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Nostalgia

Regia di Mario Martone vedi scheda film

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La recensione su Nostalgia

di diomede917
8 stelle

CIAK MI GIRANO LE CRITICHE DI DIOMEDE917: NOSTALGIA

 

Vorrei dirlo subito in apertura di recensione, Mario Martone sta attraversando uno stato di grazia al livello registico sfornando uno dietro l’altro dei film di qualità altissima che sebbene abbiano Napoli come unico comun denominatore nella realtà dei fatti sono girati in tre maniere così ben distinte da far dubitare che sia stata la stessa mano.

Se con Il Sindaco del Rione Sanità aveva mescolato il vecchio e il nuovo come registro narrativo, lasciando intatta la scrittura di De Filippo supportata dalla modernità stilistica del Gomorra Style e con Qui Rido io, con la scusa di rendere omaggio al vero Mito della teatralità napoletana come Eduardo Scarpetta ha fatto un lavoro di più ampio respiro sul diritto di Satira, con Nostalgia ha voluto rendere omaggio ad una penna sopraffina della nuova Napoli come Ermanno Rea e ci racconta Napoli attraverso il cambiamento del quartiere Sanità.

E lo descrive come lo descriverebbe un regista come Asghar Farhadi, sembra più un film iraniano che un neorealista che traccia il solco nel passato italiano.

Protagonista è Felice, un uomo che ha fatto fortuna in Egitto e che dopo 40 anni di assenza da Napoli torna per accudire la mamma malata.

Si sa pochissimo di lui, lo scopriamo passo passo con lo sviluppo del film. Prima è un’anima persa che vaga nei vicoli del suo quartiere che sembra veramente uno squarcio del Cairo.

Poi inizia a parlare un italiano stentato fortemente influenzato dalla sua vita araba e poi piano piano iniziamo a conoscere un po’ più di lui, i motivi per cui ha lasciato Napoli ma soprattutto il vero motivo per cui è ritornato.

È un racconto in crescendo che Mario Martone è bravissimo a raccontarcelo con tappe minimaliste ma molto intense.

Prima il rapporto con questa mamma all’apparenza fragile e debole, la scena in cui la lava nel catino in mezzo alla stanza è di una sofferenza imbarazzante. Nel corso del film arrivano dei personaggi che sbloccano la memoria del protagonista e che ne liberano quel senso di nostalgia verso un passato violento che non se ne andrà via di dosso neanche 40 anni dopo.

Da Don Luigi un prete coraggio, interpretato da un bravissimo e convincente Francesco Di Leva già Sindaco per Martone, che cerca di salvare i ragazzi del quartiere dal loro destino in gran parte segnato con l’unica alternativa possibile, la bellezza della cultura. Al personaggio altrettanto chiave interpretato da Nello Mascia che è un vecchio uomo innamorato della mamma del protagonista e che fin da piccolo ha voluto preservarlo dalla realtà violenta di quel quartiere.

E poi c’è Oreste, il migliore amico, il fratello mai avuto che il fato ha diviso ferocemente quando avevano 15 anni e che ha segnato per sempre le loro vite.

Nostalgia parla dei sensi di colpa, parla di personaggi che hanno il proprio destino segnato, che possono andare dall’altra parte del mondo, che possono passare pure 40 anni ma alla fine la vita viene sempre e comunque a chiedere il conto. Perché dal tuo DNA non potrai sfuggire nemmeno dopo tre vite.

Mario Martone è bravissimo a raccontare questa lunga discesa agli inferi della propria coscienza.

Ci sono almeno tre scene chiave che rimarranno impresse.

Il ricordo/confronto tra Felice e Oreste tra 4:3 e la realtà delle quattro mura dove vive l’antagonista. Un po’ fortezza e un po’ prigione e dove finalmente il protagonista esplode in tutta la sua napoletanità nascosta per 40 anni.

Il viaggio nei vicoli del Rione Sanità con il prete in versione Virgilio che trasporta il nostro protagonista novello Dante dentro l’inferno di Napoli e dentro il girone delle Vittime della cultura camorristica.

E soprattutto il ballo che il protagonista fa con i giovani del quartiere. Una fusione tra cultura egiziana e quella napoletana unite da un sound moderno che tutti ballano. Un ballo liberatorio che apre Felice alla sua nuova vita napoletana, una nuova vita che vuole condividere anche con la sua moglie egiziana.

Una Nuova vita che però deve fare conti con la vecchia vita.

Pierfrancesco Favino diventa sempre più bravo, diventando una garanzia per i registi che lo scelgono e lo dirigono perché sono sicuri che darà un valore aggiunto all’opera grazie al suo modo di interiorizzare e identificarsi con i protagonisti messi a disposizione.

Nostalgia è veramente un film molto bello da vedere e vivere come un percorso emozionale.

Voto 7,5

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