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Elvis

Regia di Baz Luhrmann vedi scheda film

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La recensione su Elvis

di diomede917
8 stelle

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: ELVIS

 

Patti chiari e amicizia lunga, Elvis non una Biopic nel senso stretto del termine. Elvis è Baz Luhrmann all’ennesima potenza.

È fin dalle prime scene, uno spettacolo roboante. È la somma del suo cinema ma al pieno della sua maturità artistica, nelle quasi 3 ore del film si comprende a pieno quanto il suo percorso registico sia arrivato al suo apice.

Dopo aver riletto Shakespeare con un Romeo + Giulietta rispettosissimo nel testo e personalissimo nella messa in scena, ambientato la Traviata dentro al Moulin Rouge al suono di Elton John e diretto un classico della letteratura americano come Il Grande Gatsby con il suo Magic Touch con Elvis Baz Luhrmann prende un mito della cultura mondiale, il Re del Rock & Roll e realizza la sua personale versione dell’Amadeus di Milos Forman.

La storia di Elvis viene raccontata dal punto di vista dell’uomo che lo ha creato ma al tempo stesso è stato il suo principale carnefice. Come con il Salieri di Fred Murray Abraham, la storia parte dalle parole del Colonello Tom Parker manager storico di Elvis ormai in punto di morte “Voi crederete che io sia il cattivo della storia”, interpretato da un bravissimo Tom Hanks tutto carisma e lattice.

L’Elvis di Baz Luhrmann è un film che poggia su diversi piani allegorici, la storia raccontata nel film è una matrioska di metafore che si nascondono una dentro l’altra.

Elvis è la storia di come il Talento possa essere la chiave per ogni forma di libertà ma al tempo stesso il tuo peggiore nemico che ti porta a vivere in una sorta di gabbia dorata che ti fa vivere imprigionato e infelice.

Quel movimento pelvico simbolo provocatorio di una società americana conformista ancorata ai vecchi valori che praticamente “Uccide” tutti coloro che provano a cambiarla da Martin Luther King a Bobby Kennedy, Elvis verrà spedito addirittura in Germania per espiare le proprie colpe.

Elvis sarà talmente prigioniero del proprio “Personaggio” da voler cercare di emulare il talento altrui con risultati fallimentari, la voglia di essere il nuovo James Dean lo porterà ad imbucarsi in una sorta di imbuto cosmico (bellissima la scena di lui sulle colline di Hollywood che guarda il planetario dove fu girato Gioventù bruciata mentre chiede aiuto per cambiare e sotto sotto fuggire dal Colonello Tom Parker).

Ma Elvis è soprattutto un film sulle paure americane purtroppo ancora presenti.

Il colonello Tom Parker con la scusa della “Sicurezza” impedirà ad Elvis di uscire dal falso mito del “Sogno Americano”. Niente Europa, Niente Giappone. Solo concerti massacranti ed esclusivi nel luogo più falso che possa esistere negli USA e che solo un bravo imbonitore riesce a gestire….LAS VEGAS.

Baz Luhrmann ha la fortuna e la capacità di scegliere un ottimo Austin Butler, che non scimmiotta Elvis anzi fa sue le caratteristiche più deboli e tristi di un personaggio in balia del suo mito. Una sorta di Merchandising vivente (significativa la scena in cui vendono le spille sia di I Love Elvis che di I Hate Elvis. Un personaggio contraddittorio da sfruttare a 360) che riesce a essere se stesso solo sul palco perché le uniche persone che riesce ad amare veramente sono i suoi fans.

Ed è nella rappresentazione della sua ultima performance, ad una settimana dalla morte, cantando Unchained Melody (mescolando Austin Butler ed il vero Elvis Presley) che vediamo la fine di un uomo ma l’inizio infinito del Mito Elvis Presley. E si piange parecchio.

Voto 8

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