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Trama

Quando l'ottantacinquenne André ha un ictus, la figlia Emmanuelle si precipita al suo capezzale. Malato e mezzo paralizzato nel suo letto d'ospedale, André chiede a Emmanuelle di aiutarlo a porre fine alla sua vita. Ma come si può onorare una richiesta del genere quando proviene dal proprio genitore?

Curiosità

LA PAROLA AL REGISTA

"È andato tutto bene è tratto dall'omonimo libro di Emmanuèle Bernheim. L'ho conosciuta nel 2000, tramite il mio agente di allora, Dominique Besnehard. Avevo girato i primi quindici minuti di Sotto la sabbia e le riprese erano in pausa a causa di ragioni produttive ed economiche. A nessuno piaceva la sceneggiatura o quello che avevo già girato, così Dominique mi ha suggerito di incontrare una scrittrice che non conoscevo, tale Emmanuèle Bernheim, per rimaneggiare insieme il copione. Secondo il suo intuito, saremmo andati d'accordo. E aveva ragione: sin da subito ci siamo trovati bene e col tempo siamo diventati amici. Ci piacevano gli stessi film, gli stessi attori e le loro fisicità, e ho adorato il suo modo di scrivere molto fisico, "fino all'osso" come diceva lei, che è simile al mio modo di scrivere sceneggiature.

Emmanuèle stessa mi ha mandato la bozza del suo libro e mi sono commosso molto dallo scoprire la sua esperienza personale con il padre. Ho amato il ritmo con cui ne ha scritto, il tono, l'accelerazione finale, la suspense che fa somigliare tutto a un romanzo poliziesco, e l'ambiguo e ambivalente sollievo delle due sorelle per aver compiuto la loro "missione".

Mi ha lei stessa chiesto se fossi interessato ad adattare il libro del il cinema. Ero sicuro che sarebbe stato un bel film ma attraversavo un momento della mia vita in cui non riuscivo a vedere come fare mia la sua storia. Ci sono allora fatti avanti altri registi e sono arrivate diverse offerte per i diritti del libro. Era stato scelto alla fine Alain Chavalier, che purtroppo non ha potuto portare a compimento il progetto a causa del cancro di Emmanuèle. Tuttavia, da quell'esperienza Cavalier ha tratto un bellissimo documentario, Etre vivant et le savoir.

La morte di Emmanuèle e la sua mancanza mi hanno fatto desiderare di tornare al suo fianco. Forse, a livello personale, ero finalmente pronto a tuffarmi nella sua storia. Come già mi è successo in passato, avevo solo bisogno di tempo per metabolizzare il libro, capirlo e farlo mio. E poi volevo lavorare con Sophie Marceau. In passato, ci siamo incrociati diverse volte ma mai nulla si è materializzato. Sapevo dentro di me che Everything Went Fine era il progetto giusto, arrivato al momento giusto, per entrambi. Le ho mandato il libro di Emmanuèle e lei lo ha amato: è stata la sua risposta a spingermi a lavorare alla sceneggiatura.

Come in Grazie a Dio, torno a occuparmi di un tema sociale ma con un approccio diverso. In quel film, sono partito dalle esperienze personali per espandere presto il focus delle storie e del problema, aprendo uno spinoso dibattito. Questa volta, invece, mi concentro sulla sola esperienza personale di Emmanuèle. Il film non diventa mai un dibattito sull'eutanasia: ci spinge a riflettere sui nostri sentimenti e a porci domande sulla morte ma è soprattutto un'opera che indaga il rapporto tra il padre e le figlie.

Tuttavia, nel raccontare questa storia, ho sentito un po' dello stress che Emmanuèle avrà sentito nell'affrontare una società che non ci permette di concretizzare il desiderio di morire in maniera legale e strutturata. Non penso che i figli o le persone care di chi vuol morire debbano sopportare tutto il fardello e le conseguenze di una scelta che dovrebbe essere priva della colpa che l'accompagna".

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