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The Northman

Regia di Robert Eggers vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Northman

di axe
7 stelle

X secolo, Norvegia. Il giovanissimo Amleth, figlio di re Aurvandil, è costretto alla fuga dopo che il genitore è assassinato dal fratello Fjolnir, il quale, successivamente ne prende il posto sul trono e nel letto coniugale. Dopo venti anni, Amleth, il quale aveva giurato vendetta, cresciuto ed addestrato da genti di stirpe vichinga, sceglie di attuare il suo proposito. Scoperto che il parricida vive in esilio, a capo di una piccola comunità, in Islanda, s'infiltra in un carico di schiavi diretto verso il dominio di Fjolnir. Qui conosce Olga, una giovane slava. Giunto a portata di spada da Fjolnir, Amleth, sconvolto da gravi rivelazioni e legatosi sentimentalmente ad Olga, è chiamato a scelte importanti e fatali. Diretto dal giovane regista statunitense Robert Eggers ed ispirato al mito nordico, successivamente fatto proprio da Shakespeare nel suo "Amleto", "The Northman" è un film di sangue e vendetta, ambientato in un ambiente selvaggio, tra genti di tempra tanto dura da essere in grado di domarlo. I contesti sociali di questi popoli nordici sono intrisi di esaltazione del coraggio; di rispetto per la forza e della ferocia dei propri membri. I forti, addestrati a modello e in esaltazione di animali predatori, sono destinati a prevalere sui deboli. Un argine a ciò è posto dalla fortissima fede in divinità o entità sovrannaturali, i cui rappresentanti umani, i sacerdoti, godono di una condizione privilegiata nelle società; per loro voce, fato o creature ultraterrene, orientano l'azione delle persone. Nel racconto la presenza del sovrannaturale è incerta; alcuni eventi potrebbero legati ad un suo manifestarsi. Dell'opera, oltre alla ricostruzione sociale, ho molto apprezzato la fotografia, basata su colori spenti, cupi anche quando selezionati in una gamma cromatica "calda"; l'oscurità degli ambienti chiusi, nel quale agiscono anche con violenza i personaggi, è un richiamo all'irrazionalità, al prevalere dell'istinto. Gli spazi aperti, paesaggi di un verde intenso, o di mari agitati, trasmettono l'idea di una natura ostile ed indomabile. Ciò che ho meno apprezzato è la trama, trovandone l'intreccio fin troppo semplice. Il giovane Amleth subisce una grave ingiustizia, fugge e torna per fare vendetta, preparandola con pazienza e spirito di sacrificio. Gli imprevisti nei quali incorre sono due; il primo è la scoperta del tradimento della madre, un'anima nera la quale si rivela ispiratrice del complotto contro il padre - recando come motivazione l'essere stata in passato una schiava presa con la forza - e dichiarando affetto per l'usurpatore ed il figlio concepito con quest'ultimo. Il secondo è l'amore per Olga, la quale rimane ben preso incinta; Amleth si trova di fronte ad un bivio; vivere con la famiglia rinunciando alla vendetta o portarla a termine e, incidentalmente, garantire sicurezza di Olga e futuri figli ? Con dolore della donna, il guerriero sceglie la seconda soluzione, rimanendo fedele al giuramento fatto molti anni prima e pagandone le conseguenze. Altro elemento che stona sono le sequenze oniriche, allucinatorie o fantastiche, dettagli che interrompono la continuità di un teso ed avvolgente realismo. Il regista può contare su un buon cast. L'attore svedese Alexander Skarsgard interpreta il dolente e sanguinario protagonista, Amleth; l'attore danese Claes Bang è Fjolnir. I due uomini si combattono con ferocia e determinazione senza mai sottrarsi ad un confronto cui sentono di essere destinati. Anya Taylor-Joy è Olga, anch'ella infine rabbiosa contro quella stessa sorte che sa essere padrona della vita del proprio uomo. Nicole Kidman, un po' fuori ruolo, è Gudrun, madre di Amleth, la cui malvagità ha causa, almeno parziale, nei dolori patiti in gioventù a causa delle violenze subite. Breve apparizione per Ethan Hawke nel ruolo del re Aurvandil. Il ritmo del film è generalmente lento; diverso tempo è concesso all'aspetto "magico" della vicenda, raccontato tramite esperienze che vedono il coinvolgimento di sacerdoti. Per alcuni versi, la visione mi ha ricordato "Il Primo Re", film di Matteo Rovere, il quale racconta del mito di Romolo e Remo, ambientandolo tra genti primitive e violente, opera resa complessa dalla scelta di utilizzare la lingua protolatina. "The Northman" è un film di notevole intensità, la cui visione è altrettanto complessa; porta in scena una vicenda di odio e vendetta, tutto sommato semplice ma "sontuosamente" allestita su una notevole ricostruzione ambientale,la quale ben trasmettere il senso di esistenze precarie, tra uomini induriti da una quotidiana lotta contro altri uomini ed una natura selvaggia, ritenuta permeata di presenze sovrannaturali.

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