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X - A Sexy Horror Story

Regia di Ti West vedi scheda film

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La recensione su X - A Sexy Horror Story

di mck
7 stelle

A Good Dirty Movie.

 

 

Pro-Logo. Il 4:3 arty, ma porno-filologico (HardCore, Boogie Nights, the Deuce, Adult Material, Pleasure), che si allarga a 16:9 è in realtà una finestra “fordiana”, cioè senza mascherine preventive ai due lati, ma solo le assi di legno delle pareti a reggere gl’infissi, aperta e svelata, poi, da una carrellata in avanti che si affaccia verso l’esterno del “Red State” spalancando il quadro all’ennesima variante di “the Texas ChainSaw Massacre” (ma si pensi pure a “the Hills Have Eyes”), A.D. 1979.

 


Vale a dire: inizia bene, “X” (come “rated”, come “factor” e come le gambe in azione di una ballerina o di una peripatetica), l’ottava fatica nel lungometraggio cinematografico del regista, sceneggiatore, produttore e montatore Ti West (a volte anche compositore, una tantum direttore della fotografia e un po’ più spesso attore per sé stesso e per altri colleghi come Adam Wingard, ma in particolar modo per l’amico mumblecore Joe Swanberg), e, per la cronaca, prosegue altrettale (ad esempio con un dolly a salire che abbandona il Bayou Burlesque...

 

 

...per rivelarne l’ubicazione sprofondata in un impressionante panorama periferico-industriale), rimanendo sì entro i binari del canone, ma conducendo il convoglio a passo sicuro e spedito [ed è inevitabile paragonare l’ultima reiterata versione del franchise creato da Tobe Hooper (e anche quello di Wes Craven) a metà anni settanta rimessa in scena in questo stesso 2022 ad opera di Fede Álvarez e Rodo Sayagues allo script e David Blue Garcia dietro alla MdP col titolo mono-consonante, constatando una vittoria netta ai punti per quest’ultimo].

 

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C’è da dire che un bel deragliamento verso territori “altri” (e d’altronde, come si dice ad un certo punto nel film, “è meglio implorare perdono che chiedere il permesso”) rispetto al genere (ma paradossalmente non nei confronti del mainstream) sarebbe stato quello di affidare ad uno dei caratteri più fragili all’interno del gruppo il ruolo di cattivo, invece che consegnarlo nelle logiche mani della coppia di anziani (the Visit, the Owners), ma il “tocco” autoriale è dato invece dall’aver sdoppiato la protagonista tra eroina...

 

 

...e villain, regalando alla prima un lieto fine possibile (con bestemmia inclusa) e alla seconda la “consolazione” e l’onore delle armi di un prequel (“Pearl”, per l’appunto, girato a ruota di “X”, e sempre nello stesso emisfero e continente australe, nell'Isola del Nord della Nuova Zelanda, in una medesima "the Bubble" anti-CoViD-19, ed ambientato durante la WW1: lo slasher “pretende” la saga seriale), ché sì, il film _è_ Mia Goth [Nymph(‘)Maniac, the Survivalist, A Cure for Wellness, MarrowBone, Suspiria, High Life, Emma, MayDay e the House].

 


Completano il cast Jenna Ortega (WednesDay), Brittany Snow (BushWick), Scott “Kid Cudi” Mescudy (Don’t Look Up), Martin Henderson (Grey’s Anatomy), Owen Campbell (Super Dark Times), Stephen Ure e James Gaylyn. Fotografia di Eliot Rockett. Montaggio dello stesso, come già detto, Ti West, in coppia con David Kashevaroff. Colonna sonora originale di Tyler Bates e Chelsea Wolfe.

 

 

Musiche preesistenti pescate a piene mani (supervisione di Joe Rudge) dall’outlaw country rock, con un’intrusione dei Mungo Jerry e il rullo dei titoli di coda affidato a Robert Plamer. Presentato al South by SouthWest, è stato co-prodotto e poi distribuito in U.S.A. da A24

 

E no, Ti West non è Quentin Tarantino, ma il gioco di citazioni/omaggi, slegate dal contesto e puramente tecnico-formali, e financo ribaltate nello svolgimento (the Shining), oppure più “ambientali” (Alligator), o prettamente “politiche” (il VietNam del Blue Movie warholiano), non è per niente buttato via, “because it is possible to make a good dirty movie”.

 


* * * ¼/½ - 6.75     

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