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The Gray Man

Regia di Anthony Russo, Joe Russo vedi scheda film

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La recensione su The Gray Man

di supadany
6 stelle

Muscoli e materia grigia. Premesso che non si può sempre pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca, che ognuno si difende come meglio crede, ricorrendo alle armi a disposizione, e razzola nella zona che predilige, alcuni equilibri tra le parti rimangono indispensabili per raggiungere target ambiziosi, lasciare un segno – possibilmente indelebile - nella memoria e ottenere un’ampia e non effimera considerazione.

Ora, in funzione della sua area di riferimento, un film come The gray man è giocoforza destinato a rimanere confinato nelle retrovie, intrappolato nell’ingorgo generato dai tanti competitor in circolazione. Pur senza pretendere di ritrovarsi ad avere a che fare con il carisma e il fascino di 007 - James Bond, i dilemmi e l’azione granitica di Jason Bourne o la solidità estrema e l’intensa rivalità di Heat – La sfida, rimane il fatto che il solito castrante algoritmo di Netflix, da solo, non può bastare, se non per trascorrere un paio di ore di svago, rigorosamente a cervello disattivato (altrimenti, il deficit di verosimiglianza e la penuria di originalità distolgono l’attenzione, fanno tirare i remi in barca).

Arruolato da Fitzroy (Billy Bob ThorntonL’uomo che non c’era, Goliath) per conto della Cia in cambio di uno sconto di pena, Six (Ryan GoslingLa La Land, Drive) fa valere le sue doti, fino a quando, dopo molti anni di onorato servizio, entra in possesso di un oggetto che non intende consegnare all’agenzia.

Così, Carmichael (Regé-Jean Page - Bridgerton), il suo diretto superiore, affida al cane sciolto Lloyd Hansen (Chris EvansCaptain America, Cena con delitto), affiancato dalla fidata Suzanne Brewer (Jessica HenwickMatrix resurrections, Love and monsters), l’incarico di recuperare il bene incriminato ed eliminare Six.

Nonostante i metodi brutali adoperati da Lloyd, Six riesce a scampare a diversi agguati e con l’aiuto della collega Dani Miranda (Ana de ArmasNo time to die, Acque profonde) prepara la controffensiva.

 

Ryan Gosling

The Gray Man (2022): Ryan Gosling

 

Forte di un budget astronomico, che si aggira in quota 200 milioni di dollari, The gray man è il secondo film consecutivo diretto da Anthony e Joe Russo per una piattaforma streaming (il precedente è Cherry, una produzione Apple) dopo gli esorbitanti incassi ottenuti con Avengers: Infinity war e Avengers: Endgame.

In buona sostanza, è un gigante con il fianco perennemente scoperto, un action/thriller, principalmente action e secondariamente thriller, che concentra – volontariamente o meno, poco cambia nella sostanza – i suoi sforzi sul versante ludico, nascondendo la testa sotto la sabbia per ogni eventuale e supplementare richiesta.

Un film da catena di montaggio, semplicemente più pirotecnico e parzialmente performante di tanti altri, fondato su un duello a distanza variabile tra tratti psicologici e fisici omologati, che sciorina il prontuario al gran completo, tra sparatorie concitate, inseguimenti rocamboleschi, scontri corpo a corpo e spostamenti continui in giro per il mondo.

Dunque, il pacchetto copre tutte le situazioni del caso stilando un dossier standardizzato, saltellando a fisarmonica tra i due contendenti e premunendosi di fornire tutte le istruzioni del caso dall’inizio alla fine (e oltre, la derivazione letteraria – il soggetto è estrapolato da un romanzo di Mark Greaney che fa parte di una serie già ramificata - garantisce le porte spalancate per aggiungere nuove avventure), con posizioni chiarificate - anche troppo dato che parliamo di doppi giochi e zone opache - oltre ogni ragionevole dubbio e alcune correnti di dispersione.

Questo campionario, dai paletti predefiniti e rigidi, non affida particolare libertà di movimento agli interpreti. Se Ryan Gosling lavora tutto di fisico occultando i suoi limiti espressivi (quindi, va bene così), suscita più simpatia il villain psicopatico e sgradevole (in altri più liberi contesti, avrebbe potuto sfondare) raffigurato da un baffuto Chris Evans, che continua la sua campagna di disintossicazione da Captain America (vedi anche la serie tv In difesa di Jacob), mentre cavalli di razza quali sono Billy Bob Thortnton e Ana de Armas finiscono ridotti a mobilio.

 

Chris Evans

The Gray Man (2022): Chris Evans

 

In conclusione, The gray man dispone di stelle (registi e interpreti sulla cresta dell’onda) e segna primati (di spesa), apre la strada a un più che probabile franchise (la saga è servita su un piatto d’argento), ma si limita a unire i puntini. Indubbiamente, offre un apparato che dovrebbe accontentare la sua utenza (inutile far finta di niente, in streaming l’attenzione media è generalmente latitante) e in fondo se la cava anche meglio di altre produzioni con fini analoghi (vedi, Red notice), per quanto sia lecito chiedersi quale tipo di appeal avrebbe potuto avere al cospetto del giudizio del botteghino (è transitato in sala ma con una distribuzione ultra limitata).

A prescindere da ogni ulteriore delucidazione, rimane un film mainstream che alberga in spazi battuti fino alla nausea, che non ha alcuna intenzione di arrecare il benché minimo disturbo a una visione che vuole essere blanda (finamai lo showdown rimane sulle sue), troppo meccanica per stabilire un legame indissolubile con lo spettatore, nonostante una potenza di fuoco non indifferente e il fascino delle star a libro paga.

Frenetico e convenzionale, troppo sbilanciato nelle sue prerogative per regalare una diffusa e considerevole soddisfazione.

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