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Alcarràs - L’ultimo raccolto

Regia di Carla Simón vedi scheda film

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La recensione su Alcarràs - L’ultimo raccolto

di alan smithee
7 stelle

locandina

Alcarràs - L’ultimo raccolto (2022): locandina

AL CINEMA

L'estate del lavoro duro e del raccolto è da tempo immemore l'occupazione che consente a due famiglie di concentrarsi sulla raccolta delle pesche piatte saturnine che costituiscono il principale raccolto della tenuta di un vecchio agricoltore, coadiuvato dai due figli e dai nipoti.

Una fase importante per l'economia di quella famiglia ancora patriarcale, legata a quella terra e alle origini mai abbandonate.

Ma da tempo il vicino, che sta estirpando le coltivazioni per installare ovunque pannelli fotovoltaici, in grado di produrgli energia e quindi remunerazione facile e senza fatica, sta avanzando dubbi circa la titolarità che la famiglia in questione può avere circa la proprietà delle terre che circondano la casa poderale.

"Una volta bastava una stretta di mano e non si firmava nulla", prova a difendersi con candore ed innocenza d'altri tempi il capostipite anziano della famiglia, che preferisce rifuggire ai loschi pensieri che assillano la sua mente, trascorrendo le giornate a raccogliere frutta e a contemplare la vecchia enorme pianta di fico con cui da ragazzo egli si sfamava quando la fame non era una mera questione di appetito, bensì di quotidiana sopravvivenza.

scena

Alcarràs - L’ultimo raccolto (2022): scena

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Alcarràs - L’ultimo raccolto (2022): scena

E tra liti familiari che nascono e si incendiano soprattutto a causa del caratteraccio isterico ed impulsivo del nuovo leader che si è spostato sulla generazione dei quarantenni, uomo instancabile e gran lavoratore, ma pessimo diplomatico in grado solo di gettare benzina sul fuoco e accendere micce, tra figli in età teen che improvvisano coltivazioni di marijuana tra le piante di mais, e i bimbi che giocano spensierati tra ruderi di auto e vecchi fortini militari abbandonati, si consuma, probabilmente, l'ultima stagione del raccolto.

Perché ormai produrre dalla terra e faticare non paga più, e la Grande Distribuzione ha reso vani i sacrifici fisici degli agricoltori costretti a svendere il frutto delle proprie colture a prezzi da fallimento.

Alcarràs è il secondo film della brava regista catalana Carla Simòn, già nota per il riuscito Estate 1993, che torna al mondo rurale con questo apologo sulla fine inesorabile delle piccole iniziative contadine familiari, strozzate dalla prepotenza di una GD che impone, decide, e sotterra la libera iniziativa, contribuendo allo spopolamento delle campagne e alla morte della sana concorrenza commerciale.

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Alcarràs - L’ultimo raccolto (2022): scena

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Alcarràs - L’ultimo raccolto (2022): scena

Ma Alcarràs convince soprattutto per la scelta di attribuire ruolo anche sfaccettati ad attori non professionisti chiamati a riprodursi, a recitare loro stessi in un contesto realista in cui tutto appare si verifichi in contemporanea e nella realtà in cui la cinepresa riprende e filma.

Chi non ha mai avuto occasione di far parte di un mondo contadino in qualche modo assimilabile, potrà arricciare il naso: chi ha ascoltato i racconti dei padri e dei nonni sulle piante di fico che aiutavano a sfamare appetiti in arretrato da mancanza di cibo, chi ricorda i pranzi all'aperto nelle pause di lavoro della famiglia allargata e patriarcale, persino chi ricorda i piatti di lumache cotte dopo elaborate e pazienti operazioni di filtrazione e pulitura, potrà invece apprezzare maggiormente questo film che, nonostante qualche inevitabile tocco retorico, dipinge bene e in modo piuttosto realistico una categoria economica di lavoratori sempre più oppressi da incertezze, da scorrettezze del mondo del commercio, e dalla smania di compromettere una catena produttiva che, con onestà, consentirebbe a ogni produttore ed intermediario sani e corretti margini di guadagno compatibili con tutta la filiera.

 

 

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