da eventi realmente accaduti, il film si allontana dai luoghi comuni, e, senza mai scivolare nel sensazionalismo o nel morboso, sa mostrare il duro lavoro sul campo degli inquirenti, la loro impotenza e frustrazione davanti ai casi di difficile risoluzione, e, a volte, anche la loro superficialità; una superficialità che induce a idee fuorvianti e ragionamenti sbagliati e dunque all’inefficacia dei tentativi di risalire ai colpevoli.

In questo caso, sotto la lente d’accusa finiscono i pregiudizi, vagamente misogini, e le incapacità di analisi della natura femminile, i quali non faciliteranno mai il compito di ottenere le risposte tanto agognate.

 

L’irraggiungibilità di una verità e la complessità dell’animo umano sono quindi l’anima e le vere protagoniste di quest’opera.

Sia gli egoisti e anaffettivi sospettati che i miopi poliziotti si disegnano un ritratto errato, sconosciuto e fuorviante della giovane Clara e della sua vita, non accedendo a nulla di veramente autentico della vittima: allo stesso modo degli indiziati, che hanno avuto legami intimi con la vittima Clara trattandola alla stregua di un oggetto sessuale, così anche i due poliziotti non sono stati capaci alla fine di analizzarne a fondo la figura.

Sono piuttosto i personaggi femminili (la madre di Clara, la sua migliore amica, ecc.) a svelare ciò che non si conosceva della vittima, a ridarle dignità, ad aggiungere ciò che manca al racconto, e a donare  uno sguardo diverso ai personaggi maschili. E’ affidato alla recluta Nadia (Mouna Soualem) e alla giudice istruttrice (Anouk Grinberg), il compito di far aprire gli occhi a Yohan. Ed è’ grazie a loro se il protagonista saprà anche distaccarsi dal suo cinismo per percorrere nuovi orizzonti, e apprezzare le fragilità e sensibilità di ognuno.

 

Tratto da uno dei racconti narrati nel libro inchiesta “18.3. Un anno al PJ” scritto da Pauline Guéna e basato su uno studio quotidiano di un anno sul lavoro della polizia giudiziaria, il regista tedesco naturalizzato francese (“Harry, un amico vero”; "Due volte lei"; “Il monaco”; “Only the Animals - Storie di spiriti amanti”) decide di appoggiarsi a quella corrente che vede nel genere Noir il pretesto per esaminare questioni sociali e psicologiche, attuali e importanti (la pellicola fa un’essenziale premessa didascalica a tutto schermo: dei molteplici omicidi commessi in Francia, circa il venti per cento resta insoluto, e tanti casi sono destinati a diventare un’ossessione per la parte investigativa). E in questo film, mediante una efficace e riuscita manipolazione del genere trattato, ma anche attraverso il preciso e funzionale uso di metafore narrative e di messinscena, si denuncia la misoginia imperante, oltre che il problema dell’ottusità maschile nella società francese.

 

Convinzioni e certezze etiche crollano a ripetizione, e ad essere vittime oltre a Clara è la verità, è la sua (frustrante e vana) ricerca, ma anche e soprattutto la centralità di idea (fasulla) di mascolinità che si ha in società, perché in realtà il genere maschile rivela tutta la sua sofferta inadeguatezza, tutta la sua nudità e limitatezza quando si mostra incapace di interagire/relazionarsi/confrontarsi con la controparte femminile, e, più in generale, con nuovi punti di vista opposti o diversi dai nostri.

Se la verità non viene a galla è anche perché tutta l’inchiesta sconta un grande difetto, quello di farla basare su dei metodi maschilisti che tendono a giudicare o colpevolizzare (più o meno volontariamente) la vittima, soprattutto quando si tratta di una donna.

L’enigma del caso di cronaca, in sé irrisolto, diventa allora la perfetta metafora della natura maschile a sua volta “irrisolta” quando fa fatica e non riesce a oltrepassare le proprie paure e i propri limiti.

La scena del velodromo dove le sere si allena il protagonista, è una delle varie emblematiche allegorie del film sulla vertigine esistenziale che attanaglia i poliziotti e le famiglie della vittima, e sul girare in tondo, a vuoto, e dunque sul nulla di fatto nelle risoluzioni.   

La necessaria alternativa a questa corsa contro il vuoto consiste allora nell’accettare la propria sconfitta per rimettersi profondamente in discussione; consiste nell’uscire totalmente dalla gabbia dell’indifferenza e dell’egocentrismo, oltre che rispettare la dignità altrui, abbattere pregiudizi, ignoranze, e punti di vista distratti e superficiali.

Solo così sarà meno difficile addentrarci un pò di più in quel mistero che è il prossimo attorno a noi…

 

La notte del 12” è un bel film, inquietante, malinconico. Un noir ideologico, claustrofobico, moderno nella concezione e tradizionale nella messa in scena; coinvolgente e riflessivo, che, con limpida naturalezza ha saputo coniugare la struttura narrativa alle importanti (e urgenti) premesse tematiche, ed è riuscito a portare in superficie il vissuto di personaggi ricchi di sfumature.

Per questo motivo se ne consiglia fermamente la visione.

 

 

CURIOSITA’:

 

1.  Presentato al Festival del cinema di Cannes 2022 (sezione: Première), è diventato la sorpresa estiva nei cinema francesi, con quattro settimane in Top Ten al Botteghino e oltre 450.000 spettatori.

 

2.  Il regista Dominik Moll, per prepararsi adeguatamente alla realizzazione del film, ha trascorso un certo periodo di tempo all’interno di un vero commissariato di Grenoble.

 

3.  Note di particolare merito, oltre alla sapiente scelta delle location, la bella fotografia di Patrick Ghiringhelli e la tensiva musica di Olivier Marguerit.

 

 

VOTO:   7  /  7½

 

La notte del 12 (2022): Trailer ufficiale italiano

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