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Todo modo

Regia di Elio Petri vedi scheda film

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La recensione su Todo modo

di cheftony
6 stelle

Siete qui riuniti per vostra spontanea volontà, come ogni anno. Nell'isolamento e nella spoliazione di tutti i vostri privilegi ed affetti. Per creare con...preghiere, meditazioni, colloqui...un linguaggio che vi riavvicini a Dio. Ma Dio, Dio vorrà ascoltarvi? Voi tutti siete uomini politici, voi siete i figli privilegiati di Dio. Coloro che governano questo Paese in nome della fede. Eppure io leggo nei vostri occhi smarrimento, paura. […] Siete forse spaventati di fronte alla prospettiva di perdere il vostro potere? Il potere che da tanti anni usate sugli uomini e sulle cose.”

 

Mentre l'Italia comincia ad esser flagellata da una misteriosa epidemia, in un eremo sconosciuto alle masse ha luogo l'annuale ritiro spirituale, improntato sugli Esercizi spirituali teorizzati dal fondatore dell'ordine dei Gesuiti Ignazio di Loyola, di una grossa fetta della classe dirigente politica ed industriale.

Classe dirigente rappresentata da membri illustri del partito di governo, di cui il Presidente (Gian Maria Volonté) è il principale punto di riferimento, e dalla Chiesa Cattolica, che nell'eremo trova la propria guida nel custode don Gaetano (Marcello Mastroianni), prete torvo e minaccioso.

Il ritiro può essere l'occasione per riorganizzare il partito, talmente espanso sul territorio e sulla società da ritrovarsi segretamente dilaniato da lotte fratricide fra fazioni e interessi contrastanti, con il Presidente costretto dalla difficoltà contingente ad essere l'uomo del compromesso. Il repulisti morale parte dai sermoni, dalle confessioni e dalle “prescrizioni” di don Gaetano, abile con le parole e rispettato dai grandi del Paese lì riuniti, nel reciproco interesse che sempre ha spinto la Chiesa e il partito a collaborare per l'egemonia.

Ma, durante un'assurda processione collettiva a suon di rosari d'espiazione in su e in giù per una stanza, di colpo viene ucciso per mano ignota l'onorevole Michelozzi. È l'inizio di una catena serrata di delitti, insensati e apparentemente scollegati, finché il Presidente...

 

 

Uno degli ultimi film del grande Elio Petri, “Todo modo” ebbe la sfortuna di inserirsi in un contesto problematico addirittura al di là dei preventivabili problemi con la censura e con l'ostracismo della Democrazia Cristiana sbeffeggiata da questo grottesco film: infatti, solo due anni dopo il presidente della DC Aldo Moro venne sequestrato e ucciso dalle BR; fatto che sconvolse l'Italia e che non agevolò la fruibilità di un film in cui un gigantesco Gian Maria Volonté modellava fac-similarmente il suo ruolo su quello di Moro per aspetto e gestualità.

Un altrettanto bravo Mastroianni domina la scena e i dialoghi più interessanti insieme a Volonté, ma anche il contorno è in parte e di rilievo, con Mariangela Melato, Michel Piccoli e un sorprendente Ciccio Ingrassia. Sul piano puramente tecnico funziona davvero tutto, come previsto se sommiamo agli interpreti la regia di Petri, la fotografia dello specialista Luigi Kuveiller, le scenografie del già esperto Dante Ferretti e le musiche di Ennio Morricone.

Tante eccellenze insieme, per una volta, non garantiscono un risultato di prim'ordine, purtroppo: “Todo modo” è una satira di rara ferocia, che smaschera senza pudore le ipocrisie, gli interessi a braccetto con la Chiesa, il controllo capillare sul Paese anche attraverso ingenti quote azionarie sulle industrie da parte del partito che ha governato l'Italia per circa 45 anni dal Secondo Dopoguerra. Ispirato dall'omonimo romanzo giallo di Leonardo Sciascia, Petri si discosta da esso per fare una denuncia forte e grottesca, ma il materiale, corposo e complicato, gli sfugge di mano: troppo metaforico e di scarso interesse come giallo, parossistico come attacco ai vertici della DC, limitato alla sola figura di don Gaetano come invettiva anticlericale, “Todo modo” finisce con l'essere confuso, incespicante e, pur restando un'opera atipica, coraggiosa e dall'indubbio fascino visivo e concettuale, lascia la sensazione che “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (sempre opera del sodalizio Petri – Volonté) resti la satira sul potere dello Stato più efficace e drammatica di sempre. *** e ½

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