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Nope

Regia di Jordan Peele vedi scheda film

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La recensione su Nope

di YellowBastard
5 stelle

Jordan Peele é uno di quegli autori che hanno l’aria di essere costantemente in missione.

Più ancora di una propria poetica da seguire, della volontà di raggiungere ad ogni costo il successo anche con un sottofondo, comprensibile, di egocentrica soddisfazione, sia dei risultati al botteghino che dei continui incensamenti da parte della critica, Peele é soprattutto un autore con una missione, un qualcosa con cui ogni spettatore che vede un suo lavoro deve assolutamente fare i conti.

E questo non sempre è un bene.

 

Nope. La recensione del film di Jordan Peele

 

Sia con la sua prima opera Get Out, che nel 2018 gli valse l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, con il successivo Us che con l’ultimissima edizione del serial televisivo The Twilingh Zone, in cui si sostituisce addirittura a Rod Serling (e che, personalmente, ritengo però riuscita malino), l’ex-comico (ha iniziato come attore ed imitatore su Mad TV) Jordan Peele si é sempre contraddistinto per una sua cinica contestualizzazione della società americana focalizzata sull’ipocrisia, una malcelata intolleranza verso gli altri (Get Out) e sul tentativo di controllo assoluto dei potenti, attraverso il governo, della sua massa generalizzata (Us) che lo ha portato, in America, a diventare non soltanto una delle firme autoriali più importanti ma anche una garanzia commerciale tale da permettergli finanziamenti e (molta) autonomia, aspetti importantissimi in questo periodo post (!?) pandemico nel quale Hollywood dispone delle proprie finanze in modo particolarmente parsimonioso, puntando soprattutto su prodotti considerati economicamente sicuri (o quasi).   

 

La Universal gli mette invece a disposizione, proprio grazie alla nomea acquisita in America, un budget da blockbusters di oltre 120 milioni (più del triplo rispetto a Us) per la sua pellicola certamente più ambiziosa, tutt’altro che facile e scontata, e nuova evoluzione della sua epica narrativa per un film che, tra le altre cose, è sia spielberghiano che anche, profondamente, anti-spielberghiano.

 

Nope Jordan Peele Trailer Thoughts And Theories

Nope (2022) Ending Explained - Marvelous Videos

 

Con buona pace dell’ambizione di Peele di fare una pellicola che “ancora non esisteva”, mischiando la fenomenologia degli UFO con il genere horror (giusto per fare qualche nome Dark Skies (2013), Bagliori nel Buio (1992) o, ancora più d’antan, addirittura Plain 9 from Outer Space (1957) di un certo Ed Wood), Nope é soprattutto un’anomala fusione tra Lo squalo (primo vero blockbuster della storia del cinema) e Incontri ravvicinati del terzo tipo ma, sempre rimanendo in tema spielberghiano, anche di Jurassic Park e, il paragone é inevitabile, La Guerra dei Mondi con Tom Cruise (nome che non c’entra niente con il commento a Nope ma, visto il momento attuale e di come trasformi in oro tutto ciò a cui viene accostato, male non dovrebbe fare) ma ci sono anche rimandi, per atmosfera e, purtroppo, in una certa lentezza narrativa, anche a Signs (2002) di M. Night Shyamalan (ed essendo a sua volte debitore di molti echi spielberghiani...) mentre vi é riscontrabile anche un pizzico dell’orrore cosmico di lovecraftiana memoria (che ovunque lo metti ci sta sempre benissimo).

 

Noto per la sua capacità di asservire i codici di genere a una narrazione simbolica che rifletta le sue intuizioni più personali, Peele confeziona qualcosa di molto diverso da alieni e scimmie impazzite (ovviamente!) mostrandosi nelle premesse di un incubo oscuro tra fantascienza e social-thriller come un’idea di cinema (quasi) per tutti senza però rinunciare a una certa forma di autorialità ben nascosta tra le righe, mischiandovi all’interno elementi della storia romantica del western americano (l'allevamento di cavalli dei protagonisti in contrapposizione al luna park, fasullo e kitsch, a tema western) come anche il mondo dello spettacolo (il luna park di prima come anche e soprattutto il cinema e la TV) a partire proprio dalla celebre sequenza cronofotografica del 1887 di Eadweard Muybridge chiamata Sallie Gardner at a Gallop (ma conosciuta anche come The Horse in Motion), una serie di 24 fotografie che riprendono un cavallo al galoppo scattate con uno strumento chiamato Zooprassico, considerato da molti come il primo (?!) esperimento cinematografico della storia.

Tutti (!) conoscono la storia ma nessuno l’identità del fantino (guarda caso un nero) che era in sella al cavallo.

 

Nope - Recensione dell'horror a tema UFO di Jordan Peele | Nerdevil

 

Peele racconta quindi degli albori del cinema attraverso il suo genere fondatIvo più rappresentativo dell’America (il western) e dove il suo primo “cowboy” cinematografico era un afroamericano, successivamente sostituito dal prospetto del cowboy perennemente bianco che sarà centrale nell’immaginario collettivo relegando invece i neri nel cinema in attività collaterali, ma anche delle sue ossessioni e della caccia esasperante alla storia da raccontare o della ripresa perfetta trasfigurandola con un altro genere altrettanto derivativo (e subliminale) come quello dell’ horror, da sempre usato come strumento di rivelazione e di denuncia degli orrori del mondo, mentre nella seconda parte si impone invece una critica, più riuscita e spettacolarizzata, della tracotanza dell’uomo verso la natura (ma anche verso i suoi stessi simili) arrivando a sfruttarne per puro motivo speculativo (e anche a proprio danno) gli animali più pericolosi che continua ostinatamente a cercare di rinchiudere o a controllare per trasformarli in attrazioni, restio a ricordarsi che il loro istinto é pronto in qualsiasi momento a prendere il sopravvento.   

E quindi dell'impossibilità dell'uomo di non trasformare qualsiasi evento o situazione, per quanto tragica, in un motivo di guadagno o di rivalsa verso il prossimo, in una continua ricerca di gratificazione per se stessi che nel mondo moderno trova soddisfazione soprattutto attraverso l'immagine, da cui l'importanze esasperante (e nociva) della multimedialità (TV, cinema, social) e dei mezzi (telefonini, macchine fotografiche, cineprese e telecamere) che lo rendono possibile.

 

Ma con Peele il ritratto generale è sempre meno interessante di quanto si avverte invece sullo sfondo e anche in questo caso Nope é un insieme di troppe cose, spesso non sempre a fuoco, e, almeno nella risolutezza, non riesce come in altre occasioni a centrare davvero l’obiettivo.

Non mancano momenti di grande cinema, ulteriormente elevate (specie in notturna) dalle riprese in IMAX, come anche scelte narrative intelligenti (o almeno interessanti) o il tentativo di rivelare squarci di verità o di realtà misconosciute ma rimane comunque il rimpianto di quanto avrebbe potuto essere e che, invece, non é.

 

Abbiamo visto Nope di Jordan Peele in anteprima, ecco com'è

 

Del cast fanno parte Daniel Kaluuya, Keke Palmer, Steven Yeun, Brandon Perea, Michael Wincott, Barbie Ferreira e Keith David.

 

Prodotto, scritto e diretto da Jordan Peele Nope è purtroppo un film irrisolto, troppo tra le nuvole (!) per avere davvero i piedi per terra (nella realtà), e troppo aleatoria nella sua (meta)critica al cinema e all’industria o nella sua ottica anti-razzista per riuscire ad avere davvero un senso compiuto.   

 

VOTO: 5

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