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Prey

Regia di Dan Trachtenberg vedi scheda film

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La recensione su Prey

di YellowBastard
6 stelle

Nel 1987 usciva nei cinema Predator, di John McTiernan con protagonista Arnold Schwarzenegger, diventato nel tempo (meritatamente?) un classico del genere e generando, anche compulsivamente, tra cinema e fumetti un universo narrativo relativamente complesso dedicato all’alieno creato da Jim & John Thomas (e spesso legato a a filo doppio con quello di Alien) ma, specie in campo cinematografico, con risultati altalenanti tra (poche) luci e (molte) ombre che faticavano a ritrovare la verve del capostipite..

 

New Predator movie on Hulu: Watch trailer now | SYFY WIRE

 

Trent’anni dopo la saga di Predator ci riprova con una nuova pellicola che, a partire dal titolo, ne ribalta il punto di vista passando da predatore (Predator) a preda (Prey), proponendosi come prequel (remake?) della saga, ambientandolo sulla Terra del 1719 in territorio Comanche, ma avvicinandosi molto di più all’intuizione iniziale di una specie de Lo Squalo ambientato nella terra ferma, in mezzo alla giungla (il sequel, spostando l’ambientazione nella “giungla urbana” di Los Angeles, sposava un’idea anche interessante ma sfruttata malissimo) e affidandone la regia a Dan Trachtenberg, alla sua seconda opera dopo 19 Cloverfield Lane, pellicola del 2016 e, anche questa. sequel (accidentale?) di un’altra saga cinematografica, e successivamente in TV con un episodio di Black Mirror e con il pilot di The Boys per Amazon Prime.

 

Autore anche della sceneggiatura insieme a Patrick Aison, Trachtenberg cerca di riportare al centro della storia la sfida tra cacciatore e preda, riunendo tutte (o quasi) le caratteristiche tipiche del franchise, riproponendo una storia piuttosto similare e ritornando anche al primordiale (istinto contro ragione, lotta per la sopravvivenza e/o la paura della morte), per un risultato semplice ed essenziale (e quindi universale) e anche in buona parte prevedibile ma che comunque funziona permettendo, da un lato, il ripristino di una dimensione tribale del cacciatore alieno, anche attraverso un confronto diretto con un’altra società tribale dedita (soprattutto) alla caccia come quella dei Comanche, e dall’altra esplorando proprio la cultura dei nativi americani riadattando anche il concetto di “caccia” sotto i suoi diversi punti di vista, da quello rituale e/o ludico a quello alimentare fino addirittura a quello politico (la caccia come arma di emancipazione femminile) in una combinazione, anche riuscita, tra tradizione e novità.

 

E contrariamente alla forza bruta di Schwarzenegger in Predator, in Prey la lotta per la sopravvivenza diventa soprattutto un gioco di astuzia e strategia, ancor più che nell'originale, con la protagonista che diventa un po’ il simbolo dell’ingegno umano capace di trovare soluzioni anche nelle situazioni più avverse e contro avversari molto più agguerriti e preparati.

 

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In fondo il film si limita a raccontare una delle storie più classiche di sempre, quella del rito di passaggio dalla giovinezza all’età adulta della protagonista, giovane in attesa della sua prima caccia per riuscire a dimostrare a se stessa e, soprattutto, alla sua comunità di poter essere molto di più di quello a cui vogliono relegarla gli usi e i costumi tradizionali (il regista ha descritto il film come la storia di una Principessa Disney rated R), promuovendone quindi l’indipendenza e la forza femminile (come da recente tradizione hollywoodiana) seppur rimanendo nella “comfort zone” di cliché & luoghi comuni pur di essere il più facilmente comprensibili dalla maggioranza del pubblico.

 

La metafora della caccia diventa quindi un contenitore per altri temi, dalla situazione della donna (che nonostante il passare del tempo rimane sempre la stessa) allo sterminio dei nativi americani ad opera dei bianchi, “predatori” ben più feroci (e stupidi) di qualsiasi mostro alieno, per arrivare poi al problema dell’ambiente e al rapporto dell’uomo con la natura, e se in Predator il protagonista (maschile) si trovava in un ambiente sconosciuto e che veniva quindi sfruttato dall’alieno a proprio vantaggio, in Prey accade esattamente il contrario ed è la protagonista (femminile) a sfruttare a suo vantaggio le conoscenze 8e il rispetto) che ha della natura circostante che diventa, quindi, sua alleata.

 E grazie a un cast prevalente autoctono e alla produttrice Jhane Myers, originaria della tribù dei Piedi Neri e studiosa di usi e costumi del popolo indiano, il film ne ha permesso un approccio il più rispettoso possibile.

 

Recensione di Prey: il franchise di Predator viene ripreso in un thriller  efficiente e violento - Jugo Mobile | Notizie e recensioni sulla tecnologia  e giochi

 

La giovane protagonista Amber Midthunder riesce a dare vita in modo soddisfacente a un personaggio difficile da rappresentare, riuscendo a farne trasparire le (forti) emozioni pur con, a volte, eccessiva esasperazione.

Molto buona anche la prova del giovane musicista Dakota Beavers, alla sua prima prova recitativa.

Tra il resto del cast Michelle Thrush, Julian Black, Stephany Mathias, Troy Mundle mentre nei panni del Predator c’é l’ex cestista Dane DiLiegro.

Un plauso va sicuramente poi anche al simpaticissimo (e coraggiosissimo) cane della protagonista.

 

VOTO: 6,5

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