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Don't Worry Darling

Regia di Olivia Wilde vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Don't Worry Darling

di port cros
5 stelle

Florence Pugh

Don't Worry Darling (2022): Florence Pugh

 

79ma MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2022 – FUORI CONCORSO

 

In quelli che sembrano gli anni 50 Alice (Florence Pugh) e il marito Jack (Harry Styles) sono tra gli abitanti della cittadina di Victory creata dal carismatico leader Frank (Chris Pine) in mezzo al deserto per ospitare i dipendenti della sua impresa impegnata nello sviluppo di un progetto top secret, di cui gli stessi familiari devono restare all'oscuro. La vita delle mogli di Victory, tra cura della casa e dolce far niente a bordo piscina, sembra scorrere senza intoppi: tutte le loro necessità materiali vengono soddisfatte dall'azienda, a patto che si impegnino a mantenere la massima discrezione. Tuttavia i comportamenti strani di una vicina di casa fanno sospettare Alice che ci sia qualcosa di losco nascosto sotto l'apparente tranquillità perfettina della comunità, al punto di ignorare i consigli della migliore amica (la stessa regista Olivia Wilde) e violare addirittura il divieto assoluto di avvicinarsi al misterioso laboratorio dove prestano servizio gli uomini della città. Le sue domande insistenti e sospetti impertinenti la mettono in rotta di collisione con il guru fondatore , proprio mentre il marito sta salendo la scala professionale e sociale di Victory.

 

Harry Styles, Florence Pugh

Don't Worry Darling (2022): Harry Styles, Florence Pugh

 

Il film di Olivia Wilde ambisce a rappresentare un apologo femminista contemporaneo, tuttavia il suo sguardo resta in superficie, accontentandosi di intrattenere con risvolti thriller e persino action e di soddisfare l'occhio con una confezione visiva laccata e patinata come il mondo (finto) di Victory. Il limite maggiore è che il suo immaginario appare di stampo derivativo e scarsamente originale, traendo a piene mani sia dal classico The Stepford Wives – La Fabbrica delle Mogli del 1974(poi oggetto di un remake con Nicole Kidman) sia da The Matrix per l'idea dei corpi posti in stato letargico nel mondo reale mentre la mente vive esperienze in realtà parallele. Così i colpi di scena finali hanno un effetto sorpresa abbastanza ridotto, rimandando a quanto già visto in altre opere che ogni appassionato di cinema ben conosce. Rispetto ai punti di riferimento sfruttati, la Wilde inserisce come novità contemporanea il pericolo rappresentato dai guru del maschilismo su Internet, ma si tratta di un passaggio sbrigativo, così come buttato lì per un mezzo secondo è l'ultimo ribaltamento che coinvolge la moglie del guru (Gemma Chan), che avrebbe forse aperto prospettive interessanti se anticipato e approfondito con diverse scelte di sceneggiatura. Anche la rappresentazione della borghesia dei sobborghi americani anni 50 come esempio negativo di soffocante repressione del femminile sotto una patina fasulla di benessere consumista non è nulla di nuovo, essendosi già vista in moltissimi film e serie.

 

Tra gli interpreti solo Florence Pugh appare ben in parte, mentre a Chris Pine manca il carisma necessario al suo antagonista, così come Harry Styles fatica a conferire le necessarie sfumature alla complessità del personaggio del suo Jack.

 

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