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Tapirulàn

Regia di Claudia Gerini vedi scheda film

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La recensione su Tapirulàn

di mm40
2 stelle

Emma fa counseling psicologico online. Mentre ascolta i suoi clienti in videochat, corre su un tapis roulant. Mentre Emma aiuta gli altri a risolvere i loro problemi, però, se ne affaccia uno gigantesco sulla sua vita: torna a contattarla sua sorella, che non sente da tantissimi anni, per dirle che il loro padre sta male e ha bisogno di lei.


Tutto troppo semplice e schematico, in questa pellicola che segna l'esordio registico di Claudia Gerini, che si ritaglia il ruolo centrale nel lavoro e collabora anche alla stesura della sceneggiatura, con Fabio Morici (soggetto di quest'ultimo e Antonio Baiocco). Tutto un po' troppo perfettino e quindi prevedibile, insomma, difetto difficile a perdonarsi e che va ad associarsi suo malgrado a una recitazione non sempre curata a dovere; se la protagonista – la stessa Gerini, appunto – fa benissimo quel che deve fare, infatti, la stessa cosa non può dirsi di parecchi dei numerosi comprimari in scena, quasi sempre ridotti nei loro ruoli peraltro a semplici macchiette. Sì, sostanzialmente Tapirulàn è la storia di Emma e dei suoi tormenti interiori, della sua doppia vita come professionista e come donna, come essere umano; ma il vortice di personaggi minori che le gira attorno finisce molto presto per apparire un po' forzato (l'omosessuale non dichiarato, il nevrotico compulsivo, il potenziale suicida, etc.) e – ahinoi – banalotto. Oltre a tutto questo, l'idea del tapis roulant è abbastanza discutibile di per sé; la prima considerazione da farsi sull'argomento è che pare davvero strano che la protagonista non abbia mai il fiatone – ma ovviamente i dubbi non finiscono qui. Il finale, con quel colpo di coda non del tutto originalissimo e le sue mostruose implicazioni (il perdono è inutile, il rancore è carburante vitale), è poi un po' sbrigativo e decisamente poco convincente a sua volta. 2,5/10.

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