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L'arma dell'inganno - Operazione Mincemeat

Regia di John Madden vedi scheda film

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La recensione su L'arma dell'inganno - Operazione Mincemeat

di YellowBastard
5 stelle

Il film racconta gli eventi legati all’omonimo piano condotto nella primavera del 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, dai servizi anglo-americani allo scopo, con gli Alleati pronti a sbarcare in Sicilia, di depistare l’esercito tedesco e di proteggere lo sbarco dal fuoco nemico spostandone l’attenzione, (e le forze naziste) a una ipotetica invasione della Grecia evitando quindi un massacro e una probabile disfatta.   

La strategia escogitata da due ufficiali dell’intelligence inglese, Ewen Montagu e Charles Cholmondeley, ruota tutto intorno a un cadavere e alle informazioni, ovviamente false, che devono necessariamente cadere in mano al nemico depistandoli sulle reali intenzioni degli Alleati.

 

L'arma dell'inganno Operazione Mincemeat: recensione Cinematographe.it

 

L’Operazione Mincemeat era già stata raccontato al cinema in L’Uomo che non é mai esistito (1956) , film basato sull’omonimo libro del 1953 dello stesso Montagu, in questo caso invece la sceneggiatrice americana Michelle Ashford (ATF, The Pacific, Cat Person, Master of Sex) basa la sua storia sul libro L’uomo che non c’era dello storico e giornalista inglese Ben Macintyre per una ricostruzione storica e riflessione sulla verità (o sulla menzogna?) che si presta particolarmente bene alle idee di cinema del suo regista, l’inglese John Madden (Shakespeare in Love, Il mandolino del capitano Corelli, Proof- La prova, Il debito, Miss Sloane).

 

L’arma dell’inganno quindi più che un film su un episodio della Seconda Guerra Mondiale, per quanto così importante, é in realtà una pellicola su come nascono, si elaborano e vengono infine realizzate storie incredibilmente false ma che, se ben raccontate, possano subdolamente dirottare le attenzioni del nemico, certo, ma anche della gente, dell’opinione pubblica come ancora di governi, imprese private o istituti finanziari ecc., in questo caso dandone una lettura positiva del fenomeno ma è innegabile che, rivolgendo invece l’attenzione al presente, questa sia spesso degenerata in una forma incontrollata (e pericolosissima) di falsificazione, propaganda e/o alterazione sociale e politica anche della stessa realtà storica, presente e passata (leggi fakenews che non é certo un’invenzione di oggi ma che esiste invece da quando l’uomo ha praticamente “inventato” il linguaggio).  

 

Una costruzione artificiosa di una narrazione attraverso la quale manipolare le sorti di un contesto socioculturale (anche in paesi molto lontani) che la suggestione, se ben indirizzata, può suscitare anche attraverso pochissimi dettagli, particolari o semplici minuzie alterando la percezione di un osservatore il quale, trovandosi di fronte a una realtà fittizia degli eventi, ne verrà comunque condizionato finendo per credere, magari anche solo in parte, alla realtà che gli viene proposta.

 

L'arma dell'inganno - Operazione Mincemeat - Trailer [it] - Cineuropa

 

L’evento spionistico reale e la sua immaginazione, costruito per essere ancora più reale della realtà, non si fondono mai veramente ma finiscono comunque per confondersi permettendo a quest’ultimo di incunearsi dentro al vero rendendolo indistinguibile dal primo.

E il regista lo rende evidente attraverso la figura “reale” di Ian Flemming, agente del controspionaggio inglese e futuro scrittore reso immortale dalla creazione dell’agente segreto per antonomasia: James Bond.

 

Eppure la spia più famosa del mondo non é mai esistita. Come non é mai esistito il Tenete William Martin. Eppure entrambi sono stati capace di condizionare la realtà trasfigurandola (seppur in maniere diverse) come una persona “reale” non sarebbe mai riuscita a fare.

L’immaginazione (“Al Comitato 20 siamo circondati da scrittori”) che diventa ancora più potente (e quindi pericolosa) della realtà stessa.

 

Eppure Madden, nonostante ogni aspetto della pellicola venga trattato con estrema attenzione soprattutto riguardo alle spettro emotivo dei suoi protagonisti, raramente riesce davvero a centrare il bersaglio, attardandosi invece in troppe linee narrative e impantanandosi, colpevolmente, in un melò abbastanza superfluo e che tende costantemente a portare la storia fuori dal suo “vero” centro narrativo, o ancora in lunghe parentesi narrative che però finiscono per rallentare la storia con il rischio di perdere la presa sullo spettatore o che non riesca a farsi prosa davvero appassionante come il pezzo di storia che racconta meriterebbe davvero.

Un pamphlet sull’origine della post verità che non riesce però ad assecondare per davvero, troppo preoccupato forse di dare all’incipit un’impronta il più positivista possibile (si tratta comunque della "celebrazione" di un fatto storico) nascondendone però gli aspetti più contradditori.

 

L'arma dell'inganno, spionaggio e fake news in guerra - Cinema - ANSA

 

VOTO: 5,5

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