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Nostalgia

Regia di Mario Martone vedi scheda film

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La recensione su Nostalgia

di barabbovich
8 stelle

Dopo 40 anni, Felice Lasco (Favino, all'ennesima prova titanica) torna nella "sua" Napoli per fare visita alla madre morente (Quattrocchi), nei bassi del rione Sanità. Lasciato il capoluogo campano a 15 anni per andare a lavorare in Libano e diventare poi un affermato imprenditore in Egitto, Felice ha anche un conto in sospeso con il suo passato: quello che lo legava in un'amicizia fraterna a Oreste Spasiano (Ragno), detto o Malommo, boss indiscusso e feroce della camorra locale e acerrimo nemico di un prete (Di Leva) che cerca di portare un po' di legalità in quelle strade.
Con Nostalgia Martone firma il suo capolavoro, raccontando le palpitazioni di un uomo al quale denaro, successo, una vita agiata e una bella moglie non bastano a seppellire i fantasmi del passato, a lasciare una città alla quale, dopo la morte della madre, non avrebbe più nulla da chiedere. Attraverso il prisma della vicenda di Felice, il film - che è tratto dall'omonimo romanzo di Ermanno Rea - ci squaderna davanti l'incompiutezza del nostro passato, la necessità di dare un senso definitivo alle esperienze-chiave della nostra vita. E lo fa attraverso un dispositivo che fa leva sulla progressiva trasformazione della lingua del protagonista, che - a mano a mano che Felice ritrova le sue radici, cambiando anche abitudini e abbigliamento - perde il pidgin iniziale per recuperare l'accento vernacolare. L'accento di una città che è un dedalo di viuzze, anfratti, grotte, valloni, catacombe, case scolpite nel tufo, una città madre-matrigna, lo spazio placentare che non lascia andare i propri figli, anche a costo di condannarli a una durissima resa dei conti con il proprio indelebile passato. Un passato che Felice cerca di riscattare ribaltando i ruoli del proprio vissuto, come nella scena (da antologia) più dolente del film, quella pietà michelangiolesca rovesciata in cui è il figlio a fare il bagno alla propria madre, per ritrovare quell'identità perduta quarant'anni prima. D'altronde, come avvertono i due versi di esergo di Pasolini, "La conoscenza è nella nostalgia. Chi non si è perso non possiede".

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