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Un eroe

Regia di Asghar Farhadi vedi scheda film

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La recensione su Un eroe

di supadany
8 stelle

Home sweet home è un modo di dire che celebra la casa come luogo accogliente, che regala tepore e sicurezze, ma può essere pertinente, e quindi funzionale, anche in contesti divergenti, posizionati agli antipodi, ad esempio quando il luogo di origine elettivo è un ginepraio di questioni aperte e incongruenze, che stimolano a monte la creatività e a valle il proliferare di riflessioni.

Questo è esattamente quando succede, peraltro con incredibile regolarità, al regista iraniano Asghar Farhadi. Quando, lusingato da proposte invitanti, vola in Europa per dirigere produzioni importanti, appare irrimediabilmente smarrito (vedi il discusso Il passato e soprattutto il vituperato Tutti lo sanno), mentre ogni qualvolta fa ritorno nel suo Iran (i due film precedentemente citati sono stati seguiti da Il cliente e dal qui presente Un eroe), riprende a essere una garanzia assoluta, riproiettandosi immediatamente nell’olimpo che accoglie gli autori da non perdere per nulla al mondo. Una posizione guadagnata a livello internazionale dai tempi di About Elly, ampiamente meritata in virtù delle ripetute immersioni nei gangli di una realtà che mette alle corde e la ancora più rara, quanto ragguardevole, capacità di abilitare una frequenza d’onda eloquente, che non lascia indietro nessuno, che colloquia - con la stessa persuasione – con il cinefilo incallito così come con lo spettatore che ha bisogno di essere preso per mano e poi imboccato, di ricevere continui stimoli.

Da tempo, Rahim (Amir Jadidi – A dragon arrives!) è in prigione per colpa di un debito che non è riuscito a onorare. Nel corso di un permesso di pochi giorni, cerca di proporre a Bahram (Mohsen Tanabandeh – Killer spider), il suo creditore, un compromesso per convincerlo a ritirare la denuncia. In questa sua iniziativa è appoggiato dalla donna (Fereshteh Sadrorafaii) che vorrebbe sposare, e dalla sua famiglia, che non vorrebbe più perderlo di vista.

Nonostante un colpo di fortuna che lo rende popolare, e che potrebbe cambiare tutto, Rahim deve confrontarsi con impedimenti vecchi e attuali, quegli errori che lo hanno rovinato in passato e leggerezze che ne incrinano nuovamente la posizione, per poter finalmente cominciare quella nuova vita che tanto anela, di cui ha un estremo bisogno per tornare a respirare aria profumata di speranza.

 

Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh

Un eroe (2021): Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh

 

Con Un eroeAsghar Farhadi rinnova la felice tradizione dei riconoscimenti conquistati a Cannes (questa volta, il Gran Premio speciale della Giuria, vinto a ex aequo con Scompartimento n.6), ritrova l’ispirazione e trascende i confini nazionali, dettando un’andatura coinvolgente e calibrando una narrazione che, alle specifiche localizzate, coniuga un respiro universale, comprensibile e assimilabile a qualsiasi latitudine.

Nel dissertare l’odissea umana che riguarda, in primo luogo, il protagonista e, in seconda battuta, i tanti personaggi che lo circondano/assecondano/ostacolano, modella una disamina ramificata e protratta, praticamente esente da interruzioni, esibendo una dialettica che sa cosa dire, quando farlo (in una costruzione del genere, il tempismo è strategico, implementa l’incidenza dei singoli avvenimenti) e come inserirlo affinché ogni biforcazione sia organica al viatico.

Un meccanismo loquace e filante, che movimenta un controverso eroe sbucato dal nulla, un espediente che il cinema ha spesso rappresentato (in varie forme, dal cult Eroe per caso, fino al più recente Glory – Non c’è tempo per gli onesti), conducendolo in una ragnatela di punti di vista, a doppia velocità tra chi accetta qualunque novità senza porsi alcun dubbio e chi invece fa le pulci a oltranza, una tenaglia contraddistinta da incessanti oscillazioni e ripiegamenti, tasselli aggiuntivi che intaccano le prospettive, tra luci e ombre, storture e sotterfugi, scatti di entusiasmo e intoppi che ravvivano lo sconforto.

Una ghiotta occasione per delineare una lettura critica, che dissemina argomentazioni ed elementi contrastanti, una concatenazione degli eventi che raffigura reali difficoltà e scoperchia ipocrisie, sfiorando alcune problematiche (la finanza che manda sul lastrico lo sprovveduto di turno) per poi entrare con maggiore determinazione su altre (la prigione come luogo di abbandono, nonostante ci sia chi tende la mano in segno di aiuto) e ampliare una conversazione sociale che contempla la facilità con cui vengono eletti i nuovi eroi e la stessa con la quale vengono smontati, fatti in mille pezzi ed espulsi, il peso degli sbagli fatti, come l’acqua alla gola porti a commettere errori evitabili e come, in un frangente periglioso, un’ulteriore goccia faccia traboccare il vaso, comportando reazioni irruente che deteriorano il quadro complessivo.

 

Amir Jadidi

Un eroe (2021): Amir Jadidi

 

Nell’insieme, Un eroe è un film esemplare, di notevole caratura, forse giusto un po’ troppo veemente in prossimità del traguardo, anche se il finale ha il merito di invitare lo spettatore a lavorare con la fantasia a posteriori (un po’ come successe in Una separazione). Per il resto, ha una colonna vertebrale consistente, cambia con assidua destrezza la disposizione degli addendi tramite virate oculate, senza provocare smagliature, corroborando le sue tesi scandagliando una ridda di vicissitudini e nuance, tra incastri millimetrici e rintocchi tempestivi, posizioni ferree e scostamenti repentini, debiti e promesse, fatti e voci, supposizioni e illazioni, menzogne e suppliche, in una pluralità di sguardi e azioni che si ripercuotono, in cui i confini tra vero e falso, apparenza e reputazione, esaltazione e distruzione, sono tremendamente esili.

Avvolgente e misurato, fecondo e coordinato, costruttivo e implacabile.

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