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3/19

Regia di Silvio Soldini vedi scheda film

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La recensione su 3/19

di mck
7 stelle

Vita colposa.

 

Ragazzi degli anni ‘50: Giuseppe Piccioni (Ascoli Piceno, 1953), Carlo Mazzacurati (Padova, 1956), Davide Ferrario (Casalmaggiore, CR, 1956), Silvio Soldini (Milano, 1958).

3/19” è un film cimiteriale cui occorre il micro-cosmo/clima paesaggistico del levante ligure (il Maggiore non è il Monumentale, certo) per riuscire a trovare l’adatto - alla bisogna dell’altrui coscienza - poggio eterno vista mare (“per riposare un poco, due o trecento anni”).

 

 

Dopo i convincenti esordi degli anni ‘80 (“Paesaggio con Figure”, “Giulia in Ottobre”), i grandi film degli anni ‘90 (“l’Aria Serena dell’Ovest”, “un’Anima Divisa in Due”, “le Acrobate”), l’exploit mainstream di “Pane e Tulipani” di inizio secolo & millennio, cui seguiranno, sempre negli anni zero, un film severo come “Brucio nel Vento” (da Agota Kristof), un tentativo (“Agata e la Tempesta”) di bissare il successo Y2K spostandosi dalla laguna di Venezia a quella di Comacchio, e altri due film, non imprescindibili, quali “Giorni e Nuvole” e “Cosa Voglio di Più”, ecco che con questo drammatico “3/19” (letteralmente “il 3° del 2019”, e a cosa si riferisca il titolo lo spettatore lo scoprirà ben presto nel corso del film, ma non qui, non ora), che segna l’entrata del regista cantonticinese/meneghino negli anni ‘20, Silvio Soldini, proseguendo nel solco sentimentale del film precedente, “il Colore Nascosto delle Cose”, riesce a sganciarsi un poco da quell’allure ritrovando in buona parte la felice urgenza compositiva che caratterizzava ed innervava il suo film migliore dai tempi d’oro, la commedia in purezza, financo “esagerata” e tendente ad un iperrealismo strampalato, ch’è “il Comandante e la Cicogna”, e proprio ad un film in parte grottesco - se pur meno rispetto agli altri della produzione recente del suo autore - qual è “France” di Bruno Dumont (oltre che ad “Europa ‘51” e al suo epigono di più di mezzo secolo dopo, “Cuore Sacro”, senza raggiungere gli estremi del pre-post-ur-ultra-sessantottino “Teorema” pasoliniano) la mente corre assistendo al momento in cui la protagonista entra in correlazione di cattività appartamentizia col suo improbabile investitore omettente soccorso.

 


Scritto, come il precedente “il Colore Nascosto delle Cose”, con Doriana Leondeff (ininterrottamente sodale del regista in sede di stesura del copione sin dai tempi de “le Acrobate”, oltre che per le ultime opere di Carlo Mazzacurati) e Davide Lantieri (co-sceneggiatore di “Dieci Inverni”, “l’Intrepido”, “Odio l’Estate” e collaboratore abituale di Roan Johnson, qui alla seconda prova consecutiva con Silvio Soldini), fotografato da Matteo Cocco (“Die Frau des Polizisten”, “Per Amor Vostro”, “Riccardo Va all’Inferno”, “Sulla Mia Pelle”, “Volevo Nascondermi”, e anch’egli ritornante a lavorare col regista per la seconda volta di fila), montato da Carlotta Cristiani (che proprio col regista esordì al taglia e cuci ai tempi di “Pane e Tulipani”, inaugurando d’allora un’alleanza continuativa, e poi “Vergine Giurata”, “Figlia Mia”, “Omelia Contadina” e “gli Indifferenti”) e Giorgio Garini, musicato da GianLuigi Carlone con la sua Banda Osiris [che da “il Comandante e la Cicogna” (in quel caso con Vinicio Capossela) è subentrato alla ventennale coalizione artistica con Giovanni Venosta], prodotto da Lumière & Co. assieme a Vision/Sky, che distribuiscono al cinema e in tv, mentre lo streaming è affidato ad Amazon, e interpretato al meglio da Kasia

 

 

Smutniak con eccellenti sparring-partner quali Francesco Colella, Paolo Mazzarelli, Antonio Zavatteri, Giuseppe Cederna, Martina Sammarco, Alessia Giuliani, Anna Ferzetti, Martina De Santis e Caterina Forza, assolutamente convincente esordiente assoluta, “3/19” è un film che, se non aggiunge qualcosa di imprescindibile alla carriera dell’autore, di sicuro la consolida.

E sì, l’avvocato Camilla Corti si sposta in taxi o con l’auto aziendale dotata di autista, ma il concetto questo è:

 

Certe volte anche con te - e sai che ti voglio bene -
mi arrabbio inutilmente, senza una vera ragione.

Sulle strade, al mattino, il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop.
E la sera, ritorno con malesseri speciali [con la noia e la stanchezza].

Non servono tranquillanti o terapie:
ci vuole un’altra vita…

 

 

Dall’archivio sconosciuti (cadaveri senza nome) del LABANOF, il vero 3/19 risulta tutt’oggi non identificato (dall'Africa SubSahariana a Rogoredo).

* * * (½) ¾ - 7.25      

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