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Il cerchio

Regia di Jafar Panahi vedi scheda film

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La recensione su Il cerchio

di OGM
8 stelle

Il percorso circolare delle protagoniste di questo film – ex-detenute appena uscite dal carcere, e destinate a ritornarvi - esplora la condizione femminile nell’Iran post-khomeinista attraverso una ricca antologia di esempi, tutti volti a dimostrare un unico, drammatico assunto: la rivoluzione islamica non ha privato le donne della loro determinazione ed autonomia di pensiero, ma ha reso loro impossibile esercitare la libertà dal punto di vista pratico, nelle piccole e nelle grandi scelte della vita quotidiana. Esse sono comunque prigioniere, del coniuge e dei suoi parenti, se sposate, e dei divieti del regime, se nubili. Fortemente desiderate dagli uomini, sono però costrette a temerli, perché  mariti, padri, fratelli o poliziotti, fuori o dentro casa, le tengono in ostaggio o le braccano come prede. Se il matrimonio offre una finta stabilità che si paga con la rinuncia alla propria identità,   la solitudine equivale alla condanna al disprezzo e all’indigenza. La rispettabilità si mantiene solo con l’assoluta obbedienza ai dettami delle autorità, politiche, giuridiche o familiari, che escludono ogni iniziativa personale, ed espongono continuamente al rischio di pesanti sanzioni, compreso il definitivo ostracismo da parte della società. Per la donna che ha sbagliato, il carcere e la clandestinità rimangono le uniche alternative: dalla prigione si può anche fuggire, ma fuori, per le reiette,  non ci sono i presupposti per condurre una vita normale. Le vicende delle protagoniste di questo film mostrano quanto sia stretta anche la via del sotterfugio: in un contesto in cui al rigore legislativo, moralistico e religioso si somma l’arroganza del cosiddetto sesso forte, non rimane spazio nemmeno per la solidarietà tra compagne di sventura, perché le proibizioni spezzettano le relazioni umane fino a renderle fugaci e inconsistenti. La tradizionale complicità dell’harem non riesce a svilupparsi in un fronte di resistenza, né, tantomeno, in una forza di opposizione, perché anche il rapporto tra donna e donna è sempre mediato da una presenza maschile, che fa, a seconda dei casi, da collegamento o da ostacolo, fungendo, in definitiva, da arbitro, esclusivo ed indiscusso, delle loro amicizie e frequentazioni. Le donne sono dunque  accomunate da una stessa, infausta sorte, ma da questa non sono, però, unite. Il cerchio è il serraglio in cui sono rinchiuse tutte insieme, ma ognuna per suo conto: diverse e separate sono infatti le strade che, in questo film, le faranno finire, esauste e senza più speranza, dentro la camera di sicurezza della stazione di polizia.

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