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Belle

Regia di Mamoru Hosoda vedi scheda film

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La recensione su Belle

di Genga009
6 stelle

Mamoru Hosoda condensa la sua filmografia in uno spettacolo tanto pirotecnico quanto denso di (troppi) elementi. U vi sta aspettando!

Fin dal primo rilascio dei teaser, Belle mi era parso come un potenziale punto di arrivo nel percorso artistico di Mamoru Hosoda; la summa del lavoro autoriale di un artista che fino a Mirai non era mai riuscito a esprimere al 100% tematiche fuori dal calderone comune che in parte appiattisce da ormai dieci/quindici anni la maggior parte delle produzioni cinematografiche animate in Giappone. Hosoda è un allievo riconosciuto di Hayao Miyazaki, nel 2002 stava infatti dirigendo i lavori in corso de Il Castello Errante di Howl prima di essere licenziato per "divergenze artistiche con i superiori". I suoi primi successi, tolti i lavori spin-off prodotti dalla Toei (da One Piece a Digimon, il suo punto zero autoriale da cui poi svilupperà il mondo digitale di Summer Wars e, in parte, quello digitale/alternativo proprio di Belle), esprimono in maniera poco raffinata e poco puntuale una poetica che tra La Ragazza che Saltava nel Tempo (2006) e Summer Wars (2009) compie tuttavia dei passi da gigante dal punto di vista concettuale. Se LRcSnT racchiudeva in un'ora e mezza una trama riciclata da un romanzo di formazione nipponico (1965, Yasutaka Tsutsui) e non riusciva dunque a portare la storia nell'era attuale senza semplificarne il racconto, i personaggi e il contesto socio-politico, con Summer Wars Hosoda progetta per la prima volta ciò che poi caratterizzerà davvero la sua, piuttosto prolifica, produzione cinematografica. I cardini della poetica di Summer Wars e di Hosoda sono la famiglia, intesa spesso come nucleo familiare esteso (quindi nonni, zii, cugini ecc), il sacrificio (espresso in modo piuttosto spicciolo confronto altri autori giapponesi d'animazione) e il rapporto tra dimensione immaginaria e dimensione reale del mondo. Gli universi di Hosoda si stratificano attraverso dualità semplici: digitale/terreno in Summer Wars, urbano/rurale in Wolf Children (2012, primo film prodotto dal proprio studio Chizu e film più dedito alla poetica del maestro Miyazaki), immaginario-mostruoso/cittadino-umano di The Boy and the Beast (2015), adulto-concreto/infantile-fantasmatico in Mirai (2018) e di nuovo digitale/terreno in Belle (2021). I rapporti tra i mondi di Summer Wars e di Belle, tuttavia, sono assai diversi. Belle mette in scena una realtà alternativa che si avvicina molto a un social network del futuro, in cui l'applicazione scannerizza circuiti neuronali del soggetto, ne duplica i sensi e le percezioni corporee e crea a tutti gli effetti un alter-ego in bit (Digimon?), mentre Summer Wars ragiona più sui videogiochi in cui una persona si crea un avatar sostanzialmente per vivere dei giochi di ruolo MMO. Belle quindi si avvicina molto di più a un pubblico mainstream anche soltanto mostrando agli spettatori una possibile proiezione futura dei social di oggi (vedi il recente meta-verso di Facebook & co) e, dunque, Hosoda con questa sua ultima fatica lancia un amo molto accattivante nel mare di un pubblico generalista che, infatti, sta apprezzando l'opera bene o male in tutto il mondo dall'estate del 2021 ad oggi. Hosoda potrebbe perfino puntare all'Oscar con questo film, il che non mi dispiacerebbe, ma visto che nel 2022 sono in programmazione Lightyear della Pixar e soprattutto il sequel di Spiderman della Sony Animation la vedo dura.

 

scena

Belle (2021): scena

 

Il film gode di alcuni punti di forza che non vedevo dai tempi di The Boy and the Beast, tuttora assieme a Wolf Children il miglior film del regista. Innanzitutto, la trama rispecchia in modo autentico la carica emozionale che Hosoda vuole - e riesce! - a trasmettere senza forzare troppo la mano su situazioni lacrimevoli. L'artista da sempre punta molto, forse tutto, sull'aspetto emozionale delle proprie opere, e la maggior parte delle volte la forzatura risulta visibile e stucchevole. Belle non è esente da ciò, tuttavia riesce in più situazioni a rendersi commovente e, soprattutto, genuinamente emozionante. Il background della protagonista viene spiegato abbastanza bene (concetto non scontato nei film dell'autore), mentre i personaggi secondari risultano ancora dopo anni e anni da LRcSnT delle macchiette pressocché inutili inserite nel contesto e nella trama per dare fiato a dialoghi a volte interessanti, a volte completamente non necessari. La qualità della caratterizzazione della maggior parte dei personaggi di Hosoda, infatti, risulta spesso pari a quella delle comparse e, purtroppo, ciò si ripete in Belle come in ogni altro suo film precedente. Tranne poche identità realmente utili, la maggior parte di esse rotea attorno alla protagonista cercando di aiutarla negli ostacoli che deve affrontare, nelle difficoltà personali e inter-personali che deve superare, sempre però sussurrandole o mormorandole "consigli" in maniera non significativa e aspettando sempre che questa, anche se in preda al panico, reagisca da sola. Questo è il metodo di resilienza che sono certo vada per la maggiore in Giappone, ovvero lasciare isolate le persone anche se in visibile difficoltà perché non ci si sente a proprio agio nel voler impiccarsi troppo negli affari altrui. Ciò non lo reputo un punto negativo del film siccome è palese che si tratti di un distacco che io, visto il mio carattere e la mia professione di insegnante, vivo con particolare intensità. Per questo, anzi, bravo Hosoda che di sicuro sa come mettere in scena sequenze realistiche. Che poi esse piacciano o non piacciano agli occidentali più "calorosi" dei giapponesi credo che gliene importi ben poco, giustamente.

