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Elvis

Regia di Baz Luhrmann vedi scheda film

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La recensione su Elvis

di Antonio_Montefalcone
8 stelle

Il “più grande uomo di spettacolo del 20° secolo”

La vita e la musica di Elvis Presley viste attraverso la relazione con l’enigmatico manager, il colonnello Tom Parker. La trama approfondisce le complesse dinamiche tra i due nell’arco di oltre venti anni, quando Presley raggiunse un livello di celebrità senza precedenti; mentre sullo sfondo un panorama culturale in evoluzione e la perdita dell’innocenza di una nazione segnata dalla segregazione razziale e dagli omicidi di Martin Luther King e Bob Kennedy.

Sotto questa lente, Elvis appare nella pellicola di Luhrmann come un’anima scissa e tormentata.

Gli sceneggiatori sottolineano molto la dimensione dell’impegno politico, verso cui il protagonista avrebbe tentato di avvicinarsi per tutta la carriera ma sempre bloccato dall’opportunismo del proprio manager che gli proibiva di toccare temi scottanti e controversi, come la religione e la politica.

 

Il film è però anche un raffinato spaccato dell'industria musicale a cavallo tra gli anni '50 e '70, quando ancora si sperimentava un sistema ancora in costruzione ma già cinico, manipolante e intrappolante.

E così se col colonnello Parker (vero e proprio contraltare del genio di Presley), e il suo lato cinico, meschino e brutale, ci si sofferma sugli aspetti filmici legati all’invenzione del Re del Rock 'n Roll; con il personaggio di Elvis stesso, si cerca di cogliere il lato più umano, il privato dietro a quello pubblico, l'uomo dietro il mito.

L’Elvis interpretato da un sorprendente Austin Butler, nelle mani del regista, diventa un’icona colorata, energica e sfrenata ma assume anche un’aura malinconica, tragica e quasi mistica.

La pellicola ci mette di fronte al mito e alla grandezza autodistruttiva di Presley attraverso un flusso di esperienze musicali, generi, suggestioni, concerti e performance.

E gradualmente l’epopea si fa più cupa, più intimista, ci si concentra sui tormenti, sul tracollo.

Austin Butler

Elvis (2022): Austin Butler

 

L’aspetto visivo strabordante, barocco ed eccessivo del film, fatto di colori, movimenti vorticosi e musica (e come sempre fotografia, scenografia, montaggio e colonna sonora sono eccezionali), sposa appieno lo stile di Baz Luhrmann con quello dello stesso cantante, nei suoi modi di essere, di fare, di cantare, negli atteggiamenti, nell’abbigliamento, eccetera: un gioco di mimesi superlativa (soprattutto da parte dell’attore protagonista, un’autentica rivelazione) che stupisce per somiglianza e ricostruzione minuziosa, ma anche per il trasporto emozionale che riesce a creare nei riguardi dello spettatore, immediatamente immerso nelle vicende dell’opera e soprattutto nell’interiorità del cantante. Molte sono le sequenze in tal senso efficaci, tra tutte quella del finale, dove un Elvis sovrappeso e sofferente canta “Unchained Melody” al Market Square Arena di Indianapolis.  

 

Nel segno dello sfarzo e della ridondanza più spettacolari, il regista utilizza i ricordi del colonnello Parker (un bravissimo Tom Hanks, sommerso dal make-up) per ricostruire le tappe più interessanti della carriera di Elvis: il quartiere nero dove è cresciuto; l’influenza del Rhythm and Blues; la centralità musicale di Memphis; il fascino esercitato sulle donne; il rapporto con il padre e la madre; l’incontro con la futura moglie Priscilla; le implicazioni sociali delle sue performance; il sogno di una carriera a Hollywood; e il lungo periodo finale a Las Vegas. La musica si era impossessata del corpo di Elvis. Lì sul palco, con il suo inconfondibile modo di muoversi e di sprigionare erotismo.   

L’intuizione vincente di quest’opera è di puntare sulle grandi Hit: “Love Me Tender”, “Suspicious Minds”, “Hound Dog” e sulle memorabili esibizioni in palcoscenico, alternandola anche con la musica moderna.

 

E così il film diventa uno spettacolo godibile, piacevole e coinvolgente, una vera e propria ipnotica esperienza visiva e sonora capace di far emozionare e commuovere lo spettatore, perché sa trascendere i limiti del film biografico nel senso classico del genere, e cerca di avvicinarsi (secondo l’interpretazione degli autori) alla vera essenza di Elvis per farcela abitare. 

Vita, morte, resurrezione di un cinema che si riflette dunque sull’immagine di Elvis Presley.

 

Il risultato finale, convincente e suggestivo, valorizza il genio di Presley e la sua importante influenza nella musica Rock, ma, attraverso la metamorfosi del suo destino in un incubo quasi gotico e surreale (Presley imprigionato dai ricatti economici, dall’abuso di droghe e dalla manipolazione psicologica di Parker), ne mette in evidenza anche le ansie, le paure, la gloria e l'autodistruzione.

La leggenda torna così carne e ossa, per poi rifarsi mito immortale. Farsi questo film esplosivo.

La realtà e lo spettacolo si fondono e confondono tra loro, e alla fine sembrano la stessa cosa, in tutta la loro potenza magica ma anche in tutta la loro carica distruttiva, bellezza ma anche orrore.

Era stato così per Presley, e, in un certo senso e per altri versi, è così anche per ognuna delle nostre esistenze…

Elvis (2022): Trailer ufficiale italiano

 

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