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The Last Duel

Regia di Ridley Scott vedi scheda film

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La recensione su The Last Duel

di supadany
8 stelle

In un contesto idealizzato, la verità dovrebbe essere univoca e indiscutibile. In realtà, sussistono praticamente sempre delle divergenze di vedute che inquinano le ricostruzioni. Delle zone grigie che si addensano aprendo una voragine tra il bianco e il nero. Delle rivendicazioni esposte con tale forza da richiedere degli approfondimenti. In molti casi, alla fine di percorsi lunghi e tribolati, trionfa la giustizia, talvolta lasciando un ragionevole dubbio e comunque delle ferite aperte.

Con The last duel, Ridley Scott (Alien, Blade runner) spreme il mezzo cinematografico per dissezionare i concetti di verità e giustizia, riavvolgendo il nastro del tempo per piombare nel medioevo, quando le scelte rilevanti avvenivano nel nome di Dio e la scienza non godeva di buona salute, mentre anche la ragione aveva i suoi bei problemi a farsi notare, soggiogata da uno spregiudicato esercizio del potere e da pulsioni feroci.

Francia, sul finire del XIV secolo. Dopo la battaglia di Limoges, che li ha visti combattere fianco a fianco, Jean de Carrouges (Matt DamonJason Bourne) e Jacques Le Gris (Adam DriverStoria di un matrimonio, Paterson) percorrono strade diverse.

Mentre de Carrouges sposa Marguerite (Jodie ComerKilling Eve) e continua a solcare i campi di battaglia, Le Gris entra nelle grazie del potente Pierre d’Alencon (Ben Affleck - Argo), acquisendo una posizione sempre più privilegiata, che lo contrappone all’amico di un tempo.

Il rapporto tra i due degenera definitivamente in seguito a un evento drammatico, tanto che arriveranno a fronteggiarsi in un duello all’ultimo sangue che, assecondando i termini di legge, decreterà chi dei due è dalla parte del giusto.

 

Matt Damon, Adam Driver

The Last Duel (2021): Matt Damon, Adam Driver

 

Tratto dall’omonimo romanzo di Eric Jager e sceneggiato a sei mani da Nicole Holofcener (Non dico altro), Matt Damon e Ben Affleck (questi ultimi si erano fatti conoscere proprio scrivendo e interpretando insieme Will Hunting – Genio ribelle), The last duel vede risplendere la stella di Ridley Scott, che negli ultimi vent’anni della sua carriera ha dimostrato di trovarsi decisamente più a suo agio quando ha orientato lo sguardo al passato (il successo planetario con Il gladiatore, le discussioni legate a Le crociate, un modello magniloquente di rappresentazione scenica di Exodus: Dei e Re).

Questa volta, compie un sostanziale passo ulteriore suggerendo un canale di dialogo tra un passato tumultuoso e un presente accecato da divisioni insanabili, attinge a tutta la sua esperienza e alle competenze maturate, senza lasciare indietro alcun addendo, riempiendo tutti gli spazi, fornendo un prelibato distillato di cinema che mescola svariate reminiscenze.

Dunque, forma e contenuto si spalleggiano reciprocamente. Per quanto riguarda il primo parametro, da una parte ricorre a espedienti collaudati (vedi un prologo anticipatore e una suddivisione in capitoli), dall’altra fa affidamento sul sodale Dariusz Wolski (Prometheus, Sopravvissuto - The martian), ottenendo una messa in scena rigorosa, compatta ed estremamente coerente.

Questa raffigurazione tutta d’un pezzo non inficia minimamente il frangente contenutistico. In tal senso, trattasi di un banchetto decisamente ricco di pietanze, con una triplice - complementare, supplementare e contraddittoria - ispezione dei fatti, che aggiunge elementi e sposta il faro dei riflettori, con stimoli che vengono continuamente immessi dimenandosi tra sangue e fango, rettitudine e servilismo, orgoglio e oltraggi, ostilità e iniquità.

Un riquadro in perpetuo movimento pur rivangando su fatti presentati a ripetizione, che si avvale di un cast in gran forma. Se Adam Driver giganteggia appoggiandosi a un’arte recitativa divina e persuasiva, Matt Damon continua a sorprendere  - vedi anche il recente La ragazza di Stillwater - presentandosi in vesti inedite, un po’ come accade al più defilato Ben Affleck, agghindato con tanto di capello biondo, mentre Jodie Comer stupisce -  perlomeno chi non è avvezzo alla produzione seriale - per quanto risulta presente, abile a sviscerare molteplici stati d’animo, nonché dotata di una bellezza non convenzionale.

 

Jodie Comer

The Last Duel (2021): Jodie Comer

 

Suggellato da un redde rationem magistrale, di rara crudezza e brillante impeto, The last duel conquista le effigie del film da non farsi sfuggire, che si distacca dalla produzione contemporanea per come moltiplica le sue sfere d’influenza. È imbevuto di un elevato tasso di conflittualità, viaggia attraverso vasi comunicanti che contrappongono casus belli e forma mentis, spaziando con destrezza da un evento/episodio all’altro, e sposta la barra della percezione puntellando il dispositivo narrativo, senza smarrire la messa a fuoco né la chiave di lettura, tra ascese e discese, distinguendo il come siamo da come siamo percepiti, una modalità pragmatica per (cercare di) comprendere anche la complessità del mondo attuale.   

Caparbio e stimolante, prestante e prolifico.

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