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Prey

Regia di Dan Trachtenberg vedi scheda film

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La recensione su Prey

di leporello
6 stelle

Non si sa più a che mostro votarsi... Dio (quello del cinema) abbia in gloria King Kong e Godzilla e distolga benevolmente il suo sguardo da noi poveri cineamatori degli ultra duemila...

   Che poi vabbè, se serve un mostro, coi mezzi di oggi ne arrivano quanti ne vuoi (lavorandoci sopra, eh? mica a gratis). Questo di questo film, poi,  devo dire che ispira pure una certa simpatia, così come il film in generale: allocato nelle praterie dell’America del Nord in territorio comanche e datato scrupolosamente (sic!) al 1719 (ma davéro davéro? Non sarà stato il 1721? Sicuri sicuri?), il mostro in questione si avvale di tecnologie iper moderne microcippiche che, oltre alla (non infinita) invincibilità, gli conferiscono poteri non troppo chiari, a parte la brutalità e la cattiveria che si deve ad ogni mostro. Però ci sono un po’ di spunti che non sono da buttare via; restando al mostro, ad esempio, il ruolo riservato  alla sua “maschera”, privato della quale può diventare vulnerabile; Il ruolo del sangue, inteso come temperatura/consistenza corporea e vitale, puntualmente indicizzata dai dati cibernetici della testa del mostro; o l’erba magica che ne neutralizza l’intelligenza artificial/artificiosa.


   Poi l’eroina femmina (quella funziona quasi sempre), peraltro facilmente sugli scudi data l’inconsistenza maschile dell’eroicità proposta (ad esclusione del fratello di lei e del colonizzatore europeo che le insegna come usare una pistola, per il resto ci sono solo dieci stupidi indiani il cui capotribù assomiglia ad un grasso tacchino capace solo di starnazzare dopo che le cose sono finite); poi, se si vuole, il cagnolino dalle orecchie simpatiche e dalla faccia sveglia, qualche leprotto, un puma e un orso neutralizzati dalle infantili necessità fiabesche di questo lavoro. Peccato giusto una cosa: viste le forze disponibili  in campo il “cut” sul finale della scena madre in cui il mostro perde la testa è proprio fatto male, con poco sforzo si sarebbe potuto aggiungere un po’ di mitologico respiro che si era tanto inseguito per tutto il tempo e che proprio sul  più bello ci si lascia sfuggire. Bene invece l’accompagnamento musical/rumoristico molto intrigante che accompagna tutto il film fino all’ultimo titolo di coda. Cartoonizzati carinamente, questi ultimi confermano il target molto giovanile presso il quale il film può trovare consenso.

 

   Io che giovane non sono per niente, e che i King Kong  e  i Godzilla vorrei tanto che li trasmettessero in TV con la stessa frequenza di certi altri mostri tipo la Gruber o Bruno Vespa,  devo in conclusione confessare di non essermi affatto annoiato; non avrò visto chissà quale film, ma non mi sono annoiato. Non lo rivedrò, ma non mi sono annoiato. Fate voi.

 

 

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