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Regia di Mark Mylod vedi scheda film

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di pazuzu
5 stelle

La cosa paradossale, in questo bizzarro film che si propone come satira di costume e vuol mettere alla berlina la società dell'apparenza e la sua ostentazione del nulla spinto, è che quando il sangue inizia a scorrere, l'interesse inizia inevitabilmente a calare.

 

 

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2022 - GRAND PUBLIC

Una serie di personaggi più o meno noti, più o meno ricchi, e più o meno influenti, vengono invitati dal guru della cucina Julian Slowik ad una cena costosissima presso il suo ristorante, l'esclusivo Hawthorn, sito su un'isola del pacifico che conta cinque ettari di foreste e pascoli: assieme a loro c'è il più grande fan dello Chef stesso, Tyler, uno che - emozionandosi ogni volta - va vantandosi di averlo visto impiattare una capasanta al momento dell'ultima contrazione, e con lui Margot, unica persona assente dalla lista degli invitati perché portata all'ultimo dal ragazzo in sostituzione della sua fidanzata, nel frattempo divenuta ex.

 

 

Le portate hanno nomi a dir poco fantasiosi, e la composizione è forse anche peggiore - scarsa ai limiti della palese presa in giro, ma vengono presentate dall'istrionico chef con monologhi teatrali che fanno sì che, per un po', l'unica a lamentarsi sia Margot, che in tutta risposta riceve improperi per la sua poca fede dal proprio devoto commensale (devoto allo chef, si intende). Accettato come un vezzo d'artista il "Piatto di pane senza pane", ovvero una fiamminga vuota con su delle palline di salsa colorate disposte a semicerchio come su una tavolozza, e bevuto come fosse nettare divino il "Pinot iper-decantato con frullatore a immersione per risvegliarlo dal sonno", qualcuno inizia ad incazzarsi sul serio quando, come terza portata, ciascuno riceve una tortilla personalizzata con su la raffigurazione di qualcosa di personale di cui ha ragione di vergognarsi davanti allo specchio oppure alla legge: la tensione tra i commensali sale, ma lo farà ancora di più, e in maniera definitiva, quando, alla portata successiva, inizierà a scorrere il sangue.

 

 

La cosa paradossale, in questo bizzarro film che si propone come satira di costume e vuol mettere alla berlina la società dell'apparenza e la sua ostentazione del nulla spinto, è che quando il sangue inizia a scorrere, l'interesse inizia inevitabilmente a calare. Non si può dire che non ci si diverta, come è difficile pensare che non si siano divertiti in sede di scrittura a concepire bevande assurde come il "Pulisci-tutto", dettagliandolo come "The al bergamotto con trifogli e violetto"; se dal punto di vista del farsesco, del grottesco e della black comedy il film sicuramente tiene, questi toni sono spinti al punto di appiattire pesantemente la tensione, disinnescando in buona parte (complice una certa inverosimiglianza di fondo) la componente thriller/horror e declassando il coinvolgimento emotivo a semplice curiosità. Quando dunque, più o meno a metà film, lo chef calerà la maschera confessando di voler fare una strage, la reazione al di qua dello schermo non sarà una botta di adrenalina ma un semplice sorriso, e il pensiero non andrà a come i commensali cercheranno di salvarsi, ma a quale strambo nome avrà la portata successiva.

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