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L'uomo che non seppe tacere

Regia di Claude Pinoteau vedi scheda film

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La recensione su L'uomo che non seppe tacere

di Baliverna
9 stelle

Diventato spia sovietica con il ricatto, ora fugge inseguito dagli agenti del KGB, ma anche dai servizi segreti francesi. Brutto affare, ma bel film con un grande Lino Ventura.

Devo dire che mi ha proprio convinto questa pellicola del regista che avrebbe girato qualche anno dopo “Il tempo delle mele”. Siamo però in presenza di un'opera completamente diversa del classico con Sophie Marceau. Comunque, avevo già apprezzato il binomio Pinoteau-Ventura nell'interessante “Lo schiaffo”.

Questo è un buon film di spionaggio, che Pinoteau dirige con insospettabile mestiere e padronanza tecnica. La complessa trama viene condotta con fermezza, senza dare l'impressione di compressione (come invece accade spesso con i film tratti da romanzi), e neppure di momenti di stanca. Il regista fa inoltre ampio uso della macchina a spalla (ma senza “tremarella”, come va di moda oggi) e di soggettive, sempre ben scelte: segnalo in particolare la soggettiva in trattoria, di un personaggio che per alcuni secondi non sappiamo chi sia. Proprio una buona idea, che ci ricorda le potenzialità del cinema.

La pellicola è inoltre pervasa da una certa malinconia, e forse da un senso di fatalismo, da parte di chi sa che la propria vita è ormai bruciata dal suo essere stato una spia, e che in nessun caso si riapproprierà dell'esistenza normale che conduceva prima. Il non essere al sicuro in nessun posto e il dover contare solo sulle sue forze causano inoltre l'immensa solitudine del personaggio. Non sa neppure quanto dovrà durare la fuga. Inoltre, il protagonista è angustiato dal continuo sospetto verso quasi tutti, perché sa di essere seguito in incognito da personaggi senza scrupoli che vogliono farlo fuori a tutti i costi. Questa atmosfera malinconica è costruita anche dalla bella colonna sonora – scritta da due compositori a me sconosciuti – e dalla fotografia e dalla natura, entrambi a loro modo autunnali. E' bella anche la canzone - solo abbozzata purtroppo - dei due autorstoppisti.

Quanto all'immagine dei diversi servizi segreti, viene detto che “sono tutti uguali”, quanto a cinismo e spregiudicatezza, il che, probabilmente, era ed è vero.

Mi pare che Claude Pinoteau abbia seguito un percorso simile, e negli stessi anni, al tedesco Wolfgang Petersen: registi di talento e di potenzialità, che però ad un certo punto hanno deciso di corteggiare il grande pubblico con film così e così, con i quali hanno fatto quattrini ma praticamente tradito se stessi. Peccato.

Alcuni momenti che mi sono particolarmente piaciuti: l'episodio nell'appartamento della donna, che lo tradisce all'autorità in buona fede per presunzione; la maniglia della porta della camera d'albergo azionata lentamente da fuori; le malinconiche passeggiate del protagonista in uno sperduto paesino francese.

E' una pellicola ingiustamente dimenticata, che passa pochissimo e di notte in televisione, probabilmente - e stupidamente – per il fatto che nelle prime sequenze si parla in russo e in inglese, prima che inizi la parte francese doppiata in italiano. Il nostro doppiaggio è comunque dei migliori (con il grande Glauco Onorato che dà la voce al protagonista). Di Lino Ventura è quasi superfluo parlare bene.

Possiede analogie con “I tre giorni del condor” di Pollack, ma fu girato tre anni prima....

 

 

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