 

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Belle (2021): scena

 

La regia posso asserire, dopo due visioni in sala - una delle quali in religioso silenzio perché praticamente da solo (quanto è bello andare al cinema di pomeriggio!!!) - , che sia una delle migliori della carriera di Hosoda. Le schifezze giostrate in Mirai sono fortunatamente sparite, i primi piani sul moccolo dei bambini si sono fatti meno appariscenti, i piani sequenza registrati nel mondo di U (quello alternativo) migliorano sensibilmente gli esperimenti in CGI adottati in The Boy and the Beast, le zoommate incredibilmente definite per immergere lo spettatore nelle sensazioni più viscerali dei personaggi principali risultano intense al pari di quelle che nel 2012 avevano fatto sciogliere come burro al sole metà di quelli che avevano visto Wolf Children. Tecnicamente il film non è né un capolavoro (ci vorranno ANNI prima che la CGI in Giappone arrivi a dei livelli anche solo decenti per un pubblico occidentale come il nostro cresciuto a pane e Pixar), né un disastro. Si coglie dopo un secondo la natura artefatta, plasticosa, sintetica di ogni modello (sia ambiente che personaggi) costruito nel mondo di U ma ciò viene intelligentemente mascherato poiché si tratta effettivamente di un mondo digitale (scusa un po' da gatto che si arrampica sulle vetrate ma per me regge). La riuscita tecnica del film, infatti, non si ritrova certo nella definizione delle texture o nei livelli di lighting e shading dei modelli e dell'ambiente, bensì nella coordinazione dei piani d'immagine che lo Studio Chizu di Hosoda (+ tot studi ausiliari e aziende cooperanti) è riuscito a mettere in scena vista la mole pazzesca di elementi su schermo presente durante le sequenze corali più complesse. Forse, da questo punto di vista, la Madhouse era riuscita a portare a casa un risultato ancora più ottimale con Summer Wars, quando ancora Hosoda non aveva una propria casa di produzione, tuttavia se Evangelion 3.0+1.0 mi risultava sufficiente (tranne qualche palazzo generato su AutoCAD che per l'amor del cielo..) non vedo perché parlare male di Belle.

 

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Belle (2021): scena

 

Il film si può tranquillamente ritenere la prima opera musicale di Hosoda. Il lungometraggio non è un musical ma le canzoni della protagonista forgiano in tutto e per tutto i segmenti più importanti di trama, perciò il loro peso diventa di primo ordine nella valutazione dell'opera. Sopra qualsiasi mia aspettativa, l'alternative-pop messo in gioco nel film funziona benissimo e i brani riescono a incanalare l'atmosfera a volte sospesa, a volte malinconica, a volte epica e struggente del film in testi credibili e in musiche fortemente espressive. Niente di eccezionale, ma visto l'andazzo degli ultimi anni nelle produzioni giapponesi mi aspettavo canzoni orribili strutturate come sigle di apertura/chiusura di un anime x. Gli artisti - tra canto e arrangiamenti - hanno invece creato delle musiche che ben si sposano con tutto l'apparato estetico e concettuale dell'opera di Hosoda.

 

Ps: menziono giusto un attimo il labiale di Belle mentre canta; so che è una piccolezza e so per certo che da animare è un incubo, però potevano farlo un po' meglio...

 

A livello di profondità di trama siamo sui livelli di Wolf Children e di The Boy and the Beast, quindi buoni con non troppe pretese. Il montaggio dell'opera non aiuta ad approfondire alcuna tematica e forza alcuni passaggi logici tra il mondo reale e quello di U (dopo due visioni sono arrivato alla conclusione che sia una scelta ponderata dall'autore visto che non viene mai esplicitata una data, una tempistica, un metro di misura temporale nel mondo di U, come a voler significare la profonda aleatorietà della dimensione digitale rispetto a quella materiale), inoltre, il film cerca di mettere carne al fuoco inserendo lutto familiare, abuso domestico, isolamento sociale all'interno della trama, ma il risultato finisce per essere un gran calderone bollente che sa di poco. Hosoda forza il suo voler essere autoriale (anche se qui fa comunque molto meglio rispetto allo scempio psicopedagogico di Mirai) per via di scelte sbagliate di focus narrativo. Sarebbe stato meglio tagliare qualche personaggio inutile, qualche scena riempitiva (ce ne sono una infinità e di durata spropositata) e focalizzare il racconto sui ragazzini abusati e sul passato della protagonista (nel film presente in modo sufficiente ma solo e soltanto attraverso brevi flashback di pochi minuti) per dare la giusta importanza alle nobili tematiche che il film cerca di esporre. Belle, invece, transita troppo velocemente dal melodramma al dramma senza trovare un giusto equilibrio tra le parti, tra i generi, tra le prospettive concettuali che vuole far percepire a chi le osserva. In definitiva, dunque, risulta uno spettacolo un po' sconclusionato ma animato da buoni e reali sentimenti; una tavola imbandita dove si alternano portate succulente e dall'aspetto piacevole, cibi che però, ingeriti uno in seguito all'altro senza una pausa, portano la pancia (e la testa) a provare un contenuto senso di confusione.

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