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La grande guerra del Salento

Regia di Marco Pollini vedi scheda film

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La recensione su La grande guerra del Salento

di steno79
5 stelle

"La grande guerra del Salento" è uno di quei film a basso costo che rivendicano con orgoglio la propria alterità rispetto al cinema italiano medio di oggi. Si tratta di un lungometraggio diretto da tale Marco Pollini, regista che francamente non conoscevo, che nel cast schiera attori quasi tutti sconosciuti, con l'eccezione di Marco Leonardi che fu Totò adulto in Nuovo cinema Paradiso, e con qualche nome emergente come quello di Fabius De Vivo. La storia ruota intorno alla passione calcistica e alla rivalità fra le squadre salentine di due piccoli paesi, Supersano e Ruffano, nel 1948 circa, un'epoca in cui il calcio non aveva ancora assunto i connotati di sport nazionale che riveste ormai da decenni, ma in cui comunque il tifo esasperato poteva portare già ad atti pericolosi. È un film indipendente, come dicevo, e in quanto tale bisogna guardarlo con un occhio un po' diverso e cercare di non essere troppo puntigliosi rispetto ad alcune limitazioni inevitabili della regia e della sceneggiatura: diciamo che i valori tecnici non sono da buttare, soprattutto la fotografia che riprende con perizia il paesaggio salentino, un uso del colore che non manca di alcune felici intuizioni nell'accompagnare le diverse svolte narrative del plot, ma purtroppo la pellicola rimane superficiale e approssimativa soprattutto nella definizione dei personaggi, delineati in maniera piuttosto stereotipata e rigida. Purtroppo non ha sbagliato chi ha definito il prodotto più adatto al piccolo schermo che al grande, perché sembra di assistere ad una fiction di Rai uno su un argomento non troppo sfruttato come il tifo calcistico nel dopoguerra, con una rappresentazione ordinaria degli elementi sociali e delle due storie d'amore che corrono parallele agli incontri di calcio e una parte finale dove non manca una certa forzatura retorica nel voler collegare un omicidio compiuto più per motivi di vendetta personale alla violenza teppista degli ultrà dei decenni successivi. Purtroppo un po' deludente nel complesso, si apprezza la buona volontà di Leonardi e di Riccardo Lanzarone nel ruolo di Giulio. 

Voto 5/10

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