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Titane

Regia di Julia Ducournau vedi scheda film

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La recensione su Titane

di mck
7 stelle

La meccanica della maternità.

 

 

Il ritorno dei Próteroi Theoí sulla Terra degli Esseri Umani: il riavvio di una TitanoMachia [Kaiju (Pacific Rim & MonsterVerse) + Transformers] d’Autore.

Titane”, prodotto da Jean-Christophe Reymond [e collateralmente premiato a Cannes (non "per", ma "con" errore) dall’ultimo Spike Lee di “Da Sweet Blood of Jesus” e “Chi-Raq” nel bene, “Old Boy” nel “male” e “Da 5 Bloods” nel mezzo, piuttosto che (inteso nell'unico senso, quello disgiuntivo, Dio Giapeto tartarizzato), nell’ottimo, da quello di “Red Hook Summer” e “BlacKkKlansMan”], pur contribuendo ad instaurare/proseguire un discorso/universo coerente introdotto/principiato con “Grave / Raw”…

[dal prologo meccafilico, suddiviso in due parti – una pornografica plongée sinuosamente esplorativa del corpo-ingranaggio dell’organismo-marchingegno reso pulsante, vivo e gocciolante di sudore-condensa che riprende, mettendole in abisso, alcune delle tematiche muybridgesche affioranti nelle sequenze ambientate nei laboratori universitari della facoltà di veterinaria (cavalli-motore) e un fluidamente conseguente luogo del disastro che quasi filologicamente rimette in scena dal punto di vista formale, ma non contenutistico, il non incidentale inizio prolettico del film sul cannibalismo matrilineare – alla prima inquadratura post-coito con la leva del cambio, da sotto le lenzuola), passando per il nome aclockworkorangesco dell’inumana e malvagia protagonista, Alexia (A-Lex: senza legge, mentre la sua maschera temporanea, Ad-Rien, è destinata all’oblio), che nel film precedente era la disumana e malvagia co-protagonista: la prima interpretata dalla semi-esordiente Agathe Rousselle e la seconda da Ella Rumpf, e al fianco d’entrambe una/la Justine di Garance Mariller]

…si dimostra una regressione, tanto stilistica quanto sustanziale, rispetto all’opera d’esordio di Julia Ducournau, classe 1983, che no, non è (ancòra?) la Claire Denis di “Beau Travail” (e penso al momento di andro-danza collettiva alla YMCA/BadBatch, con un pensiero al Milos Forman di "Horí, Má Panenko"), “Trouble Every Day” e “High Life”, ed è più vicina ad Ana Lily Amirpour che a Lynne Ramsay ("We Need to Talk About Kevin"), e a Gaspar Noé piuttosto che a Marina De Van ("Dans Ma Peau") e Catherine Breillat: se “Grave / Raw” era crudo, grezzo, integro, verace, questo “Titane” forse è già un po’ (troppo) bollito (e la succedanea parentesi accessoria sul set del modesto “Servant” shyamalanico non ha contribuito granché per il meglio).

 

                         "Love Is a Dog from Hell." - C.B.


• Una forcina di Cechov a guisa di coltellino svizzero e coperta di Linus.

Però “Titane”, oltre alla potente, anche se acerba, performance (da Miley Cyrus a Beatrix Kiddo) di Agathe Rousselle, si ricorda per la (come quasi sempre) maiuscola prova di Vincent Lindon, eccezionale durante tutta la fase di approccio e costruzione del rapporto con Adrien/Alexia ("Sei malato?" gli chiede lei e "Solo vecchio" le risponde lui), e in grado di liberare dall’eccesso di ridicolo…

[che, per quanto scientemente propalato, sempre sotto ad un eterogeneamente specifico limite di guardia deve stare: si consideri a tal proposito il momento – in una sceneggiatura se ne sbatte non solo e non tanto del rapporto causa-effetto (Vincent che si porta via il ragazzo dalla stazione di polizia e ‘fanculo il DNA), ma bensì del verosimile comportamentale che muove i personaggi, comunque oltremodo ben caratterizzati – del tentativo fai da te di auto-procurarsi da parte di Alexia un aborto che porta ad un, come unico risultato, non pronosticato controllo periodico del livello del liquido nella coppa dell'olio, comunque sempre utile]

la scena del maldestro tentativo di (non) darsi fuoco, mentre fatica un po’ di più a tenere dritta la barra del timone della recitazione (per via del copione, come dire, un po’ troppo sopra le sue stesse righe) durante il parto, con la faccia messa tra le gambe di lei a proferir (“Alexia, Alexia, è un'ApeCar!”) lieta novella.

 

"Ecce Nuance!"

 

La crew tecnico-artistica è la medesima di “Grave / Raw”: dalla fotografia di Ruben Impens al montaggio (che, per inciso, esprime un piccolo errore di continuità, tra l'uscita dalla doccia e la strada verso l'amplesso: Alexia sente dei rumori dal garage/esposizione, esce grondante acqua andando verso la porta, attende per un po', impaurita, col risultato secondario di non sgocciolare più, fino a quando, stacco, si decide ad andare a controllare e, ripresa da dietro, s'incammina verso la Cadillac di nuovo grondante acqua: oh!, uno certe cose le nota, eh...) di Jean-Christophe Bouzy, con particolare encomio per le musiche di Jim Williams (molti Ben Wheatley e il “Possessor” di Cronenberg-figlio) e il sound design di Séverin Favriau, Fabrice Osinski e Stéphane Thiébaut.

 

E i Future Islands da Baltimora con "Light House" (da "Singles" del 2014)...

 

Chiudono invece il cast, oltre alla già ricordata Garance Marillier, un inquietante Bertrand Bonello, una brava Myriem Akheddiou [co-protagonista di una delle scene scritte meglio, quando l’ex-moglie di Vincent si raccomanda ad Alexia perché si prenda – lei, in quelle condizioni: incinta, con le smagliature/ferite aperte al titanio (innesti propagantisi: da placche craniche a pareti uterine), l’incipiente montata lattea al petroleoso lubrificante e dei crampi tanto forti da rassomigliare a delle contrazioni tanto che potrebbe sembrare di essere nell’atto di dover sgravare quello che non è più uno spinterogeno ma oramai ha raggiunto le dimensioni di un motore a due tempi – cura del marito: la “condizione femminile” spiegata in un paio di sguardi e battute] e la piccola Adèle Guigue in versione Eleven di “Stranger Things”.

 

 

• “Titane”, ove Rhéa salva Zèus da Krónos.

Da “Christine” (S.King e J.Carpenter) a “Crash” (J.Ballard e D.Cronenberg) passando per (e tornando a) “eXistenZ” (D.Cronenberg) e “From a Buick 8” (S.King), senza dimenticare “M. Butterfly” (D.Cronenberg e D.H.Hwang), questo “Pimp My Ride!” in versione body-horror post-cyberpunk si (di)mostra come più sincero, universale e sentito rispetto a cose come “Mother!” e “the Neon Demon”.

 


“Non più contatti con questa terra immonda! lo me ne stacco alfine…” - Nanni Marinetti

* * * ¼       

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