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Frequency. Il futuro è in ascolto

Regia di Gregory Hoblit vedi scheda film

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La recensione su Frequency. Il futuro è in ascolto

di FilmTv Rivista
8 stelle

Anche il tempo è relativo. Scomodiamo Einstein per introdurre un tema caro alla fantascienza contemporanea: quello dell’“altroquando”, ovvero della pluralità di dimensioni temporali. Che ci siano diverse forme di vita nello spazio è assai dubbio, e se fosse, perché non trovarne pure in un altro tempo? Ricorrendo alla teoria dei “quanti”, che già affascinò John Carpenter, Gregory Hoblit e lo sceneggiatore Toby Emmerich costruiscono una storia stratificata: nel 1969 il pompiere Dennis Quaid risponde alla chiamata radio di suo figlio Jim Caviezel, che vive nel 1999. E insieme cambiano il corso degli eventi, fanno morire/resuscitare la moglie/madre, braccano un serial killer altrimenti inacciuffabile, trasformano un finale da tragedia in un edificante happy end. “Frequency” ha il sapore di quei film di una volta, fantastici senza effetti speciali, con facce da B-movie, divi decaduti (Quaid), eterne promesse (Caviezel), e un gioco di squadra che rende solida e gradevole la storia. L’epilogo è stucchevole, ma ci si passa sopra. Hoblit al cinema non è mai riuscito a fare niente di eccezionale (“Schegge di paura”, “Il tocco del male”) ma è stato regista di serial come “Hill Street giorno e notte” (omaggiato nel film) e “NYPD”, gli piace lavorare sui personaggi, con la macchina da presa ad altezza d’uomo. Tutte cose che ce lo rendono simpatico.

 

Recensione pubblicata su FilmTV numero 48 del 2000

Autore: Mauro Gervasini

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