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Welcome Venice

Regia di Andrea Segre vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Welcome Venice

di yume
9 stelle

Bentornata, vecchia città perduta...

Andrea Segre

Il pianeta in mare (2019): Andrea Segre

Prima, 2019, c’era stato Pianeta in mare, un documentario su Marghera che apriva con una lunga sequenza fatta di una gondola che peregrinava per la laguna e l’accompagnava una delle canzoni veneziane più belle e antiche, Peregrinazioni lagunari.

https://www.youtube.com/watch?v=_eTOv6njIbo

 E poi si precipitava nel girone infernale di Marghera.

locandina

Molecole (2020): locandina

Arrivò quindi il Covid con lockdown annesso, il crollo dell’economia, il silenzio del mare, Molecole, un film intimo, memoriale, meditazioni lagunari chiuso per mesi nella casa alla Giudecca.

C’era stato tutto il tempo per pensare al padre, Ulderico, alla nonna, che con quel cognome ebraico continuò a temere che potesse accadere ancora qualcosa, negli anni della pace.

Andrea non sentiva Venezia come sua, allora, da bambino e da ragazzo. Doveva diventare uomo e conoscerla quando la fragilità di Venezia sembrava chiedere aiuto. Allora bisognava capirla. E lui l’ha fatto.

E Venezia continua a parlargli, ora che tutto sembra finito, i turisti sono tornati, torneranno anche Russi, Cinesi e Americani, forse non le Grandi Navi, ancora l’estate scorsa a bagno nel canale della Giudecca, ma tutto il resto si, compresa l’acqua alta che prima o poi il Mose smetterà di bloccare. E’ stato bravo, due o tre volte, ma non dura, dicono là.

E noi ci crediamo.

Non è durato neppure quel magico ritorno alle notti veneziane, quelle di Casanova, per capirci, e allora Welcome Venice, bentornata Venezia nelle fauci di immobiliaristi e bottegai, non c’è posto per le moéche.

Che, visione horror di quelle da manuale, si riprendono il loro spazio nella scena finale, vedere per credere.

Cosa sono le moéche? Sono il simbolo del film, ci viene spiegato all’inizio, come si pescano, come si puliscono, e come si friggono quando Pietro le prepara e le mangia così di gusto che vorremmo bucare lo schermo per assaggiarle.

Paolo Pierobon, Sara Lazzaro

Welcome Venice (2021): Paolo Pierobon, Sara Lazzaro

Bene, le moéche sono destinate a finire nei menu dei grandi ristoranti, come le ostriche, cinque euro l’una, sarà difficile trovarle nei bacari se i pescatori sono sfrattati dalla laguna, intruppati a Mestre, in un appartamentino sopra il traffico della terraferma.

Si va in autobus a Venezia, ok, “anche ogni giorno, se vuoi, anche di notte”, dice Alvise (Andrea Pennacchi), al fratello Pietro (Paolo Pierobon) che si ostina a non voler vendere l’appartamento in Giudecca, sistemarlo ad abitazione "di livello" e far tanti schei col turismo.

Toni (Roberto Citran) il terzo fratello, ci ha rimesso le penne per pescare, è stata la sfiga, morire fulminato per riparare le anatre durante il temporale, a due passi dal cabbiotto in acqua dove aveva salvato le reti e il pescato.

E pensare che stavolta proprio l’avrebbe fatto quel viaggetto a Roma con la moglie (Ottavia Piccolo), dopo due anni a parlarsi col figlio in skype!

Quando arrivò il temporale Pietro gli stava raccontando la storia di Massimo, il gladiatore , e non aveva finito; Alvise, ignorante di cinema come una capra, credeva fosse Ben Hur. E poi il fulmine.

Fine, i soldi sono pochi, fratelli, figli, nipoti, la famiglia è bella, unita, il ragazzino promette bene come futuro moecaro, sa pure, e la canta alla festa del nonno, Nina ti te ricordi, cavallo di battaglia di Gualtiero Bertelli, uno che la Giudecca era casa sua.

https://www.youtube.com/watch?v=JNmrtwl6hzU

Ma come impedire al tempo di fare il suo corso?

Segre stavolta cede ai colori acquerello solo nel quadro iniziale, l’alba in laguna, la barca che sega l’acqua, la striscia d’argento.

Poi arrivano i toni netti, accecanti, del giorno pieno, i suoni duri di Theo Teardo.

Venezia non ha crediti da far valere, paradossale ma vero, questi ultimi tre film di Segre sono perle di una triste collana che tutti hanno visto, tutti conoscono, ma nulla cambia.

Venezia bandiera d’Italia, se vogliamo capire dove sta andando il Paese dalle Alpi allo stretto di Messina, basta attraversare il Ponte della Libertà, Mestre-Venezia, quattro km, il tempo di raccontare la trama di Spartacus (è sempre Pietro, sfrattato da Venezia e amante di cinema).

Welcome Venice, bentornata Venezia, quella dei giorni nostri, quasi quasi ci mancano le Grandi Navi, ci vuole coerenza nelle cose!

Venezia approdata in Sala Laguna al Lido qualche giorno fa, e neanche un premio, e dire che ne avrebbe meritati! Proviamo a pensare un film così, a Cannes, fatto da un francese. Minimo la Palma d’oro.

Ma noi non siamo campanilisti come i francesi, siamo internazionali.

WELCOME VENICE!

 

 

 

www.paoladigiuseppe.it

 

 

 

 

 

 

 

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